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"Informare sugli orrori delle guerre è una parte del cammino verso la pace".

Sibilla

CONFLITTI IN CORSO

Conflitto Israele-Palestina

Dal sito: www.peacereporter.net

PARTI IN CONFLITTO

Le guerre tra Israele e i paesi arabi confinanti iniziano nel 1948, quando nasce lo stato ebraico. I palestinesi rigettano il piano di spartizione delle nazioni Unite (due stati per due popoli) e una coalizione di stati arabi, tra i quali Iraq, Giordania, Siria ed Egitto attacca Israele che riesce a difendersi e a ricacciare indietro le truppe avversarie. I territori che per le Nazioni Unite spettano alla Palestina sono la Cisgiordania, Gerusalemme est e la Striscia di Gaza. Le prime due vengono amministrate dalla Giordania e la terza dall'Egitto. Nel 1956 Israele, sfruttando la crisi di Suez, attacca l'Egitto ma viene fermato dalla comunità internazionale. Nel 1964 nasce l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina che punta a dare una rappresentanza ai palestinesi, slegandoli dalla dipendenza dai paesi arabi. Poco dopo ne diventa capo Yasser Arafat che la guiderà fino alla morte. Nel 1967 scoppia la guerra dei Sei Giorni con la quale Israele occupa la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme est. Nel 1973 Egitto e Siria attaccano Israele; è la guerra dello Yom Kippur. Israele occupa il Sinai in Egitto e le alture del Golan in Siria. Nel 1979 l'Egitto firma un accordo di pace con Israele. Finiscono così le guerre tra Israele e gli stati arabi, da questo momento in poi allo stato ebraico si contrapporrà solo l'Olp. Nel 1982 Israele invade e occupa la parte meridionale del Libano per distruggere le basi palestinesi. Dal 1987 al 1992 i palestinesi cominciano una forma di resistenza popolare, chiamata Intifada, Nel 1993 vengono firmati gli Accordi di Oslo e sembra che il conflitto stia per finire, ma i nodi principali restano irrisolti e rimandati a un secondo turno di negoziati: la nascita di uno stato palestinese indipendente, il ritorno dei profughi palestinesi, il controllo delle scarse risorse idriche e lo status di Gerusalemme. Nel 1994 la Giordania firma un accordo di pace con Israele. Nelle zone che dovrebbero diventare il futuro stato palestinese comincia una forma di autogoverno guidata dall'Autorità Nazionale Palestinese, presidente della quale viene eletto nel 1996 Yasser Arafat. Dopo l'entusiasmo degli Accordi, la diplomazia internazionale arresta la sua pressione e israeliani e palestinesi non riescono a trovare un accordo. Israele si è ritirato dal Libano nel 2000. La tensione ricomincia a salire e, nel settembre 2000, comincia la seconda Intifada scatenata da una provocatoria passeggiata dell'allora candidato premier israeliano Ariel Sharon sulla Spianata delle Moschee. Le principali formazioni militari che combattono Israele sono: la Brigate Izz ad-Din al-Qassam (braccio armato di Hamas, vicina ai Fratelli Musulmani), la Jihad Islamica, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, le Brigate dei Martiri di al-Aqsa (braccio armato del partito Fatah). Il conflitto ha cominciato a calare d'intensità quando, l'11 novembre 2004, muore Arafat. Il governo israeliano, guidato da Ariel Sharon, e le cancellerie delle grandi potenze mondiali, si dichiarano di nuovo pronte al confronto con i palestinesi, dopo che Arafat era stato considerato negli ultimi anni un interlocutore poco credibile. A gennaio 2005 si tengono le elezioni presidenziali in Palestina e successore di Arafat viene nominato Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Il dialogo riprende, ma il governo Sharon decide unilateralmente di sgomberare la Striscia di Gaza, occupata nel 1967, ad agosto 2005. L'esercito di Tel Aviv sgombera con la forza i coloni israeliani e lascia l'amministrazione del territorio ai palestinesi. Il 25 gennaio 2006, le elezioni politiche in Palestina sanciscono la vittoria del partito armato degli islamisti di Hamas. Adesso si attende la formazione del nuovo governo palestinese, tra lo scetticismo dell'opinione pubblica internazionale. Da parte israeliana, in attesa delle prossime elezioni politiche previste per il 28 marzo, la situazione è bloccata dalla grave emorragia cerebrale che ha messo fuori gioco il premier Sharon. Il dialogo è per il momento bloccato.

VITTIME

Le guerre tra Israele e i paesi arabi confinanti, del 1948 al 1973,  hanno causato la morte di circa 100mila persone. La prima Intifada, dal 1987 al 1992, ha causato la morte di 2mila persone, in massima parte palestinesi. Dall'inizio della seconda Intifada (settembre 2000) all' 8 novembre 2006, la Seconda Intifada è costata la vita a 4435 palestinesi e 1043 israeliani. 

RISORSE CONTESE

Rispetto al conflitto generale innescato dalla rivendicazione dei Palestinesi per la nascita di un loro stato indipendente, il problema è quello sia dello Stato di Israele che dei palestinesi per il controllo dell'accesso ai fiumi e alle riserve idriche, scarse, della zona.

FORNITURA ARMAMENTI

Israele riceve armi e addestramento soprattutto dagli Stati Uniti, ma anche dalla Francia e dalla Germania, anche se riesce a produrre da solo la massima parte degli armamenti che servono alle sue forze armate. I vari gruppi palestinesi ricevono armamenti ed addestramento dall'Arabia Saudita, dall'Iran dalla Siria. 

SITUAZIONE ATTUALE

Tra Israeliani e Palestinesi, la Seconda Intifada vive un momento di stasi dopo lo sgombero dei coloni israeliani dalla Striscia di Gaza. La vittoria di Hamas alle ultime elezioni palestinesi ha creato un isolamento politico internazionale,che ha generato una forte tensione interna tra i palestinesi, con scontri quotidiani tra miliziani di Hamas e di Fatah. Israele, nelle ultime settimane, ha ripreso l'attività militare nella Striscia di Gaza.

Nell'ultima settimana:

Il 2, 6 palestinesi e 1 militare israeliano sono morti durante i violenti scontri scoppiati nelle vie di Beit Hanun, quando l'esercito israeliano ha fatto irruzione per cercare i razzi che vengono sparati contro Israele. Lo stesso giorno, 2 palestinesi sono morti a causa del raid aereo israeliano contro il campo profughi di Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza.
Il 3, 10 palestinesi sono stati uccisi durante gli scontri seguiti all'incursione dell'esercito israeliano a Beit Hanun, nella Striscia di Gaza. Lo stesso giorno, sempre a Beit Hanun, l'esercito israeliano ha aperto il fuoco contro la folla che proteggeva una moschea dove erano asserragliati miliziani palestinesi, uccidendo tre donne e 4 uomini. Ancora il 3, Un attacco aereo israeliano contro un'auto nel nord della Striscia di Gaza ha causato la morte di due militanti palestinesi.
Il 4, nei combattimenti tra esercito israeliano e miliziani palestinesi a Beit Hanun e nel campo profughi di Jabaliya, a nord di Gaza City, hanno perso la vita 7 palestinesi, tra i quali una bimba di 12 anni. Lo stesso giorno, 3 palestinesi sono stati uccisi in diversi attacchi israeliani nella striscia di Gaza.
Il 5, il bilancio dell'operazione dell'esercito israeliano chiamata ‘Nuvole d'autunno', secondo fonti mediche palestinesi, riporta che in 5 giorni di combattimenti, i palestinesi uccisi sono 47 e i feriti 250. Delle vittime, 21 erano civili: fra questi 3 donne, 3 paramedici, e 7 minorenni.
Il 6, una donna palestinese si è fatta esplodere contro i militari israeliani, uccidendo solo se stessa, a Beit Hanun. Lo stesso giorno, un caccia israeliano
ha sparato in direzione di un gruppo di miliziani, ma il missile è esploso nelle vicinanze di un minibus carico di studenti. Mahmud Sharfi, 15 anni, è rimasto
ucciso sul posto, il suo compagno Mohammed Ashur, 16 anni, è deceduto in seguito in ospedale. Fra i feriti, nove ragazzini di età compresa fra 5 e 13 anni.
Il 7, una unità dell'esercito israeliano, nella zona di Beit Lahya ha ucciso 2 miliziani della Jihad Islamica. Ancora il 7, nella zona di Shuhada, fra Beit Hanun e Jabalya, l'esercito di Tel Aviv ha ucciso 3 palestinesi.
L'8, l'esercito israeliano ha bombardato Beit Hanun, uccidendo 19 persone, fra cui 9 bambini e alcune donne, tutti civili colti nel sonno, e ferendone 40. Lo stesso giorno, un palestinese è stato ucciso da un cecchino israeliano nella zona di Jabalya. Ancora l'8, 2 palestinesi sono stati uccisi dal razzo sparato da un caccia israeliano a Gaza City.

www.rainews24.rai.it

11 ottobre 2006

"GAZA. FERITE INSPIEGABILI E NUOVE ARMI"
di Flaviano Masella e Maurizio Torrealta

L'inchiesta è nata dall'allarme lanciato a metà luglio da alcuni medici degli ospedali di Gaza che hanno trattato per la prima volta ferite inspiegabili che hanno portato all'amputazione di un arto inferiore in almeno 62 casi. I medici hanno chiesto più volte aiuto alla comunità internazionale per comprendere le cause di queste strane ferite che presentavano piccoli frammenti, spesso invisibili ai raggi x e inspiegabili recisioni provocate dal calore negli arti inferiori.

Diversi articoli sono apparsi nella stampa internazionale e nazionale.

Dopo una lunga ricerca il nucleo inchieste di Rai News 24 ha individuato la possibile causa di questi effetti: si tratterebbe di una arma nuova che viene sganciata da aerei droni, senza pilota, e viene teleguidata con precisione sull'obbiettivo fissato.

L'arma, secondo la rivista militare “Defence Tech”, viene chiamata DIME che significa “Dense Inert Metal Esplosive” si tratta di un involucro di carbonio che al momento dell'esplosione si frantuma in piccole schegge e nello stesso momento fa esplodere una carica che spara una lama di polvere di tungsteno caricata di energia che brucia e distrugge con un'angolatura molto precisa quello che incontra nell'arco di quattro metri.

Questa tecnologia si inserisce nella nuova classe di armi “a bassa letalità” che minimizzano i danni collaterali e circoscrivono in uno spazio ristretto gli effetti letali.

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