
Avrei potuto in questa sezione parlarvi dei numeri del lotto??
NO...

Avrei potuto erudirvi sulla storia della nascita del primo calendario cristiano??
Per la maggior parte del mondo moderno, la storia comincia dalla nascita di Gesù e ciascun evento storico è datato dall'Anno Domini, l'"Anno di nostro Signore". Ma non è stato sempre così. I primi cristiani usavano il calendario ebraico e gli antichi storici cristiani adottarono il sistema romano di datare gli eventi con i regni degli imperatori . Successivamente, alcuni cristiani abbandonarono il sistema romano e cominciarono a datare i loro calendari dall'"Età dei Martiri", un periodo particolarmente feroce della persecuzione cristiana sotto l'Imperatore Diocleziano (284-305 d.C.). Nel VI secolo, comunque, Dionysius Exiguus ("Dionigi il Piccolo", ca. 500-550), un monaco della Scizia, decise di far iniziare il calendario cristiano da una data più propizia, la nascita di Gesù. Dando inizio alla pratica di datare il calendario dall'"Anno di nostro Signore", Dionigi il Piccolo riconobbe formalmente l'apparente assurdità che il mondo cristiano aveva già capito da lungo tempo e cioè che la storia comincia, simbolicamente, se non letteralmente, con la nascita di un contadino della Galilea...
BASTA..
Oppure raccontarvi che il regno vegetale ed animale ha una particolare preferenza per i numeri...
E' stato studiato e verificato - da Leonardo da Vinci in poi - che il regno vegetale e animale ha una particolare preferenza per determinati numeri e geometrie (in particolare per geometrie spirali).
Le piante si accrescono seguendo una particolare successione di numeri - la serie dei numeri di Fibonacci (matematico pisano del 1200) - in cui ogni numero è formato dalla somma dei due numeri che lo precedono nella serie stessa.
1, 3, 4, 7, 11, 18, 29, ...
MA NOO...
E' solo un banale espediente per farvi conoscere la rubrica di Tito Boeri, un grande economista, che usa i numeri per informare. Un modo semplice ed efficace!!
Buona lettura...
10.000.000
Secondo l'inventario forestale nazionale, la superficie forestale italiana è di dieci milioni di ettari.
Negli anni cinquanta era di cinque milioni.
In mezzo secolo, quindi, il nostro "patrimonio verde" è raddoppiato. Questo risultato è frutto non tanto dei rimboschimenti artificiali, che corrispondono a poche centinaia di migliaia di ettari, quanto dei fenomeni di progressiva colonizzazione naturale di ex coltivi, prati e pascoli da parte della vegetazione forestale.
La trasformazione non è ancora terminata: più del 70 per cento del territorio italiano è costituito da aree montane, collinari e costiere, e inoltre l'offerta di prodotti agricoli si sta concentrando progressivamente in zone a maggiore produttività. In Italia è radicata l'idea di uno stato forte posto a difesa del verde, ma in realtà l'amministrazione pubblica tende a lasciare nell'abbandono le foreste e interviene solo quando divampano gli incendi. Lo stato farebbe bene a coinvolgere di più i privati nella gestione delle risorse forestali. In questo modo favorirebbe lo sviluppo di modalità innovative nella protezione del patrimonio verde, che altrimenti è destinato all'abbandono.
In Italia il 40 per cento del patrimonio forestale è di proprietà pubblica e ci sono 70mila forestali che lavorano per lo stato. Ma non c'è nessuna forma significativa di concessione ai privati. Nel resto d'Europa, invece, la gestione delle foreste - anche quando è affidata a imprese a parziale controllo pubblico come in Austria, Germania, Irlanda e Gran Bretagna - è una fonte di entrate per lo stato. In Italia quest'ipotesi non viene minimamente presa in considerazione, (con www.lavoce.info)
60.000 Nel luglio del 2006, prima dell'indulto, la popolazione carceraria italiana era composta da 60mila detenuti. Grazie al provvedimento del governo sono state liberate circa 26mila persone. Ma nel giugno del 2007 si era già tornati alla capienza regolamentare degli istituti di pena, cioè 43mila detenuti. E tra breve, quindi, si proporrà di nuovo il problema del sovraffollamento.
Gli atti di clemenza indiscriminati non risolvono l'emergenza nelle carceri. Anche perché, dopo indulti e amnistie, è stato sempre registrato l'aumento di alcuni crimini. In seguito ai diversi atti di clemenza che si sono susseguiti negli ultimi 45 anni, infatti, sono aumentati nettamente reati come le rapine in banca (0,38 rapine in più all'anno per ogni detenuto liberato), lo spaccio di sostanze stupefacenti (0,61 all'anno per detenuto liberato), le frodi (5 all'anno per detenuto liberato), i furti di autoveicoli (5 all'anno per detenuto liberato), i borseggi (42 all'anno per detenuto liberato) e perfino gli omicidi (0,02 all'anno per detenuto liberato).
Nei mesi successivi all'ultimo indulto le rapine in banca sono addirittura aumentate del 70 per cento. Se proprio non si vogliono costruire nuove carceri, bisognerebbe almeno essere selettivi nel concedere le amnistie, tenendo conto dei fattori che aumentano la probabilità che un detenuto commetta ancora reati, come l'età, il sesso e il tipo e il numero di crimini commessi in passato. Modelli simili vengono già usati in ambito I giudiziario negli Stati Uniti e in quello tributario in Italia, (con www.lavoce.info)
270 Dal 1901 al 2002 hanno ricevuto il premio Nobel 270 ricercatori americani. Gli Stati Uniti sono primi nella classifica dei paesi che hanno ottenuto più volte il prestigioso riconoscimento nelle discipline scientifiche. Ma il dato più sorprendente è il seguente: la somma dei vincitori dei quattro paesi che seguono è di 256 ricercatori. L'Italia è all'ottavo posto con 14 ricercatori.
Molti pensano che l'eccellenza del sistema di ricerca americano sia dovuta soprattutto al generoso finanziamento dei privati. Ma non è vero: negli Stati Uniti, infatti, la maggior parte dei fondi di ricerca sono pubblici. Nel 2005 le università hanno speso per la ricerca circa 45 miliardi di dollari, e il governo federale vi ha contribuito con 29 miliardi, pari al 64 per cento del totale. I finanziamenti provenienti dai privati sono cresciuti negli ultimi vent'anni, ma coprono appena il 5 per cento delle risorse messe a disposizione. Il resto è assicurato dalle università con fondi propri e da organizzazioni non profit. Dal 2000 al 2005, invece, il governo federale ha aumentato i fondi per la ricerca del 66 per cento.
Il successo del sistema americano, quindi, deriva da una combinazione di finanziamenti pubblici e dalla particolare attenzione della classe politica, che ha capito l'importanza strategica ed economica della ricerca scientifica. Infatti istituzioni e imprese che fanno ricerca o la sovvenzionano hanno diritto a benefici fiscali generosi. Questa combinazione di fattori, premessa indispensabile per far decollare la ricerca, manca quasi del tutto in Italia, (con www.lavoce.info)
41% E' l'aliquota massima dell'imposta sul reddito in Gran Bretagna.
Il bilancio dell'era Blair è positivo soprattutto in politica interna. Il governo laburista ha ridistribuito le risorse in modo efficace: i ricchi pagano più tasse rispetto a dieci anni fa e i poveri ricevono più risorse, sia sotto forma di trasferimenti sia sotto forma di beni forniti dal settore pubblico. Altri risultati sono la riduzione dei finanziamenti a pioggia e delle imposte a famiglie e pensionati e l'introduzione di sussidi per chi ha bassi redditi da lavoro. Il rovescio della medaglia è la creazione di una selva dì moduli, formulari e procedure di vantazione che scoraggiano i potenziali beneficiari: molti restano poveri perché non chiedono quello che gli spetta. Il programma ventennale di lotta alla povertà infantile, uno dei cavalli di battaglia di Tony Blair, è a metà percorso e prosegue con buoni risultati.
Nel complesso la redìstribuzione è stata accettata dal paese: chi vive di sussidi non è più considerato un parassita come ai tempi della Thatcher. Per quanto riguarda i più ricchi, sono state ridotte o eliminate le scappatoie fiscali, l'imposta sul reddito da capitale è diminuita sostanzialmente, è stata innalzata la soglia al di sopra della quale si paga l'iva e sono stati introdotti incentivi all'investimento in capitale fisico e risorse umane. La crescita economica è stata sostenuta e stabile, senza inflazione e senza crisi. E come riporta l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico,la disuguaglianza dei redditi è contenuta ed è inferiore, per esempio, a quella italiana, (con www.iavoce.info)
16a Negli Stati Uniti ci sono sedici settori dell'economia nazionale in cui vigono delle limitazioni agli investimenti esteri. In quattro di questi settori le imprese protette effettuano attività strategiche legate alla difesa: dogane, reattori nucleari e impianti di arricchimento di combustibile nucleare, comunicazioni satellitari, garanzie sugli investimenti in determinati paesi in via di sviluppo. E tra i settori che non sono militari, alcuni interessano l'agricoltura e la pesca (attività in cui le aziende non statunitensi possono operare, ma sono escluse dagli aiuti di stato) e il trasporto aereo e marittimo a piccolo raggio, cioè quello che viene effettuato all'interno degli Stati Uniti. Nei settori restanti le restrizioni sono più deboli: quasi sempre è richiesta la semplice reciprocità degli investimenti tra paesi. Ma il fatto più rilevante è che queste restrizioni sono fissate con specifiche norme di legge: un eventuale investitore, quindi, è in grado di sapere con certezza dove è permesso investire e dove è vietato.
L'incertezza normativa, invece, è uno dei fattori che scoraggiano gli investimenti esteri in Italia. Tra il 2000 e il 2004 il nostro paese ha ricevuto il 2 per cento del totale degli investimenti diretti esteri effettuati nell'Unione europea, contro il 6 per cento di Francia e Germania, il 7 per cento della Spagna, il 9 per cento dei Paesi Bassi e il 14 per cento della Gran Breta-gna. Un altro fattore determinante è la possibilità arbitraria di interventi diretti del governo in decisioni che dovrebbero essere di esclusiva competenza delle imprese. Lo provano i casi di Telecom Italia e Intesa-SanPaolo. (con www.lavoce.info)
0,4% E' il tasso di crescita registrato dall'occupazione tra il primo trimestre del 2006 e il primo trimestre del 2007. Da sei anni eravamo abituati a un forte aumento dei posti di lavoro anche con un'economia ferma. Ora siamo tornati alla normalità. Non deve trarre in inganno la netta riduzione della disoccupazione, che si assesta sopra il 6 per cento. Anche a causa delle dimensioni dell'economia sommersa, in Italia è meglio guardare al tasso di occupazione (rapporto tra occupati e popolazione in età lavorativa) che a quello di disoccupazione. Questo indicatore è cresciuto negli ultimi anni, permettendoci di avvicinarci agli obiettivi di sviluppo fissati nel 2000 dal vertice europeo di Lisbona, tra cui un tasso di occupazione del 70 per cento entro il 2010. Nell'ultimo anno, però, siamo rimasti sotto il 58 per cento.
Oggi governo e parti sociali trattano su temi che rischiano di restare lontani anni luce dai problemi di chi offre forza lavoro e di chi crea opportunità d'impiego in Italia. Dovrebbero invece affrontare problemi come le pensioni future dei giovani e la riforma della contrattazione, il cui decentramento territoriale contribuirebbe a ridurre il crescente divario tra nord e sud del paese.
Per mantenere la flessibilità in entrata e garantire ai lavoratori più stabilità, inoltre, bisognerebbe introdurre un contratto a tempo indeterminato con tutele che crescono con la durata del rapporto di lavoro. Questo sarà uno dei primi provvedimenti del presidente francese Nicolas Sarkozy. Perché non possiamo farlo anche qui in Italia? (con www.lavoce.info)
55 Oggi nel web ci sono 55 milioni di blog.
Secondo Technorati, un motore di ricerca che monitora il mondo dei blog, ogni giorno ne vengono creati più di 75mila.
Una buona parte di queste iniziative è costituita da diari personali, destinati alla conversazione a distanza tra gruppi ristretti di amici. Tuttavia, un numero crescente di blog si propone come fonte di informazioni e opinioni.
Negli ultimi anni sono cresciuti in modo esponenziale giornali online, forum di discussione e blog. Nell'estate del 2006 un articolo di copertina dell'Economist ha previsto che l'ultimo giornale di carta sarà letto nel 2043, vittima di internet e della disaffezione dei lettori.
In effetti i giornali registrano un calo di lettori ovunque, con l'eccezione di India e Cina, mentre la crescita di internet sembra inarrestabile. I siti crescono a un tasso del 20-30 per cento all'anno.
Una delle caratteristiche principali dei blog e dei forum di discussione in rete sono i loro costi minimi o addirittura nulli: chiunque abbia un computer e una connessione a internet può creare un blog in pochi minuti. E di solito anche il prezzo pagato dai consumatori per accedere a questi siti è nullo. Questo vuoi dire che i siti nascono in un contesto fortemente competitivo, senza basarsi necessariamente su una struttura proprietaria concentrata e intrusiva. Ci può essere più democrazia su internet e più libertà d'informazione, anche se c'è meno selezione e quindi meno informazione di qualità. Probabilmente, però, il futuro è in questi siti, che sanno selezionare le informazioni davvero rilevanti e offrirne una chiave interpretativa ai lettori, (con www.lavoce.info)
7 Il governo francese è composto da sette donne su un totale dì sedici ministri. Solo altri tre paesi hanno un esecutivo con una quota rosa che sì avvicina al 50 per cento: Finlandia, Svezia e Spagna. Una recente legge del governo spagnolo impone che ogni sesso sia rappresentato almeno per il 40 per cento nelle liste elettorali e nei consigli d'amministrazione delle aziende. La normativa prevede inoltre l'obbligo di introdurre programmi di parità tra i sessi nei contratti collettivi delle imprese con più di 250 dipendenti.
Il provvedimento ha ricevuto consensi ma anche critiche. Alcuni, per esempio, sottolineano che le imprese puntano alla realizzazione di utili: le politiche che ne limitano la libertà di scelta, quindi, finiscono per danneggiare proprio le persone che dovrebbero trarre vantaggio dalle riforme. Ma recenti studi economici dimostrano che le politiche per le pari opportunità possono servire a spostare l'economia da un equilibrio basato su una bassa presenza femminile nei posti di comando a un equilibrio in cui non c'è differenza tra i due sessi.
Proprio com'è avvenuto con le politiche contro la discriminazione razziale. Se i lavoratori di colore possono ricevere un'istruzione adeguata, sanno di avere maggiori probabilità di carriera e quindi investono dì più nella propria formazione. E quando i datori di lavoro scoprono che i dipendenti di colore sono più produttivi di quanto pensassero, rivedono le loro convinzioni. Ma per essere efficaci, le politiche devono essere credibili, (con www.lavoce.info)
33% E il tasso medio di assenteismo nel parlamento italiano in questa legislatura. In altre parole, ogni due giorni di lavoro i nostri parlamentari prendono un giorno di vacanza. Consultando la banca dati dei parlamentari italiani si può notare che l'assenteismo paga. Le stime mostrano che centomila euro di reddito da attività lavorative esterne corrispondono a circa 4,5 punti percentuali in più di assenze nelle votazioni elettroniche e a circa 0,64 proposte di legge in meno (-8 per cento rispetto a una media di otto per legislatura). Sono dati non irrilevanti se si tiene conto del fatto che il reddito extraparlamentare medio ammonta a circa 61mila euro e rappresenta un terzo delle entrate totali degli eletti. Per il 16 per cento dei parlamentari i redditi guadagnati fuori dal parlamento superano i centomila euro; fuori da Montecitorio o da Palazzo Madama il 6 per cento guadagna più di duecentomila euro.
Se non fossero permessi i redditi extraparlamentari, chi ha la possibilità di guadagnare nel settore privato più di 124mila euro all'anno (vale a dire il salario parlamentare lordo al netto di rimborsi spese, assistenza sanitaria e benefit pensionistici) non avrebbe nessun incentivo economico a candidarsi e ..dovrebbe essere spinto da motivazioni ideologiche più elevate (degli altri cittadini (circostanza difficilmente verificabile). Un esempio interessante si trova negli Stati Uniti, dove i redditi esterni da lavoro non possono superare il 15 per cento dello stipendio di un executive public officer (circa 24.780 dollari nel 2006). (con www.lavoce.info) 8,7%
Secondo l'Istat, nel 2020 la percentuale di immigrati sul totale della popolazione italiana sarà dell'8,7 per cento. La previsione della Caritas è nettamente superiore: 12,2 per cento. In entrambi i casi si tratta di cifre elevate. Per questo è importante che l'Italia si doti di una buona legge per regolare i flussi migratori. Finora la politica italiana in materia di immigrazione ha favorito l'arrivo dei clandestini, producendo distorsioni che hanno ridotto il potenziale di sviluppo insito nel fenomeno immigratorio. Le linee guida della nuova legge proposta dal governo Prodi tengono conto di questi problemi e presentano delle novità importanti: innanzitutto la concessione del diritto di voto alle elezioni amministrative agli immigrati residenti in Italia da un periodo di tempo minimo, e poi l'adozione di meccanismi che permettano di incanalare i flussi migratori nella legalità.
Per rendere il programma più coerente servirebbe il varo di un sistema a punti sia all'ingresso, per selezionare gli immigrati in base alle richieste del mercato del lavoro, sia durante la permanenza, per decidere se rinnovare il permesso di soggiorno. È un metodo a cui pensano anche altri paesi europei. Infine bisognerebbe aumentare i controlli e rendere efficaci le sanzioni ai datori di lavoro che assumono clandestini. La Bossi-Fini prevedeva già interventi del genere, ma finora non ha dato risultati. Invece occorre applicare la norma, magari premiando gli immigrati che denunciano gli sfruttatori, (con www.lavoce.info) 3.000.000
Gli immigrati regolarizzati dal 2002 nei quattro paesi euromediterranei sono tre milioni. Questi paesi hanno avuto una crescita straordinaria dell'immigrazione, avvenuta, in larga parte, al di fuori dei canali ufficiali d'ingresso. Il fenomeno ha alimentato l'evasione fiscale, solo parzialmente sanata dalle numerose regolarizzazioni.
L'esperienza italiana della legge Bossi-Fini dimostra l'inefficacia delle procedure attuali, formalmente molto severe. Se gli oltre 650mila regolarizzati dalla legge e dai provvedimenti collegati potevano essere attribuiti al "lassismo" dei governi precedenti, non si può dire altrettanto per i 540mila irregolari presenti nel paese nel luglio del 2005. Su circa 120mila clandestini individuati, meno della metà sono stati espulsi dal paese. Gli altri hanno ricevuto solo un'intimazione ad andarsene, ma non l'hanno fatto e sono tuttora irregolari, in attesa di una nuova sanatoria, insieme a tutti quelli che sono sfuggiti ai controlli, (con www.lavoce.info) 56,8 E' l'età media a cui le donne italiane ricevono la prima rata della pensione. Quella degli uomini è leggermente più alta: 57,1 anni. In Europa siamo il paese in cui gli uomini vanno in pensione prima, nonostante gli italiani siano più longevi della media europea.
In Germania uomini e donne ricevono la prima rata della pensione a 64 anni. Sopra i 60 anni troviamo anche Paesi Bassi, Svezia, Spagna, Danimarca e Svizzera. Anche in Grecia si lavora più a lungo che in Italia: pensione a 58,9 anni per le donne e 59,9 anni per gli uomini. Soltanto le donne austriache si ritirano dal lavoro prima delle italiane (56,4 anni), ma non gli uomini (57,8 anni). In questo quadro appare paradossale che molti in Italia propongano l'abbassamento dell'età pensionabile. Tutte queste pensioni devono essere pagate da chi oggi lavora, (con www.lavoce.info) 80%
L'80 per cento del disavanzo dei sistema sanitario nazionale è concentrato in quattro regioni: Campania, Lazio, Sicilia e Sardegna. Il sottofinanziamento della spesa sanitaria da parte dello stato non è quindi responsabile di questi sforamenti. Il deficit dipende dall'incapacità di controllo della spesa da parte di queste regioni, attraverso cui lo stato affida la produzione e l'erogazione dei servizi sanitari alle Asl.
Ufficialmente le Asl sono aziende, ma in realtà hanno ben poche caratteristiche delle imprese private. Dato che non possono contrarre debiti, questi vengono assorbiti da) bilancio dello stato con effetti negativi sulle finanze pubbliche. Per controllare la spesa, bisognerebbe riformare la governance del sistema sanitario, partendo da una riforma delle Asl. È necessario chiarire il loro stato giuridico e responsabilizzare i loro amministratori. E pubblicare i bilanci per fendere più trasparente il sistema, (con www.lavoce.info) 36% Secondo un sondaggio della World value survey, il 36 per cento dei francesi considera l'economia di mercato, con la libera iniziativa d'impresa, il miglior sistema possibile. In Gran Bretagna la percentuale raggiunge il 66 per cento e negli Stati Uniti addirittura il 71 per cento.
L'ostilità che i cittadini francesi mostrano verso il mercato, la concorrenza e la finanza dipende dalla crisi del sistema pensionistico francese, che crea una grande incertezza nelle generazioni più giovani. I lavoratori francesi preferiscono così investire la loro ricchezza in attività a basso rischio, soprattutto nella casa. Ma una società che non sa prendere rischi è una società destinata alla stagnazione. Chi vincerà le elezioni presidenziali dovrà occuparsi di questi problemi se vuole far uscire la Francia dal declino economico in cui è precipitata, (con www.lavoce.info) 20-20-20 E' il principio in base al quale l'Unione europea si impegna unilateralmente a ridurre del 20 per cento le proprie emissioni di gas serra, a soddisfare almeno il 20 per cento del consumo di energia con fonti rinnovabili e ad aumentare del 20 percento l'efficienza energetica, il tutto entro il 2020. Con questo accordo, raggiunto a Bruxelles all'inizio di marzo, l'Europa assume il ruolo di leader nella t lotta ai cambiamenti climatici.
II fatto che la decisione di ridurre i gas serra sia stata unilaterale è un forte segnale per il resto del mondo. È un atto rivolto agli Stati Uniti, messi ancora una volta di fronte alle loro responsabilità, ma anche ai paesi in via di sviluppo, soprattutto quelli in grande crescita e quindi responsabili dell'inquinamento. L'Europa ha anche annunciato che è disposta a ridurre le emissioni del 30 per cento entro il 2020, a condizione che nei prossimi anni altri paesi assumano lo stesso impegno, (con www.lavoce.info) 16 L'Austria è il primo paese europeo a estendere il diritto di voto ai cittadini sedicenni. La decisione è stata presa per rimediare allo squilibrio demografico che, a causa dell'invecchiamento della popolazione, si registra nel peso elettorale delle diverse generazioni.
L'Italia è il paese che per primo sperimenterà il sorpasso della fascia di elettorato più anziana (65 e oltre) su quella più giovane (meno di 35). Se oggi la situazione è ancora di sostanziale equilibrio, entro il 2020 l'elettorato under 35 sarà di oltre tre milioni inferiore rispetto a quello degli over 65. E nel 2045 il peso dei primi raggiungerà appena la metà di quello dei secondi. Ma l'estensione del voto ai sedicenni può compensare solo in parte questo processo. Non potrà perciò risolvere il problema della scarsa rappresentanza dei giovani nel processo politico, (con www.lavoce.info) 25.608 I beneficiari dell'indulto sono 25.608. Nei cinque mesi successivi all'approvazione del provvedimento l'11,9 per cento ha fatto ritorno in carcere. In passato le ricerche hanno quantificato intorno al 31-32 per cento la quota dei recidivi rispetto ai beneficiari di amnistia e indulto. Gli stranieri tornati in carcere sono 833, la maggior parte per reati connessi alle norme sull'immigrazione illegale.
I numeri sembrano smentire l'allarmismo dei mezzi d'informazione. Non dovremmo preoccuparci delle conseguenze dell'indulto ma del rischio di "bancarotta" dei tribunali. Il numero dei casi penali alla procura di Torino è così alto (circa tre milioni di nuovi fascicoli ogni anno) che senza periodiche amnistie il sistema sarebbe al collasso. Avendo rinunciato a interventi strutturali, la classe politica è costretta a ricorrere a misure d'emergenza, che rinviano i problemi. La legge sull'indulto mette in evidenza la debolezza del sistema, (con www.lavoce.info) |