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Robert Fisk

ROBERT FISK

Il Dottor Onu e il malato libanese

di Robert Fisk

Fa un bell´effetto la bandiera bianca e blu delle Nazioni Unite su queste morbide, pallide colline. Da 28 anni sventola dietro battaglioni irlandesi, battaglioni nepalesi, battaglioni senegalesi, battaglioni finlandesi, battaglioni di ogni genere e di qualunque nazione neutrale possiate immaginare. Ma ora la bandiera sventola su battaglioni francesi, battaglioni spagnoli, battaglioni italiani, su unità navali tedesche e sugli uffici di quattro generali della Nato, due francesi, uno spagnolo e uno italiano.

L´Unifil – la «Forza – badate bene - provvisoria in Libano delle Nazioni Unite» - è ora di fatto una forza Nato che dispone di missili terra-aria, carri armati e pezzi di artiglieria dispiegati su queste bellissime colline. È una forza «cuscinetto», così dicono, schierata a tutela dei villaggi sciiti. Ha il compito di «proteggerli» dagli israeliani che li hanno bombardati brutalmente dopo che la milizia sciita libanese Hezbollah aveva catturato due soldati israeliani e ne avevi uccisi altri tre lo scorso luglio – e poi aveva combattuto contro l´esercito israeliano per 34 devastanti giorni durante i quali erano morti quasi cento civili israeliani e oltre mille civili libanesi (il rapporto 10 a 1 è normale da queste parti).

Ma la vita è cambiata. La forza Unifil non è l´esercito amichevole, neutrale, gentile che era un tempo, sostenuto da truppe indiane – tra le migliori – nepalesi – tra le peggiori – figiane – tra le più amichevoli – e da soldati del Ghana, ma un esercito «robusto» – per dirla con le caratteristiche parole di Blair – con soldati Nato addestrati a rispondere al fuoco e a non farsi schiacciare delle milizie del Libano meridionale o dall´esercito israeliano. E non resta che esclamare: accidenti! Qualche giorno fa, ad esempio, i soldati francesi sono stati a «due secondi» dal lanciare i loro missili terra-aria contro un pilota israeliano che stava effettuando delle simulazioni di attacchi contro il loro quartier generale a Bourj Qalawiyeh. Questo è, quanto meno, ciò che ha detto la ministra della Difesa francese criticando i continui sorvoli del Libano da parte dell´aviazione israeliana. La realtà è in qualche misura diversa. Da quando hanno subito perdite a causa di un elicottero in Costa d´Avorio, i francesi non schierano truppe senza l´appoggio di pezzi di artiglieria da 155 mm., carri armati Lecrerc e missili terra-aria.

I razzi sono programmati per fare fuoco quando un aereo da combattimento che non risponde alla richiesta di identificazione si avvicina alle postazioni francesi; i soldati francesi – che tentavano disperatamente di impedire il lancio dei loro missili contro il pilota israeliano indisciplinato – erano a due secondi dal lancio del razzo quando sono riusciti a togliere il dischetto dal meccanismo di lancio. Ma questi sono incidenti, non politica. La realtà è che la gente del Libano meridionale – musulmani sciiti e pochi cristiani – sa benissimo che la nuova forza si trova sul posto per proteggere Israele non i libanesi.

Se lo scopo fosse quello di proteggere il Libano oltre che Israele, la forza di interposizione sarebbe schierata su entrambi i lati del confine – In Israele oltre che in Libano – la qual cosa non è. La forza Onu, per dirla con le parole di un proprietario terriero libanese che trae profitto dalla presenza dell´Onu, «si trova qui per fare quello che Israele non è riuscito a fare durante il suo intervento militare: assicurare che Hezbollah non si avvicini alla frontiera». Solo che le cose non stanno così. Il generale Alain Pellegrini, il comandante francese di quella che i francesi amano chiamare «Finul-Plus», chiarisce che non rientra tra i suoi compiti disarmare l´esercito guerrigliero libanese che l´estate scorsa ha tenuto testa per 34 giorni agli israeliani.

La risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell´Onu prevede semplicemente che il generale aiuti l´esercito libanese a disarmare gli hezbollah. E dal momento che l´esercito libanese – composto per oltre la metà a soldati sciiti – non farà nulla del genere, non saranno certo i soldati dell´Onu a togliere i missili a Hezbollah. Le sole armi che l´esercito libanese ha trovato in Libano erano razzi che venivano rimandati in Siria per essere conservati – che non è esattamente la versione israeliana dei fatti.

E quindi per quale ragione l´Unifil si trova in Libano? Senza dubbio come simbolo del sincero desiderio dell´Occidente di portare la «pace» in Medio Oriente (qualunque cosa voglia dire). Nel tentativo di «tagliare le unghie» all´Iran disarmando i suoi protetti hezbollah. «Basta con questa fissazione di chiedere continuamente se l´Unifil disarmerà Hezbollah», ha risposto con tono secco il generale Pellegrini ad un giornalista libanese la settimana scorsa. Gli hezbollah rimangono bene armati a sud del fiume Litani e, secondo i suoi dirigenti, sono pronti a combattere la prossima guerra contro Israele. Per questo Sayed Hassan Nasrallah, comandante di Hezbollah, chiede più posti nel governo libanese. Pellegrini parla ora del pericolo di «deterioramento» nella sua zona Onu e ha ragione. Uno dei più saggi nottambuli del Libano, Timur Goksel – il turco ex assistente del comandante della forza Unifil – ha fatto una volta una previsione pericolosa e precisa sulle possibilità di riuscita di una missione Onu. «Se una missione Onu comincia bene, può funzionare», ha detto. «Se comincia male, è destinata al fallimento». Parlava dell´Unprofor in Bosnia, ma avrebbe potuto fare benissimo riferimento all´Unifil. E questa missione non sta cominciando bene.

Gli israeliani sorvolano ogni giorno il Libano perché, dicono, vogliono sapere cosa sta facendo l´Unifil per impedire l´arrivo di armi agli hezbollah. I francesi hanno chiesto a George W. Bush di intervenire per far cessare i voli, ma Bush non ha la volontà politica per farlo. Quindi gli sciiti libanesi chiedono per quale ragione l´Unifil non li protegge dagli aerei israeliani che hanno ucciso moltissimi dei loro cari questa estate. Ma ci sono altri, più pericolosi segnali per l´Unifil. Nelle città libanesi sunnite a nord – a Sidone e a Tripoli – ci sono famiglie che hanno mandato figli e cugini in Iraq per combattere contro gli americani. Posseggono registrazioni di questi giovani mentre si immolano eseguendo attentati suicidi contro le forze americane di occupazione in Iraq. Mi hanno fatto vedere queste registrazioni. Anche costoro ritengono che la «nuova» Unifil sia una forza Nato. Nel campo profughi palestinese di Ein el-Helweh, ad esempio, corre una nuova voce. Che «se guidi bene sei in cima alla lista». In altre parole, se guidi bene sei in cima alla lista degli attentatori suicidi. I francesi prendono la cosa seriamente. E fanno bene. Per questo i loro acquartieramenti sono circondati da muri di cemento, un po´ come a Baghdad. Al Qaeda ha già minacciato l´esercito Unifil di stanza nel Libano meridionale.

«Non siamo occupanti», ha ripetutamente affermato il generale Pellegrini. Ma che bisogno c´era di dirlo? Con un po´ di fortuna – che l´Onu dovrebbe propiziare con uno speciale altare a New York – il suo esercito nel Libano meridionale potrebbe sopravvivere. Se riuscirà ad impedire ai soldati italiani di rubare nel villaggio di Haris – i soldati responsabili sono stati rimandati a casa con disonore – e alle truppe israeliane di riattraversare il confine libanese, la loro «missione» potrebbe essere coronata da successo. Ma per una autentica riuscita dell´operazione bisogna superare notevoli barriere politiche. Gli Stati Uniti, ad esempio, sono ancora ansiosi di prendersela con la Siria per l´assassinio, l´anno passato, dell´ex primo ministro Rafiq Hariri, ma i siriani insistono che il presidente Bashar al-Assad non aveva nulla a che fare con l´assassinio. L´inchiesta sull´assassinio avviata dall´Onu sta lentamente finendo in un nulla di fatto. L´ultimo magistrato inquirente – un belga – sta cambiando opinione sui siriani. Di Assad non si parla più nei rapporti dell´Onu. Il dito è puntato contro lo scomparso ministro degli Interni siriano misteriosamente suicidatosi l´anno passato. Anche suo fratello, stando agli oppositori di Assad, si è suicidato.

Si sta spianando la strada affinché la Siria possa dare una mano all´America in Iraq? Damasco dispone di una sufficiente influenza sulla resistenza irachena contro le forze Usa in Iraq da poter diventare di nuovo potente in Libano? Risposta, probabilmente sì. Qui nel Libano meridionale, ovviamente, altri sono gli argomenti. Francesi, spagnoli e italiani – e anche gli irlandesi che sono tornati nel loro amato Libano meridionale con 160 uomini – stanno creando una nuova economia. Comprano latte, ricordi, giacconi mimetici e alberi di cedro in vendita – e quindi sono un ottimo motivo per la permanenza dell´Unifil agli occhi degli sciiti. E gli hezbollah – ecco un fatto che non piacerà a tutti i John Bolton che siedono alle Nazioni Unite – osservano ogni automobile che attraversa il fiume Litani diretta a sud. Sanno infatti che nel caso in cui un attentatore suicida dovesse colpire i francesi se ne darebbe la colpa a loro – agli hezbollah. Ma non sarebbe colpa loro. Sono i musulmani sunniti simpatizzanti di Al Qaeda che vivono a nord che desiderano attaccare la Nato. Saranno quindi gli hezbollah i più efficaci difensori degli eserciti europei nel Libano meridionale. Ora c´è qualcosa su cui riflettere.

Pubblicato il 22.11.06 da l'unità

 

 


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