MISTERI
Il mistero della formazione dei "Camini delle fate" in Turchia.
CAPPADOCIA
Nel fondovalle a ovest di Ürgüp ne sorgono a centinaia. Sono alte, esili piramidi scolpite nella roccia. Diverse porticine e finestre si aprono su più livelli. Come aperte da una mano fatata. Sono i cosiddetti "Camini delle fate".
Quando il sacerdote francese Guillaume de Jerphanion li osservò per la prima volta nel 1907 rimane estasiato. Come potevano gli uomini aver scolpito tali strutture, un così fantastico schieramento di abitazioni? In realtà questa strana città è stata scavata dalle forze della natura, in seguito alle eruzioni di due vulcani, lo Hasan Dagi e l'Ercyas Dagi, circa 8 milioni di anni fa.
Ceneri e lapilli ricoprirono allora tutto il paesaggio, formando ampie distese orizzontali di tufo chiaro. Le colate di lava sigillarono il tutto, fino a formare un solido substrato di basalto scuro. Un paesaggio lunare.
Quando, alcune migliaia di anni dopo, il clima mutò e si fece più freddo e umido, violenti acquazzoni e piogge torrenziali spazzarono la zona, dando vita a corsi d'acqua veloci e potenti. Questi fiumi erosero il tenero tufo e originarono un fitto reticolo di valli incassate e ripidi versanti.
I processi erosivi continuarono a modellare il paesaggio, ampliando le gole e creando nuovi intrichi di creste e valli. Tutto venne eroso e asportato; o quasi. Alcune porzioni del rilievo, ancora protette dal duro strato basaltico che le proteggeva, hanno resistito all'azione dei processi erosivi.
Ed è così che oggi, in queste straordinarie valli turche, si possono osservare centinaia di pinnacoli, alti fino a 30 metri , con un buffo tetto nero e piatto sulla sommità. Numerosi colori decorano i versanti, rosso, giallo o bianco, legati alle diverse impurità (principalmente ossidi di ferro) presenti nei livelli di tufo.
 Ma non finisce qui. Il panorama incantevole dei "Camini delle fate" non è la sola attrazione della Cappadocia.
Perché i contadini prima, monaci ed eremiti poi, adattarono questo surreale paesaggio per le loro esigenze di vita e scolpirono nella roccia vulcanica abitazioni e chiese.
 All'interno delle formazioni laviche coniche delle valli di Goreme, di Zelve, di Soganli, si celano chiese rupestri e cappelle decorate con suggestivi affreschi di epoca bizantina. Si dice che le chiese siano circa tremila. Tra quelle più famose, la chiesa del Serpente, quella di Santa Barbara, le chiese di Carikli, Elmali e Yianli, la chiesa della Fibbia e quella di Tokali, la chiesa di Cavusin e quella di San Teodoro. Ma c'è di più, Qui, per secoli e secoli, le popolazioni locali crearono i loro rifugi sotto il livello del suolo. Per sfuggire alle persecuzioni e ai saccheggi gli abitanti scavarono sottoterra intere città, dotate di pozzi di aerazione e articolate in zone dormitorio, refettori, depositi di grano, magazzini, stalle, cucine comuni e luoghi di incontro. Per chi non soffre di claustrofobia, Kaymakli, Mazi, Derinkuyu e Ozkonak sono un buon motivo per una visita.

Queste città sotterranee di furono tutte utilizzate dai cristiani nel VII sec. per sfuggire dalle persecuzioni. Oggi esse sono ben illuminate e costituiscono la parte essenziale e più affascinante di una gita in Cappadocia.
Da non perdere il Museo all'aria aperta di Göreme, un complesso monastico di chiese e cappelle rupestri tappezzate di affreschi, è uno dei siti più famosi della Turchia. La maggior parte delle cappelle sono datate dal X al XIII secolo, periodo bizantino e selgiuchide, e sono costruite su un piano a forma di croce, la cui cupola centrale è corretta da quattro colonne. Nelle navate laterali di molte chiese ci sono delle tombe rupestri. Tra le chiese più famose di Goreme, citiamo la Chiesa di Elmali, la più recente e la più piccola del gruppo, la Chiesa Yilanli (Chiesa coi serpenti) con affascinanti affreschi dei dannati tra le spire di serpenti, la Chiesa di Santa Barbara e la Chiesa di Carikli. A breve distanza da questo gruppo centrale abbiamo la Chiesa di Tokali, o Chiesa della Fibbia, con bellissimi affreschi di scene tratte dal Nuovo Testamento.

Oggi si possono visitare alcune di queste abitazioni, talora ancora abitate dai turchi perché confortevoli e adatte ai climi locali: in effetti queste case sono calde e prive di correnti d'aria nei periodi invernali, e fresche nelle lunghe giornate estive.
Sibilla |