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  Analisi del conflitto Mediorientale. Materiale estratto dai libri dei più grandi giornalisti  
     
 

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Robert Fisk

ROBERT FISK

LA STORIA SI RIPETE…

Tratto dall'ultimo libro di ROBERT FISK :Cronache Mediorientali.

Sul sentiero di guerra
Una sorta di perfezione era quello a cui mira
E la poesia che inventava era facile da capire;
Conosceva la follia umana come il palmo della sua mano,
E aveva grande interesse per gli eserciti e per le flotte;
Quando rideva, venerabili senatori scoppiavano a ridere,
E quando piangeva, i bambini morivano nelle strade.

W. H. AUDEN, Epitaffio per un tiranno

Nel marzo 1917, il ventiduenne soldato del Reggimento Cheshire Charles Dickens, matricola 11 072, staccò con cura un manifesto da un muro della città di Baghdad appena conquistata. Fu un momento importante della sua vita. Era sopravvissuto alla disperata campagna di Gallipoli, attaccando l'Impero ottomano a soli 250 chilometri dalla sua capitale Costantinopoli. Aveva poi marciato attraverso tutta la Mesopotamia, combattendo ancora una volta i turchi per il possesso di quell'antico califfato e aveva partecipato alla «feroce battaglia» di Baghdad. L'esercito di invasione britannico formato da 600 000 soldati era guidato dal tenente generale Sir Stanley Maude, e il foglio di carta che aveva attirato l'attenzione del soldato Dickens era il «Proclama» ufficiale di Maude al popolo di Baghdad, stampato in inglese e in arabo.

È pieno di nobili aspirazioni e presentimenti di future tragedie, delle false promesse del più grande impero del mondo, di impegni e buone intenzioni e di parole d'onore che in quella stessa città di Baghdad sarebbero state pronunciate di nuovo dal grande impero successivo, adesso suonano come un lamento funebre:

PROCLAMA

... Le nostre operazioni militari hanno come obiettivo la sconfitta del nemico e il suo allontanamento da questi territori. Al fine di portare a termine questo incarico mi è stato affidato il controllo totale e assoluto di tutte le regioni in cui operano le truppe britanniche; ma i nostri soldati non entreranno nelle vostre città e nelle vostre terre come conquistatori, bensì come liberatori. Dai tempi di Hulagu* i vostri cittadini sono sempre stati soggetti alla tirannia dello straniero... voi stessi e i vostri padri avete sofferto nella schiavitù. I vostri figli sono stati mandati a combattere guerre che voi non avevate deciso, siete stati privati delle vostre ricchezze da uomini ingiusti che le hanno spese lontano da qui. È desiderio non solo del mio re e del suo popolo, ma anche delle grandi nazioni sue alleate, che voi torniate a prosperare come un tempo, quando le vostre terre erano fertili... Ma voi, cittadini di Baghdad... non dovete pensare che sia desiderio del governo britannico impervi istituzioni estranee alla vostra cultura. Il governo britannico spera che le aspirazioni dei vostri filosofi e scrittori si realizzeranno ancora una volta, che il popolo di Baghdad prospererà, e godrà di benessere e abbondanza sotto istituzioni che saranno consone alle sue sacre leggi e ai suoi ideali razziali... La speranza e il desiderio del popolo britannico... sono che la razza araba possa assurgere ancora una volta alla grandezza e alla fama tra i popoli della Terra... A questo scopo, ho ricevuto ordine di invitarvi, attraverso i vostri Nobili, i vostri Anziani e i vostri Rappresentanti, a partecipare alla gestione degli affari civili in collaborazione con il Rappresentante Politico della Gran Bretagna... affinché possiate unirvi ai vostri fratelli del Nord, dell'Est, del Sud e dell'Ovest per realizzare le aspirazioni della vostra Razza.

Tenente Generale Comandante delle Forze Britanniche in Iraq

* Nipote di Gengis Khan che distrusse Baghdad nel 1258 nell'ambito della conquista del mondo islamico da parte dei Mongoli.

 


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