Controcorrentesatirica.com

menu sinistra
 
 
 
 
     
     
  Oh Palestina  
  Analisi del conflitto Mediorientale. Materiale estratto dai libri dei più grandi giornalisti  
     
 

Premessa

 
     
  Colloquio illuminante    
     
  Chi è l'antisemita?  
     
  Israele e gli omicidi extragiudiziali  
     
  Israele e il terrorismo militare: Scudi Umani  
     
  Foto che raccontano più di mille parole  
     
     
   
     
     
  Oh America  
  Analisi della politica estera occidentale. Materiale estratto dai libri dei più grandi giornalisti  
     
  Premessa  
     
  Indietro nel tempo: 1949  
     
  "Arrivo a Peshawar" di Tiziano Terzani  
     
  "Peshawar"
di Tiziano Terzani
 
     
     
   
     
     
  essere comunisti   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
     

L'ANGOLO DI SIBILLA

Buongiorno a tutti, piccola presentazione……….

Mi chiamo Sibilla perché vedo e prevedo che questo mio piccolo spazio, concessomi gentilmente da Maurizio , diventerà una stanza comoda e rilassante dove poter entrare e leggere con semplicità i grandi temi che la nostra bella Italia ogni giorno ci sforna.

OTTIMISTA VERO………………………………………………………

Cliccate qui se volete spedirmi un'e-mail con allegati gli articoli che ritenete interessanti

Saddam Hussein condannato a morte per impiccagione

domenica, 5 novembre 2006

E' evidente che la condanna per chi si è macchiato di orrendi crimini contro l'umanità deve essere “netta, severa e inflessibile", ciò premesso, da parte mia, non posso che ribadire tuttavia la contrarietà alla pena capitale in ogni circostanza.
Ma chi fornisce questi dittatori…non merita alcuna pena?

Breve cronologia dei fatti nella guerra fra Iraq ed Iran.

LA GUERRA IRAQ- IRAN

Il 16 luglio 1979 il generale Saddam Hussein assume la presidenza dell'Iraq, sempre circondato dal favore dei paesi occidentali, che provvedono soprattutto ad armarlo. Per quanto riguarda l'Italia sono degni di nota: un accordo del gennaio 1980 per la fornitura di 6 elicotteri AS/61 TS/Vip; un accordo del marzo 1980 per la fornitura di un impianto nucleare atto a riprocessare le sostanze radioattive (di fatto un aiuto alla preparazione della bomba, anche se la Farnesina si dichiara certa del suo utilizzo pacifico); la fornitura, nell'aprile 1980, di 8 elicotteri AB/212 antisommergibile; nei due mesi successivi l'impegno per la fornitura di 4 fregate classe Lupo e 6 corvette da 1000 tonnellate di stazza con nave di appoggio classe Stromboli; nel giugno 1980 il ministro delle Partecipazioni statali Gianni De Michelis negozia ulteriori invii di materiale bellico. In cambio di un aumento delle forniture di petrolio, l'Italia si impegna a garantire a Baghdad sia forniture di armi sia collaborazione nel settore nucleare. Ma probabilmente il petrolio non è l'unica ragione alla base dell'atteggiamento italiano: dietro l'impegno dell'Italia si nascondono gli Usa. Gli Stati uniti difatti puntano su Saddam come potenziale antagonista dell'Iran di Khomeini, e come potenziale alleato dell'Arabia saudita e della Giordania, ma il presidente americano Carter non tiene a figurare come diretto artefice del riarmo iracheno, nel tentativo di non pregiudicare l'appoggio della lobby ebraica alla sua rielezione. Certo è che nel conflitto che sta per opporre l'Iraq all'Iran, gli Stati uniti giocano un ruolo determinante.

13 settembre 1980
Scontri alla frontiera fra Iran e Iraq causano 200 morti.

18 settembre 1980
Si intensificano gli scontri al confine tra Iran e Iraq. L'Iraq intende conquistare territori a sinistra dello Shatt-el Arab, per il controllo degli sbocchi nel golfo Persico.

dicembre 1983
A Baghdad, Saddam Hussein incontra Donald Rumsfeld, inviato speciale in Medio oriente del presidente americano Reagan, in vista di un ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi che, interrotte nel 1967 in seguito alla guerra arabo – israeliana, riprenderanno nel 1984. Successivamente, Rumsfeld si impegnerà in ogni modo a potenziare le vendite di armi americane all'Iraq, tra cui 115 elicotteri militari.

febbraio 1985
A partire da questa data e fino al novembre 1989, come sarà accertato nel 1992 da una inchiesta del Senato americano, la American type colture colletion company – una società statunitense i cui laboratori sono adiacenti al centro militare di Fort Detrik – effettua ben 61 consegne di colture batteriologiche all'Iraq.

12 marzo 1986
A New York, gli esperti delle Nazioni unite confermano in un loro rapporto, l'uso delle armi chimiche da parte dell'Iraq contro l'Iran.

21 marzo 1986
A Washington, sulla base del rapporto redatto dagli esperti dell'Onu sull'uso di armi chimiche da parte dell'Iraq contro l'Iran, gli Stati uniti formalmente deprecano la violazione del protocollo di Ginevra del 1925 da parte irachena; ma non cessano di aiutare l'Iraq nella guerra, anche chimica, contro l'Iran.

novembre 1986
Il presidente del Parlamento iraniano Rafsanjani rivela i contatti segreti intercorsi con l'amministrazione Reagan. In Usa scoppia lo scandalo Irangate: si scopre che, nonostante l'embargo assoluto decretato dal novembre del 1979, il governo ha venduto armi anche all'Iran, per ottenere fondi neri da destinare alla guerriglia dei contras contro il legittimo governo del Nicaragua.

23-31 dicembre 1986
L'Iran scatena una controffensiva contro l'Iraq a Bassora e in altre località, ed accusa nuovamente l'Iraq di aver impiegato armi chimiche, fornite dai paesi occidentali. L'Iraq per rappresaglia continua a colpire petroliere in transito nel Golfo, e rivendica un attentato che ha distrutto una caserma nel centro di Tehran, con centinaia di vittime: secondo gli iraniani peraltro l'esplosione sarebbe stata accidentale.

24 dicembre 1986
Il settimanale "Oggi" riporta le dichiarazioni di Falco Accame sulle responsabilità del governo italiano nella produzione di armi chimiche da parte dell'Iraq: "Abbiamo anche consentito agli iracheni, attraverso la vendita di elementi per l'agricoltura come defolianti e diserbanti, di produrre armi chimiche che hanno causato migliaia di morti fra gli iraniani".

6 febbraio 1987
Il quotidiano "Il Manifesto" riporta le accuse lanciate dal settimanale britannico "Observer" e dal quotidiano francese "Liberation" alla Montedison di aver costruito in Iraq uno stabilimento per la produzione di un antiparassitario, a base di fosgene, dal quale può essere ricavato il gas nervino. La Montedison smentisce.

23 aprile 1987
Il quotidiano "La Repubblica" riporta le dichiarazioni dell'ambasciatore iraniano che accusa la Montedison di essere "stata una delle fornitrici di prodotti per la fabbricazione di armi chimiche all'Iraq".

marzo 1988
Ad Halabja (Iraq),l'esercito iracheno attua una feroce repressione interna contro la popolazione kurda del villaggio, accusata di intesa col nemico, attaccandola con armi chimiche e provocando la morte di almeno 5000 kurdi. (I kurdi, divisi e senza patria, spesso perseguitati nei paesi che si sono spartiti il loro territorio, sono frequentemente risucchiati nei conflitti tra questi stessi paesi: così, in questa guerra, i kurdi iracheni si sono in genere schierati con l'Iran e quelli iraniani con l'Iraq).

18 luglio 1988
Il governo iraniano accetta senza porre condizioni la risoluzione delle Nazioni unite per ristabilire la pace con l'Iraq, in precedenza rifiutata.

8 agosto 1988
Si conclude la guerra fra Iran e Iraq.

La guerra è finita, ma altri fatti interessanti al proposito accadono o vengono in luce in periodi successivi. Alcuni di essi riguardano anche l'Italia, per forniture illegali di armi all'Iraq e in particolare per lo scandalo Bnl/Atlanta.

4 agosto 1989
Ad Atlanta (USA), l'Fbi perquisisce la sede della Banca nazionale del lavoro e rinviene che vi è uno ‘scoperto' di 2155 milioni di dollari pagati ad industrie belliche per forniture di armi all'Iraq.

6 settembre 1989
Ad Atlanta (Usa), esplode lo scandalo che coinvolge la Banca nazionale del lavoro per i finanziamenti concessi al regime iracheno: il direttore della filiale americana, Chris Drogou, ha prestato senza adeguate garanzie 4.200 miliardi per l'acquisto di armi al regime di Saddam Hussein.

12 settembre 1989
A Baghdad, si suicida a causa dello scandalo della Banca nazionale del lavoro, l'addetto militare italiano Giuseppe Schiavo

20 febbraio 1991
A Brescia, il Tribunale condanna 7 amministratori della Valsella, riconosciuti colpevoli di traffico d'armi con l'Iraq al quale avevano venduto illegalmente mine.

14 marzo 1991
A Brescia, altri 2 dirigenti della Valsella, Cesare Somigliana e Gabriel Van Deuren, sono condannati ad 1 anno e 8 mesi di reclusione con la condizionale per la vendita illegale di armi all'Iraq.

23 febbraio 1994
In Italia, la Commissione parlamentare d'inchiesta sui finanziamenti concessi all'Iraq dalla filiale di Atlanta della Banca nazionale del lavoro approva all'unanimità la relazione conclusiva, la quale afferma che all'epoca dei finanziamenti "gli Stati uniti avevano un fortissimo interesse a contrastare l'Iran, a tal fine nulla potevano di più semplice che appoggiare il nemico immediato dell'Iran, cioè l'Iraq"; aggiunge inoltre che "alcune operazioni finanziarie condotte con l'Iraq da Bnl Atlanta erano ufficiali e perfettamente conosciute dalla direzione centrale…Ciò ha riproposto il problema della responsabilità dei massimi organi della Bnl del tempo, dottori Nesi e Pedde; problema già ampiamente dibattuto dalla Commissione della X legislatura"; e conclude: "E' ben più di una semplice ipotesi che personaggi del governo italiano e anche della Bnl fossero consapevoli di quanto stava accadendo o comunque avessero ricevuto autorevoli consigli di non guardare con troppa attenzione alle operazioni della filiale di Atlanta".

13 luglio 1998
Una sentenza della sezione lavoro della Corte di cassazione riprende la vicenda della filiale di Atlanta della Banca nazionale del lavoro e dei finanziamenti occulti all'Iraq di Saddam Hussein. Non è vero, affermano i giudici, che esisteva una contabilità occulta gestita dal direttore della filiale Chris Drogoul, ma tutti i 3600 miliardi di finanziamenti ‘illegali' all'Iraq, già allora sotto embargo dell'Onu, erano iscritti nella movimentazione documentata e contabilizzata di Atlanta; quindi sia i vertici della Bnl che importanti diramazioni della banca, in Germania, Inghilterra e Canada, erano a conoscenza dei finanziamenti all'Iraq.

17 agosto 2002
Il "New York Times" pubblica le dichiarazioni di ex ufficiali dei servizi segreti Usa, secondo i quali, nel corso della guerra tra Iraq e Iran, nel quadro di un programma segreto del Pentagono, oltre 60 ufficiali della Dia hanno fornito al comando iracheno le foto satellitari dello schieramento avversario, piani tattici per le battaglie e indicazioni degli obiettivi da colpire, anche dopo aver saputo che il comando iracheno faceva normalmente uso di armi chimiche nell'attuare i piani d'attacco elaborati dai consiglieri americani. Nonostante il fatto l'amministrazione Reagan avesse ufficialmente condannato l'uso delle armi chimiche da parte irachena, l'allora vice presidente George Bush senior e l'allora consigliere per la sicurezza nazionale Colin Powell non hanno mai ritirato il loro appoggio al programma segreto con cui il Pentagono supportava la guerra dell'Iraq.

La grande America esporta-democrazia…

27 ottobre 2006-11-05

Onu: sì al Trattato sul commercio di armi, Usa contrari

Con 139 voti favorevoli, uno contrario (quello degli Usa) e 26 astenuti (tra cui Cina e Russia) la Commissione Disarmo e Sicurezza dell'Onu si è espressa a favore per l'avvio dei lavori per un Trattato sul commercio di armi che, stabilendo standard globali omogenei, impedisca i trasferimenti di armi a Paesi che alimentano conflitti e gravi violazioni dei diritti umani e renda più rigidi gli embarghi. La risoluzione passerà entro l'anno al voto dell'Assemblea generale delle 192 nazioni dell'Onu: il provvedimento dovrebbe dare un anno di tempo al Segretario generale dell'Onu per esaminare la questione e riferire all'Assemblea sulla fattibilità e gli obiettivi di un Trattato internazionale teso a stabilire standard comuni internazionali sulle vendite di armi convenzionali.

“Questo voto così netto per sviluppare il Trattato rappresenta per i governi un'opportunità storica per affrontare gli effetti devastanti di trasferimenti di armi immorali e irresponsabili” – commentano i portavoce della Campagna Control Arms che da tre anni ha sensibilizzato l'opinione pubblica mondiale sullo “scandalo costituito da un commercio di armi privo di regole”. “Ne abbiamo fatta di strada dal lancio della campagna Control Arms: tre anni fa l'idea che l'Onu negoziasse l'adozione di un Trattato era considerata quanto meno idealistica. Ma oggi siamo la maggioranza. Questa vittoria, adesso, deve tradursi in un Trattato forte, basato sugli impegni di diritto internazionale assunti dagli Stati” – ha commentato Rebecca Peters, direttrice di Iansa, che con Oxfam e Amnesty International sono promotori della campagna Control Arms. Nei giorni precedenti al voto la campagna era riuscita ad ottenere il sostegno di oltre 100 governi: “Un numero estremamente elevato per un'iniziativa così innovativa” – commentano i promotori della Campagna.

Hanno votato a favore numerose nazioni dell'Unione Europea – Italia inclusa – ed è stato significativo anche l'appoggio di "esportatori emergenti" di armi come Brasile e Sudafrica e molte nazioni africane e asiatiche martoriate dalle guerre. Nei giorni immediatamente precedenti, in una dichiarazione diffusa dalla Fondazione Arias e dalla campagna Control Arms, 15 premi Nobel per la pace avevano sostenuto la risoluzione. Se tra le 26 nazioni che si sono astenute figurano alcune delle principali venditrici di armi (come Cina e Russia) e nuovi esportatori emergenti (come Pakistan e India), va rilevato l'unico voto contrario degli Usa, sostenuto anche dalla potente lobby armigera americana: gli Stati Uniti “preferiscono condurre i controlli sulle armi sulle basi dei trattato bilaterali e multilaterali esistenti” - riportano le agenzie.

Il voto in commissione Onu era fortemente atteso anche in Italia dai promotori nazionali della campagna Control arms – Amnesty Italia e Rete italiana disarmo – che hanno accolto con soddisfazione il voto favorevole espresso dall'Italia: “Un importante risultato conseguito anche grazie alla grande mobilitazione della società civile italiana” – sottolinea il comunicato della campagna italiana Control arms. Ma, – fanno notare i promotori – il nostro Paese è il quarto produttore e secondo esportatore mondiale di armi leggere e non esercita alcun controllo sulle intermediazioni nei trasferimenti illegali di armi. “Ora è necessario che l'Italia migliori gli strumenti legislativi e di trasparenza sul commercio delle armi, soprattutto in relazione alle armi leggere, per renderli coerenti con l'impegno preso ieri alle Nazioni Unite”. [GB]

 

 

Controcorrentesatirica.com