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A quanti di noi è capitato di alzare gli occhi al cielo e ammirare l'infinito! Il mistero ci attrae …cosa si cela oltre la realtà che possiamo vedere? Tranquilli… questa mia nuova sezione, MISTERI D'ITALIA vola più basso, mi atterrò ai casi italiani, purtroppo… reali.

 

MISTERI D'ITALIA

Il mistero del campanile che non c'è.

Duomo di Milano

Anche il Duomo, la chiesa delle chiese milanesi, avrebbe potuto avere la sua bella torre campanaria. L'idea è antica: il primo abbozzo risale addirittura alla fine del Cinquecento. Ma solo in piena epoca fascista si arrivò alla decisione effettiva di erigerla. Salvo poi causa contingenze belliche lasciar cadere il tutto nel vuoto.

L'intuizione primigenia di un campanile appartiene all'architetto prediletto dell'arcivescovo Carlo Borromeo. La proposta dell'architetto Pellegrino Pellegrini prevedeva campanili binati a ornamento della facciata. Ma la Veneranda Fabbrica del Duomo non ebbe esitazione alcuna nel pronunciarsi sulla sorte di questa idea, ritenuta evidentemente balzana e incoerente con la struttura del Duomo, al punto da essere archiviata senza tante cerimonie.

Poco tempo dopo un altro architetto provò a battere, ma senza maggiore fortuna, la stessa strada: a firmare questo secondo progetto fu Carlo Buzzi. L'intuizione del Buzzi, come possiamo osservare ancora oggi in una stampa settecentesca, prevedeva, in modo simile all'idea già avanzata dal Pellegrini, una facciata affiancata da due torri, relativamente sottili e tali da eguagliare in altezza la sommità dell'aurea Madonnina. Ma anche il progetto del Buzzi patì la medesima sorte del suo predecessore e fu ingloriosamente archiviato.

L'idea che il Duomo avesse dei campanili non incontrava il favore degli "addetti ai lavori". Alla fine dell'Ottocento si arrivò all'approvazione dei progetti per la facciata del Duomo. Ma i progetti vittoriosi, in puro stile neogotico, firmati da Luca Beltrami e Giuseppe Brentano, non prevedevano alcun campanile (1888).

Insomma, questo campanile non "s'ha da fare". O almeno questa è l'impressione che si ricava dalla serie di rifiuti che la Fabbrica del Duomo ha pervicacemente opposto per secoli a qualsiasi progetto prevedesse una torre campanaria.

Ciononostante, l'idea di dotare il Duomo di un campanile non tramontò definitivamente. Tornò anzi a riproporsi nel pieno del ventennio fascista per volontà dello stesso duce, Benito Mussolini. Era l'anno 1938. La guerra non era ancora scoppiata. E Milano, che di lì a qualche anno sarebbe stata sventrata da pesanti bombardamenti, era interessata dai megalomani ed eccentrici piani di rinnovamento partoriti dall'architettura fascista. Che andò a toccare persino i sacri marmi del Duomo. Il 20 ottobre di quell'anno il «Corriere della Sera» titolò in cronaca: «II Duomo avrà il campanile più alto del mondo. L'ordine del Duce: le campane a posto nel 1942». Era un titolo su tre colonne. E tutte meritate. L'avvenimento era tale da accendere l'entusiasmo dei Milanesi, per i quali questo campanile del Duomo era rimasto come una sorta di mito, di favola.

Il giorno prima, a Palazzo Venezia, a Roma, Mussolini aveva incontrato il podestà di Milano e lo scultore Vico Viganò arrivando infine alla decisione: il Duomo di Milano avrebbe avuto il suo campanile. Dopo un'attesa durata circa trecento anni: tanti ne erano passati da che Carlo Buzzi e Pellegrini avevano presentato i loro progetti alla Veneranda Fabbrica del Duomo.

Il progetto era pronto da una decina d'anni: giaceva nelle tasche dello scultori dal 1927. E da subito la sua idea aveva riscosso un buon successo di pubblico. Ma la gente comune come poteva conoscerlo?

Viganò fu un abile promotore di se stesso: distribuì nelle parrocchie milanesi cartoline che rappresentavano la nuova sistemazione della piazza, così come lui l'aveva immaginata. Non mancarono tuttavia pareri meno clementi: gli irriducibili che ritenevano il Duomo un'opera d'arte perfetta così com'era soprannominarono il campanile del Viganò "matita in piedi".

Viganò pensò a una torre a base quadrata, con ogni lato lungo venti metri. Nella mente dello scultore avrebbe dovuto trattarsi di una torre monumentale, e con i suoi 164 metri di altezza avrebbe superato persino la sommità della Ma donnina. Lo scultore pensò anche a un nome per designare la sua creatura in marmi Candoglia: "Torre delle Memorie delle Vittorie delle Glorie", a rafforzare la retorica demagogica in stile Ventennio con cui si voleva impregnare persino il simbolo stesso di Milano.

A decidere sulle sorti della torre campanaria però, questa volta, non fu la Fabbrica del Duomo, bensì la storia. Che di lì a poco travolse rovinosamente quel progetto, insieme ai destini di Milano e dei suoi abitanti. Del campanile non se ne fece nulla, perché tutto il materiale destinato alla sua realizzazione diventò prezioso alimento per l'industria bellica. Dinanzi all'emergenza mondiale, quindi, il campanile poteva anche aspettare. In fondo il Duomo lo aveva atteso per tre secoli: avrebbe ben potuto pazientare ancora un po'.

Si trattava tuttavia di una previsione troppo ottimistica. Tanto che il Duomo a distanza di quasi, ormai, settant'anni è ancora lì che aspetta.

Tratto da: Il grande libro dei Misteri di milano. Accorsi-Ferro 2006

Sibilla

 

 

 

 

 

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