MISTERI D'ITALIA
Nel mese di giugno abbiamo visitato San Leo:

12 giugno 2006 San Leo San Leo è nota per la sua straordinaria posizione naturale, posta com'è su uno sperone roccioso a circa seicentotrentanove metri d'altitudine, un enorme masso aguzzo con un perimetro di circa tre chilometri, cinto da rupi strapiombanti, e collocato lungo la vasta pianura lambita dal fiume Marecchia, quasi in prossimità del confine che divide idealmente l'Emilia Romagna dalle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino. Nel 1631 perse la sua funzione militare e fu donata dalla contea del Montefeltro allo Stato Pontificio.
Fu trasformata in un carcere e nelle sue anguste celle, ricavate dagli originari alloggi militari, furono imprigionati liberi pensatori quali il patriota Felice Orsini e l'ancor più celebre Giuseppe Balsamo, noto anche con l'appellativo di Conte di Cagliostro.
Ma chi era Cagliostro? Un personaggio scomodo per l'Inquisizione…ma un personaggio affascinante per me.
Conte di Cagliostro
 Cultore e divulgatore delle scienze esoteriche e dell'arte della guarigione, in contrasto con l'ordine medico e quello religioso del suo tempo, prima di essere condannato dall'Inquisizione ha avuto una vita intensa al servizio dei deboli più che dei potenti.
La figura di Cagliostro (1743-1795) resta una delle più controversie, delle più discusse e forse meno conosciute della storia. A giudicare dal tenore della sua arringa, durante il processo che lo condannava a morte, il vero conte di Cagliostro - astutamente identificato dalla Inquisizione con il piccolo truffatore e imbroglione palermitano Giuseppe Balsamo - rimane una delle personalità, per certi aspetti, più affascinanti e misteriose degli ultimi secoli. Pur costretto a subire ripetutamente nel corso della propria esistenza, le accuse più infamanti, non riesce a essere antipatico e la sua condanna morale, oltre che materiale, continua a suscitare una grandissima perplessità.
Fondatore del rito massonico egiziano chiamato" La saggezza trionfante" che intendeva conferire, nell'ambito della tradizione massonica, una vera e propria coscienza spirituale costruita sulla pura ricerca esoterica, si prodigò, durante tutta la sua vita, peregrinando in lungo e in largo attraverso l'Europa, per i malati che guariva miracolosamente e gratuitamente, grazie alle sue doti di grande alchimista, veggente, guaritore e - antelitteram.- psicologo. Profetizzò la rivoluzione francese e la presa della Bastiglia, come l'avvento del grande condottiero Napoleone.
Uomo, maestro del suo tempo, ma anche al di fuori del tempo, Cagliostro si rivela una persona misericordiosa e compassionevole che combatte sempre l'ignoranza schierandosi con i più deboli, teso sempre a rendere giustizia agli altri uomini.
Il dubbio principale dinanzi al quale ci si pone nell'ambito del grande equivoco storico sulla sua reale identità, nasce dal fatto che l'Inquisizione aveva già tutti i mezzi a propria disposizione per sbarazzarsi dello scomodo conte Cagliostro, accusato di reati quali eresia e appartenenza alla massoneria, passibili di condanna al rogo. Una simile condanna, tuttavia, avrebbe fatto del conte, molto amato dalle folle, un gran martire di un'idea e di una istituzione quale era all'epoca la Massoneria che l'Inquisizione stava combattendo. Invece il confondere le acque e far passare il piccolo truffatore palermitano Giuseppe Balsamo per il vero conte di Cagliostro, oltre a ulteriormente legittimare la condanna, avrebbe consentito di gettare discredito sulla massoneria.
Di fatto, nessuno ha mai portato una benché minima prova in relazione a questa identità tra i due personaggi e, a rigor di legge, sino a quando non sarà provato il contrario, la verità sarà dalla parte di Cagliostro che continuò a ripetere fino all'ultimo "Io non sono Giuseppe Balsamo".
Murato vivo nella rocca di San Leo, a seguito della condanna a morte commutata in carcere perenne a vita, ha lasciato anche in questa circostanza tanto mistero dietro a se in quanto il suo cadavere non è mai stato trovato.

Cella di Cagliostro Dall'atto di morte, dell'agosto del 1795, conservato in originale nell'archivio della Parrocchia, è indicato con precisione il luogo della sua sepoltura:
“ A lui quale eretico, scomunicato, impertinente si nega la sepoltura ecclesiastica. Il cadavere viene tumulato sull'estremo ciglio del monte della parte che volge ad occidente, a mezza strada circa fra i due edifici destinati alle sentinelle, quelli che il popolo chiamava il palazzotto e il casino, in un terreno di proprietà della Camera Apostolica, il giorno 28 del mese suddetto, alle ore ventitré. Luigi Marini, arciprete.
Ma oggi invano si cercherebbe la sua tomba, non perché le sue ossa si siano volatilizzate, o perché come qualcuno sostiene il Conte non sia mai morto, in quanto avrebbe posseduto l'elisir dell'eterna giovinezza. M a perché quel luogo oggi è ricoperto da una fitta boscaglia.
Ma ci sono altre congetture riguardante le sue ossa…il racconto del leontino Marco Perazzoni , che all'epoca aveva 9 anni , scritto dal Maestro Corrado Borgianelli nel giornale “La vita” il trenta luglio 1909 e il racconto di Ginevra, nota vecchietta anticlericale. Ma resta ancora un MISTERO.
"Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo: al di fuori del tempo e dello spazio,il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza... io non sono nato dalla carne, né dalla volontà dell'uomo, sono nato dallo spirito... il mio nome, che è mio, quello che scelsi per apparire in mezzo a voi, è quello che reclamo: quelli che mi sono stati dati alla mia nascita o durante la mia giovinezza, quelli per i quali fui conosciuto, sono di altri tempi e luoghi: li ho lasciati come avrò lasciato, domani, dei vestiti passati di moda e ormai inutili... io parlo e le vostre anime attente ne riconosceranno le antiche parole: una voce che è in voi e che taceva da tempo, risponde alla chiamata della mia". (estratto dalla: Memoria per il conte Cagliostro, accusato, contro il Procuratore generale ).
Arrivederci a tutti.

Sibilla
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