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Naji Al Ali

 

"Se volete capire cosa pensano i ragazzini arabi - ha scritto, tempo fa, il New York Times - leggete Handala ed i fumetti di Al Ali". Handala (o Hanthala) è un bimbo che un giorno ha deciso di girarsi di spalle, di non voltarsi più. È il personaggio, il più famoso, di un fumetto creato dal vignettista palestinese Naji Alali, ucciso in esilio (a Londra) da un killer, il 30 Agosto nel 1987.

Al Ali era solito dire: "ho creato questo personaggio per rappresentare la mia infanzia perduta". Ma da semplice fumetto, ben presto, si è trasformato in icona di tutti i bambini Palestinesi. All'inizio, quando fece la sua comparsa, aveva un ruolo molto attivo nelle vignette. Poi, dopo la guerra d'ottobre, improvvisamente, si è girato. Da quel momento, il bimbo che non calza scarpe, vestito di stracci, è diventato un muto osservatore delle scene disegnate, ha incrociato le braccia, ha nascosto il viso innocente. Nato come coscienza del suo autore, progressivamente si è trasformato in icona del popolo palestinese, anima di tutti i poveri e oppressi. La sua è divenuta una presenza muta ma ostinata.

Naji Alali

Naji Al Ali, nato nel 1937 ad Al Shajarah, un villaggio vicino a Nazareth (in Galilea), a soli dieci anni dovette rifugiarsi in Libano (in un campo profughi vicino Sidone), dove ebbe modo di visitare le carceri locali e dove cominciò a disegnare:
"Ho cominciato ad usare il disegno come forma di espressione politica mentre mi trovavo nelle prigioni libanesi. Sono stato incarcerato dal Deuxième Bureau (il servizio di intelligence libanese) come conseguenza delle misure che il Bureau stava prendendo per contenere le attività politiche negli accampamenti palestinesi durante gli anni sessanta. Ho disegnato sulle pareti della prigione e successivamente Ghassan Kanafani, un giornalista ed editore della rivista Al-Hurriya, ha visto alcune di quelle illustrazioni e mi disse di continuare e che avrebbe pubblicato alcune delle mie vignette".

Ma in Libano la vita di un profugo era molto difficile: scarsa la possibilità di trovare un lavoro, scarsi gli spazi di libera espressione. Perciò Naji preferì trasferirsi in Kuwait, dove fece ogni sorta di mestiere (elettricista, meccanico…) prima di riuscire a costruirsi un originale e personale stile grafico per dedicarsi totalmente alle vignette.

Nel 1985 Naji finì con l'essere addirittura espulso dal Kuwait e, non trovando nessun paese arabo disposto ad accoglierlo, si trasferì in Gran Bretagna dove, per nulla turbato, continuò a lavorare presso la redazione londinese di Al-Qabas. Naji vinse da solo la sua battaglia contro la censura perché mai come allora le sue vignette circolarono su quotidiani e riviste in lingua araba, in ogni parte del mondo. Le sue vignette erano a dir poco irriverenti verso il potere politico arabo: Alali li riteneva privi di democrazia e li condannava duramente. I suoi disegni avevano una schiettezza ed una semplicità micidiale, riusciva a rendere comprensibili le ideologie più complesse. Non c'era giorno che Alali non riceveva minacce di morte. Riuscì persino a inimicarsi i rappresentanti dell'OLP e Yasser Arafat. Lo disegnò come un re con un passaporto pieno di visti internazionali accanto a quello completamente bianco di un palestinese, vestito malamente. Arafat si irritò moltissimo.

Il motivo del silenzio, della rinunzia di Handala? Naji Alali rispose più volte a questa domanda dicendo che avrebbe mostrato nuovamente il viso non prima che fosse tornato in Palestina. Ma Naji Alali non è più tornato e Handala non si è più voltato. Tuttavia, nonostante l'uccisione del suo autore, Handala - così come auspicava - non è mai morto.

Prima di essere ucciso disse: "Hanthala, who I created, will not end after my end. I hope that this is not an exaggeration when I say that I will continue to live with Hanthala, even after I die. "

Forse un giorno riusciremo a vedere il volto di Handala, il suo sguardo, a patto che - come invocato nei giorni scorsi dal Santo Padre, rivolgendosi ai governanti occidentali - ci si impegni seriamente per la pace: con coraggio, soprattutto in Palestina.

Tratto dal volume "No al silenziatore"
di Saad Kiwan e Vauro Senesi

L'hanno assassinato. Col silenziatore. Con quell'arma vile che ha fatto zittire per sempre decine e decine di uomini che cercavano la luce della libertà sfidando il buio calato sul mondo arabo.

Era l'arma (e lo è tuttora) di chi ha il potere, ma non il coraggio di ascoltare la voce della ragione.
L'arma contro la quale Naji ha lottato con tutte le sue forze, con la sua matita e le sue vignette.
"Il fulcro di tutta la democrazia", amava ripetere il grande vignettista nelle sue poche interviste che rilasciava o nelle sue rare apparizioni in pubblico.
Quando mi è stato chiesto di scrivere queste parole di presentazione ho avuto un attimo di esitazione perché Naji non era un vignettista qualsiasi e non era solo un bravo artista. Agli altri vignettisti non mancava il senso dello humour, o la battuta piacevole. Ma Naji era semplicemente un genio.
E' difficile quindi inquadrare in poche righe, ma il mio amore-bisogno quotidiano della sua vignetta mi spinge a provare.
Erano gli anni più feroci della guerra civile in Libano. Una guerra che ha segnato forse, irrimediabilmente il destino dei palestinesi, dei libanesi e di tutto l'assetto regionale.
I risultati di oggi sono in gran parte il frutto di quella amara e forse storica sconfitta subita da uno schieramento libano-palestinese che si voleva progressista e per il riscatto nazionale.
Oggi il Libano sta cercando di sollevarsi non si sa come, mentre i palestinesi si avviano divisi e lacerati verso un qualche regime di autonomia, risultato di un discutibilissimo accordo che nasce da lontano, proprio da quel disegno che con la guerra ha voluto distruggere il sogno di decine di migliaia di libanesi e palestinesi.
Sono stati anni pienamente vissuti, con le bombe, i cannoni e... tante vittime innocenti. Ma anche con la speranza di svegliarsi la mattina con una buona notizia che proveniva dal "fronte", ascoltando la radio e divorando i giornali.
Ecco, per me, e per decine di migliaia come me, la vignetta di Naji era il caffè del mattino.
Naji era il vignettista di Assafir, quel quotidiano libanese, nato come foglio della sinistra libanese ed araba, ma che deve la sua fama grazie anche alla rubrica di Naji.
I lettori di Assafir leggevano il giornale al rovescio: ancora prima di gettare lo sguardo al titolo di apertura e all'editoriale del direttore, guardavano subito l'ultima pagina per godere la vignetta e capire da dove "tirava il vento".
La sua vignetta rappresentava la bussola per una nave che doveva affrontare il mare in tempesta. La nave palestinese sulla quale a Naji piaceva immaginare che fossero imbarcati tutti i poveri e i diseredati di questa terra.
Il suo era uno stile semplice, chiaro e pungente. La sua visione era ampia e globale ed il suo impegno era fermo e lineare.
Era un vignettista politico per eccellenza; partiva da un fatto particolare per affrontare il contesto del momento.
Emblematici i suoi personaggi; dal piccolo e pensieroso Handala che rispecchiava spesso gli umori di Naji alla zia Hanifa, la saggia donna che rappresentava la coscienza del popolo palestinese.
La sua era una vignetta-commento, una vignetta-messaggio. Ecco perchè parecchi di noi, in determinate giornate difficili, si accontentavano di leggere la vignetta o di farla raccontare dall'amico. Naji non disegnava solo per mestiere, ma perchè ci credeva. Credeva nella giustezza della causa. La terra era quasi sempre presente nei suoi disegni, perchè aveva un grandissimo richiamo su di lui; richiamava le sue radici, la sua storia.
Anche lui, come tanti altri palestinesi, è stato costretto ad abbandonare il paese natale, all'età di dieci anni. Disegnare per lui non era solo una passione, ma soprattutto un mezzo per esprimere i suoi pensieri, per gridare alto la sua rabbia contro chi ha usurpato la sua terra, contro l'occupazione israeliana. Era un personaggio errante per eccellenza; penna e carta sotto braccio, approdava dove annusava un po' di libertà per continuare a disegnare: Beirut, Kuwait, Beirut e poi Londra, il suo ultimo esilio dove e stato zittito per sempre. La sua sfida ai regimi era implacabile. "Quando non trovo piu un giornale che mi ospita, posso continuare a disegnare sulla spiaggia, sugli alberi o sul vento. Di lui, il grande poeta Mahmud Darwish ha scritto:
"Solo lui riesce a scegliere per poi distruggere e far esplodere.
Nessuno assomiglia a lui... però lui assomiglia a milioni di cuori perchè è semplice; è un evento straordinario..... di eccessiva umanità".
La democrazia era un suo tormento; le sue critiche non hanno risparmiato nemmeno la dirigenza palestinese. Negli anni successivi all'invasione israeliana del Libano (1982) e la cacciata dei palestinesi, Naji era diventato fortemente critico nei confronti della linea assunta dalla leadership dell' Olp. La sua presenza in Kuwait, da dove aveva continuato a "lanciare" le sue vignette non era più tollerabile. Fu costretto quindi a prendere la via di Londra. Forse a Naji piacerebbe essere ricordato come il primo ad aver previsto lo scoppio dell'Intifada, esplosa pochi mesi dopo la sua scomparsa.

 

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