Controcorrentesatirica.com

menu sinistra
 
 
 
 
     
     
  Oh Palestina  
  Analisi del conflitto Mediorientale. Materiale estratto dai libri dei più grandi giornalisti  
     
 

Premessa

 
     
  Colloquio illuminante    
     
  Chi è l'antisemita?  
     
  Israele e gli omicidi extragiudiziali  
     
  Israele e il terrorismo militare: Scudi Umani  
     
  Foto che raccontano più di mille parole  
     
     
   
     
     
  Oh America  
  Analisi della politica estera occidentale. Materiale estratto dai libri dei più grandi giornalisti  
     
  Premessa  
     
  Indietro nel tempo: 1949  
     
  "Arrivo a Peshawar" di Tiziano Terzani  
     
  "Peshawar"
di Tiziano Terzani
 
     
     
   
     
     
  essere comunisti   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
     

A quanti di noi è capitato di alzare gli occhi al cielo e ammirare l'infinito! Il mistero ci attrae …cosa si cela oltre la realtà che possiamo vedere? Tranquilli… questa mia nuova sezione, MISTERI D'ITALIA vola più basso, mi atterrò ai casi italiani, purtroppo… reali.

 

MISTERI D'ITALIA

10 GIUGNO 2004

Una nave rosso veleno

Un cargo arenato su una spiaggia calabrese. Un via vai di faccendieri e 007. Un'inchiesta archiviata e poi riaperta. Una storia inquietante

di Riccardo Bocca

LE PAROLE DI IVANO TORE, comandante del nucleo operativo dei Carabinieri di Reggio Calabria, sono nette e gravi: «È emerso uno scenario alquanto inquietante nel quale si muovono soggetti senza scrupoli, a costo di attentare all'incolumità della popolazione mondiale...», scrive in un'informativa al sostituto procuratore di Reggio, Francesco Neri. «La documentazione sequestrata supera anche l'umana immaginazione, facendo ipotizzare nel contempo che la stessa sicurezza dello Stato italiano possa essere messa in pericolo».

È il 25 maggio del 1995, e in Calabria è in corso da circa un anno un'indagine delicata quanto travagliata. Un lavoro investigativo con al centro l'affondamento di una serie di navi avvenuto nei mari Tirreno e Jonio, ma che al suo interno racchiude molteplici altre ragioni di allarme. Il sospetto degli inquirenti è che a bordo di queste navi ci fossero rifiuti tossici e radioattivi, e che attorno a questa vicenda, legata a nazioni europee e non, si sia mossa un'impressionante rete di faccendieri, trafficanti d'armi, agenti dei servizi segreti, uomini di governo e mafiosi. Tutti connessi da affari che in alcuni passaggi s'incrociano con la Somalia e gli eventi che il 20 marzo 1994 sono costati la vita alla giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e all'operatore Miran Hrovatin.

A questo intreccio si riferivano i Carabinieri nelle note per la Procura. E su questo è stata svolta dagli uomini di Reggio Calabria un'indagine durata sei anni, costellata da minacce e pressioni, alle quali si è aggiunta il 12 dicembre 1995 la morte sospetta di Natale De Grazia, capitano di corvetta e consulente chiave dei magistrati. Poi, malgrado le molte certezze acquisite, l'intera questione è stata archiviata dal giudice delle indagini preliminari, e a quel punto le decine di migliaia di pagine sono passate per un errore burocratico alla Procura di La-mezia Terme, presso la quale sono rimaste circa tre anni. Ora la partita è nelle mani della Procura di Paola, dove una serie di nuovi e clamorosi indizi ha convinto il procuratore capo, Luciano d'Emma-nuele, ad aprire l'ennesimo fascicolo, incentrato per competenza territoriale soprattutto su un caso: quello della motonave Rosso della compagnia Ignazio Messina, arenatasi dopo un principio di affondamento il 14 dicembre 1990 sulla spiaggia di Formiciche nel comune di Amantea, in provincia di Cosenza. Da qui sono partiti il sostituto procuratore Francesco Greco e la sua squadra per dimostrare il dolo nel tentativo di affondamento e l'occultamento dei rifiuti tossici o radioattivi, reato che in caso di fallimento rischia di cadere in prescrizione. E sempre da qui, dalla storia della motonave Rosso e dal cumulo di incongruenze che la contraddistingue, è partito anche L'espresso, ricostruendo con documenti e testimonianze esclusive una delle storie più sporche degli ultimi decenni.

Tutto incomincia alle ore 7.55 del 14 dicembre 1990, quando il comandante Luigi Giovanni Pestarino della motonave Rosso lancia il suo may-day. In quel momento la nave si trova al largo della costa di Falerna, località a 15 chilometri da Amantea in provincia di Catanzaro. Alle spalle ha un viaggio nel Mediterraneo: è salpata dal porto di La Spezia il 4 dicembre facendo prima scalo a Napoli e poi a Malta, da dove è ripartita il giorno 13. «Verso le 7 del mattino», racconta Pestarino durante un interrogatorio, «sento un colpo proveniente dallo scafo sul lato sinistro, mi precipito sul ponte, ho mandato subito il marinaio a controllare la stiva e il garage e successivamente ho inviato anche il primo ufficiale di coperta ». In quel momento, dice il comandante, è scattato l'allarme per la presenza di acqua nella nave, e «il primo ufficiale ed il marinaio, tornati sul ponte mi informano di aver riscontrato l'acqua in stiva, presumibilmente dovuta a una falla, ma non visiva». La nave intanto continua a galleggiare ma sbanda, prima poco e poi sempre di più, finché il timone non risponde e a motori fermi non resta che attendere i soccorsi, sparando segnali luminosi e tenendosi in contatto con la Capitaneria.

Alle 10 e un quarto, il capitano e gli altri 15 membri dell'equipaggio (più Domenico De Gioia, uomo delle Messina, presente ma non registrate a bordo) vengono recuperati da due elicotteri che li portano all'aeroporto di Lamezia Terme, da dove vengono trasferiti all'ospedale civile. Nel frattempo anche la nave si è mossa. Invece di affondare, come tutti pensavano, ha proseguito la sua incerta navigazione fino ad arenarsi sulla spiaggia di Formiciche. E qui si trova subito al centro di movimenti e decisioni singolari. Fatti di cui parleremo più avanti, perché prima vanno sottolineati due elementi cruciali. Il primo, scrive la guardia di Finanza, è che nel 1997 il comandante Pestarino ha di nuovo sostenuto che «una falla era effettivamente presente in un locale della nave». E il secondo, si legge nel documento, che questo particolare (determinante, in quanto indizio di un naufragio involontario) viene smentito da Nunziante Cannavale, titolare della ditta che si occupò della demolizione della Rosso, il quale ha dichiarato: «Non siamo stati in grado di stabilire da dove poteva entrare l'acqua, e questa domanda ce la siamo posta anche più volte senza riuscire a darci una risposta». Una versione in sintonia con quella del sommozzatore incaricato dal Registro Navale Italiano di fare un'ispezione alla Rosso, il quale nega qualsiasi falla. E la riprova viene oggi da una videocassetta amatoriale, realizzata a Formiciche nei giorni dopo lo spiaggiamento e acquisita agli atti dalla Procura di Paola. Il filmato, visionato da L'espresso, mostra che le fiancate della motonave al momento dello spiaggiamento erano integre, e che quindi la falla ipotizzata non c'era.

È con tali prove che oggi si ritiene possibile sostenere l'accusa di affondarnento doloso. E proprio in questo senso è importante la dichiarazione della Guardia di Finanza, secondo cui “in considerazione della totale assenza di falle o vie d'acqua, l'unica spiegazione plausibile per l'ingresso di acqua all'interno della nave è l'accidentale o dolosa apertura della tubatura antincendio che corre lungo tutta la lunghezza della nave». Da parte di chi? E perché? Non ci sono certezze. Di sicuro c'è solo che alle 2 del pomeriggio del 14 dicembre 1990 la Rosso si arena a Formiciche, sollevando grande curiosità tra gli abitanti della zona. Una curiosità mista a preoccupazione, perché i precedenti della Rosso, quando ancora si chiamava Jolly Rosso, erano celebri e cupi. Nel 1988 la motonave era stata noleggiata dal nostro governo per andare a recuperare in Libano 9 mila 532 fusti di rifiuti tossici nocivi, esportati illegalmente da aziende italiane, e tornando in patria si era conquistata il nomignolo di "nave dei veleni", restando poi in disarmo nel porto di La Spezia dal 18 gennaio dell'89 al 7 dicembre del '90. Il timore istintivo era dunque che anche stavolta il carico della nave potesse essere pericoloso, e che inquinasse la costa.

Un'ipotesi allora non supportata da prove, ma che oggi gli inquirenti considerano plausibile.

 

 

 

 

Controcorrentesatirica.com