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A quanti di noi è capitato di alzare gli occhi al cielo e ammirare l'infinito! Il mistero ci attrae …cosa si cela oltre la realtà che possiamo vedere? Tranquilli… questa mia nuova sezione, MISTERI D'ITALIA vola più basso, mi atterrò ai casi italiani, purtroppo… reali.

 

MISTERI

Il mistero di Ustica

Ustica incomprensibile, qualcosa di terribile e inconfessabile, una storia piena di strane coincidenze, depistaggi, menzogne, un torrente « trafficato » di contraddizioni e omissioni…Ustica una strage senza colpevoli.

Perché in così tanti hanno voluto affannosamente nascondere la verità? Perché i vertici dell' aeronautica hanno omesso di informare i politici del tempo? Perché è successo?

Non si saprà mai…infatti il 10 gennaio 2007 è stato Confermato l'appello . Resta confermata la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 15 dicembre 2005 che aveva assolto con la formula "perché il fatto non sussiste" i due alti ufficiali dell'Aeronautica. A nulla è servita la richiesta della Procura generale che chiedevano di modificare la formula con la dizione "perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato" che avrebbe lasciato aperta ai familiari delle vittime la strada per la richiesta di risarcimento. Tra i familiari delle vittime, un senso profondo "di amarezza e indignazione per ciò che è accaduto in questa vicenda anomala". Così l'avvocato Alfredo Galasso, legale di alcuni parenti delle vittime di Ustica, commenta il verdetto emesso dalla Corte di Cassazione: "Lo Stato a livello di tutte le sue articolazioni consegna alla storia come mistero una delle più grandi tragedie italiane. In 27 anni non si è riusciti a raggiungere la verità". Il legale, inoltre, ribadisce di essere "convinto che si trattò di una 'pirateria' aerea. La verità del giudice Priore è la nostra verità".

STRAGE DI USTICA, 27 ANNI DI MISTERI

ROMA - Alle ore 20,59 minuti e 45 secondi del 27 giugno 1980 si compie una tragedia che a 27 anni di distanza, resta senza colpevoli: Sul punto di coordinate 39°43'N e 12°55'E scompare dallo schermo radar un velivolo civile, è il DC-9 I-Tigi della società Itavia, in volo da Bologna a Palermo, con a bordo 81 persone, 78 passeggeri, di cui 13 bambini, e tre uomini di equipaggio. Il velivolo si è inabissato al largo di Ustica. Il DC-9 volava con la sigla IH-870 ed imboccò l'aerovia Ambra 13, dopo aver sorvolato l'isola di Ponza.

Da lì avrebbe proseguito fino a Palermo. L'ultimo contatto radio con il centro di Roma Fiumicino risultava positivo: il co-pilota Enzo Fontana confermò che nessun ritardo era previsto per l'atterraggio a Punta Raisi. Alle 20.59 e 45 secondi i radar registrarono l'ultima battuta dal trasponditore del DC-9. Poi calò il silenzio, tutte le comunicazioni si interruppero all'improvviso e il volo Itavia 870 scomparve dagli schermi. Quattro minuti più tardi a Fiumicino il controllore di volo Corvari cercò di rimettersi in contatto con il DC-9, ma senza risultato. Nemmeno un velivolo dell'Air Malta che volava in quel momento sulla stessa aerovia, a 83 miglia di distanza, riuscì a contattare il Capitano Domenico Gatti ed il suo equipaggio. A quel punto l'aereo era già precipitato.

Ci fu quasi subito un febbrile scambio di comunicazioni, come si è potuto ricostruire più tardi, tra i centri radar dell'Aeronautica e tra questi e il Comando della regione aerea di Martina Franca, in Puglia. In sede processuale emerse poi che alcuni nastri delle postazioni radar militari che coprivano l'area furono cancellati, i registri delle presenze alterati, la registrazione fonica effettuata a Licola fu fatta sparire e Martina Franca affermò di non aver mai ottenuto la trasmissione di quei dati che, secondo una prassi usuale, vengono inviati dagli altri centri sotto il suo controllo.

I soccorsi furono effettivamente allertati una decina di ore dopo il disastro: quello che si potè ritrovare del DC-9 furono soltanto frammenti e numerosi corpi che galleggiavano a pelo d'acqua, orribilmente mutilati. La gran parte del velivolo era già affondata. Per circa due anni il disastro venne attribuito ad un cedimento strutturale dell'aereo, poi si parlò di una bomba a bordo, quindi di una battaglia aerea tra velivoli Usa e Libici, e ancora di un'esercitazione Nato finita male per il mancato rispetto delle regole. Un quarto di secolo di indagini e processi, fra depistaggi e omissioni, non hanno portato ad attribuire la responsabilità di quanto avvenne quella sera.

Nel 1999 il Giudice Rosario Priore scriveva che «l'incidente al DC-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Il DC-9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto».

Di aver contribuito a questa mancata chiarezza sono stati accusati esponenti dell'Aeronautica Militare Italiana, che avrebbero taciuto informazioni in loro possesso o ne avrebbero fornite di fuorvianti alle autorità. E proprio su questo versante si è dipanata la vicenda processuale innescata dalla strage di Ustica, conclusasi con la sentenza della Corte di Assise che il 30 aprile del 2004 assolveva due di quattro alti gradi dell'Aeronautica in servizio all'epoca dei fatti e rinviati a giudizio nel 1999, per altri due il reato di alto tradimento è prescritto. La vicenda di Ustica, in questi 27 anni ha prodotto indagini giornalistiche, un film, un'opera teatrali e tanti libri.

Ultimo in ordine di tempo è l'appena stampato «IH 870 Il volo spezzato», ovvero «La strage di Ustica: le storie, i misteri, i depistaggi, il processo», firmato da Erminio Amelio, fratello del regista Gianni Amelio, magistrato, attualmente nel pool antiterrorismo della Procura della repubblica di Roma, che ha sostenuto la pubblica accusa nel procedimento sulla strage. Coautore del libro è Alessandro Benedetti, avvocato penalista, che ha rappresentato la parte civile nel processo per la strage. Amelio e Bendetti, nel libro, forniscono una documentata ricostruzione, sulla base degli atti processuali, di quanto avvenne quella sera nel cielo di Ustica.

Amelio ha annunciato il suo impegno per la realizzazione di un museo all'aperto che ospiti i resti del DC- 9, a suo tempo recuperati nel corso di una lunga campagna di ricerca sottomarina e conservati da anni La città che potrebbe accoglierli è Bologna. A tenere viva l'attenzione in questi anni sulla tragedia di Ustica, e sui suoi misteri, hanno fortemente contribuito il film «Il muro di gomma», diretto da Marco Risi nel 1990, e un'opera teatrale, «I Tigi - Racconto per Ustica» scritto, insieme a Daniele Del Giudice, Da Marco Paolini, che è stato anche trasmesso da Rai due nel luglio del 2000.

Sibilla

 

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