CONFLITTI IN CORSO
CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO LA STORIA ANTICA
La terra che genericamente viene chiamata Palestina, e che corrisponde più o meno agli attuali Israele e Giordania Occidentale, delimitata a Nord dal Libano e a Sud dal triangolo del Sinai, è stata oggetto di conquista da parte di molti popoli nell'arco di tutta la storia conosciuta.
GLI EBREI HANNO “dunque” DIRITTI STORICI SULLA PALESTINA?
Questa è stata , ed è, una delle armi preferite dalla propaganda ebraica per attuare la colonizzazione della Palestina. Dal punto di vista storico, gli ebrei non soltanto sono stati posteriori rispetto ad altre popolazioni palestinesi come i Cananei, i Filistei (che danno il nome alla regione) ed Edumei, ma l'hanno abitata stabilmente per pochi secoli, disperdendosi in altre regioni più di una volta. Ne è prova il fatto che, nonostante gli scavi trentennali attuati in Palestina da archeologi ebrei e nonostante il fatto che questi abbiano scavato in Gerusalemme una città sotto la città, non è venuta fuori una sola traccia che testimoniasse il loro passaggio in quell'area.
La propaganda sionista ha, da sempre, cercato di negare l'esistenza dei palestinesi, contestando addirittura che fosse mai esistita la Palestina.
Dopo essersi accorti, invece, che non soltanto la Palestina esisteva come entità, ma che essa non era una terra vuota, e dopo essersi riavuti dal trauma davanti al quale poteva infrangersi il loro sogno, i sionisti hanno dedicato le loro energie ad estirpare il sentimento nazionale dei palestinesi e le tracce della loro storia e della loro millenaria presenza in Palestina, cui faceva da contraltare una millenaria assenza dei sionisti dallo stesso territorio.
Si fecero interpreti di una ricostruzione del passato che non aveva attinenze con la realta', ingigantendo a dismisura il periodo storico (peraltro molto limitato) in cui effettivamente tribu' ebraiche abitarono la Palestina e facendo della diaspora un evento centrale nella loro storia.
Naturalmente i palestinesi erano esclusi dalla loro ricostruzione storica, essendo considerati, dalla propaganda sionista, discendenti degli arabi che conquistarono il paese nel VII secolo e quindi di molti secoli posteriori agli ebrei.
Scrive lo storico francese Maxime Rodinson: "L' ignoranza - talvolta aiutata da una propaganda in malafede- ha diffuso a questo proposito molte concezioni errate". Infatti, in realta', i palestinesi sono i discendenti originari delle popolazioni semitiche autoctone della Palestina: Edumei, Cananei, Amorrei, Filistei (che, tra l'altro, hanno dato il nome al territorio).
I palestinesi dunque sono "arabizzati" nella lingua e nella religione, e senza dubbio condividono lo stesso ceppo etnico degli arabi che conquistarono la Palestina, ma dire che essi hanno popolato il territorio a partire dal VII secolo equivale ad affermare una falsità che non ha fondamento storico, dal momento che la Palestina non e' mai stata "vuota", in nessun momento della sua storia.
Dai tempi del Califfo quindi, e fatta eccezione per brevi periodi di controllo cristiano durante le Crociate ( XII sec .), la Palestina è sempre rimasta sotto il dominio arabo, per passare a far parte dell'Impero Ottomano (Turchia) nel IXX secolo.
Dal punto di vista religioso , se puo' avere una giustificazione legale una promessa biblica, Dio ha promesso la Palestina a tutti i discendenti di Abramo, dunque anche agli ismailiti (le popolazioni non ebraiche). In senso più ampio, Dio ha promesso la terra ai monoteisti, rappresentati in quel caso dagli ebrei, poiché Dio non è razzista e non predilige un popolo sull'altro.
LA STORIA MODERNA Alla sconfitta definitiva dell'Impero Ottomano per mano delle forze alleate, che nella zona mediorientale erano state organizzate e sostenute dall'Inghilterra, nel 1918 la Palestina si ritrovò sotto il controllo militare inglese, finché nel 1920 l 'allora nascente Lega delle Nazioni (in seguito Nazioni Unite) assegnò ufficialmente all'Inghilterra il mandato per la conduzione dei "Territori della Palestina".
Fra il 1920 e il 1930 , durante il mandato britannico, decine di migliaia di ebrei emigrarono in Palestina. Le autorità censirono, nel 1922 , l '11% di popolazione ebraica su un totale di 750.000 abitanti, e ai primi fermenti di guerra, nel '37 , vi erano circa 300.000 ebrei che si erano già insediati in Palestina.
Nel 1936 si arrivò addirittura ad uno sciopero generale dei palestinesi, che protestavano per le continue azioni terroristiche [il termine è usato correttamente] da parte di gruppi sionisti armati, come l'Irgun Zvai Leumi, che agivano con il dichiarato scopo di "liberare la Palestina e la Transgiordania" (la Giordania attuale) con la forza.
Iniziano nel 1937 dieci anni cruciali, in cui vengono in luce e si cristallizzano tutti gli elementi che saranno poi alla base dei maggiori problemi odierni.
Nel Luglio del 1937 una commissione britannica, capeggiata dal Segretario di Stato delle Indie, Lord Peel, raccomandò la spartizione delle terre in due stati, uno israeliano (un terzo delle terre circa, comprensivo della Galilea e della pianura costiera) ed un arabo.
Fu sotto la guida di Begin che nel Gennaio 1944 i sionisti dichiararono ufficialmente una "rivolta" contro il governatorato inglese.
Questo portò ad una prima, storica spaccatura all'interno della leadership ebraica, che vide da una parte i membri del Yishuv, l'Agenzia Ebraica che rappresentava ufficialmente gli interessi di quel popolo nel mondo, che sosteneva una via legalistica all'acquisizione del territorio, e dall'altra appunto Irgun, che usando invece tattiche molto simili a quelle dei terroristi odierni, diede inizio ad una serie di attentati contro i centri nevralgici dell'amministrazione britannica.
Alla fine della guerra la situazione era ormai giunta al limite, con arabi contro ebrei, inglesi contro arabi, ebrei contro inglesi, ma anche ebrei contro ebrei, con gli stessi leader Yashuv che temettero per un momento una vera e propria guerra civile. L'Inghilterra si vide così costretta a rimettere la delicata questione nelle mani delle Nazioni Unite, che erano da poco nate dalle ceneri della stessa Lega delle Nazioni che le aveva assegnato il mandato venticinque anni prima.
Un Comitato Speciale delle Nazioni Unite tornò a proporre una spartizione della terra, che prevedeva la creazione contemporanea dello Stato di Israele. Il piano (nella cartina sotto a sin.), che assegnava il 57% delle terre agli ebrei (giallo) ed il 43 agli arabi (grigio), con Gerusalemme (bianco) sotto controllo internazionale, fu accettato dai primi, ma respinto dai secondi. Va notato che i palestinesi non facevano direttamente parte delle Nazioni Unite, e dovevano quindi farsi rappresentare dai delegati dei confinanti paesi arabi (arancione).
NASCE LO STATO DI ISRAELE
Il 9 Aprile 1947 le milizie di Irgun e Lehi massacrarono l'intera popolazione del villaggio di Deir Yassin. La notizia si sparse in fretta dappertutto, ed i palestinesi iniziarono a fuggire in massa verso il Libano a Nord, la Cisgiordania ad Est, e l'Egitto a Sud del paese.
Il 14 Maggio 1947 veniva proclamato a Tel Aviv il nuovo stato di Israele, mentre gli ultimi reparti di soldati inglesi lasciavano in fretta e furia il territorio. I palestinesi ricordano quella data come "al-Nakba", che significa "La Catastrofe".
Le prime operazioni sistematiche di "pulizia" - così definite da loro stessi - furono intraprese dai sionisti contro i palestinesi nel Dicembre del 1947 .
Le forze israeliane, assistite dai gruppi militanti di Irgun e Lehi, si impadronirono immediatamente del territorio a loro assegnato, appropriandosi anche di sostanziose porzioni destinate invece ai Palestinesi. In poche gli israeliani controllavano l'intera Galilea, il Negev, Gerusaslemme Ovest, e buona parte delle pianure costiere.
Il giorno seguente gli eserciti di Giordania, Siria, Egitto, Libano e Iraq attaccarono Israele, ma furono sconfitti con relativa facilità dalla superiorità militare israeliana. Si venne così ad un armistizio, i cui confini (cartina sopra a destra) ricalcavano da vicino quelli del precedente Mandato Britannico. La differenza più vistosa era costituita dalla striscia costale di Gaza, che andava agli egiziani, e la Cisgiordania (West Bank) con Gerusalemme Est, che passava sotto il diretto controllo della Giordania.
In altre parole, da un punto di vista geografico, Israele aveva sostituito in pieno gli inglesi nel controllo dell'intero territorio palestinese, fatto salvo per quelle zone - Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est - che avrebbe poi invaso in seguito.
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