ROBERT FISK
11 settembre
L'ingiusta crudeltà di un popolo sconfitto
Robert Fisk
E così si è giunti a questo. L'intera storia moderna del Medio Oriente -- la caduta dell'Impero Ottomano, la Dichiarazione di Balfour, le menzogne di Lawrence d'Arabia, la rivolta araba, la costituzione dello stato di Israele, quattro guerre arabo-israeliane e i 34 anni della brutale occupazione in terra araba da parte di Israele -- tutto cancellato nelle poche ore in cui coloro che pretendono di rappresentare un popolo schiacciato ed umiliato hanno colpito con l'ingiusta, impressionante crudeltà di un popolo sconfitto. È giusto -- è morale -- scriverlo così in fretta, senza prove, senza un barlume di evidenza, quando l'ultimo gesto di barbarie in Oklahoma si rivelò essere il lavoro di Americani doc? Temo che lo sia. L'America è in guerra e, a meno che non mi stia sbagliando grottescamente, molte altre migliaia sono già destinate alla morte in Medio Oriente, forse anche in America. Alcuni di noi misero in guardia contro "l'esplosione prossima ventura". Ma non abbiamo mai fatto un incubo come questo.
E certo, viene in mente Osama bin Laden, la sua ricchezza, la sua teologia, il suo spaventoso impegno a distruggere il potere americano. Sono stato seduto di fronte a lui mentre mi raccontava come i suoi uomini abbiano contribuito a distruggere l'Armata Rossa in Afghanistan e con ciò l'Unione Sovietica stessa. La loro fiducia senza limiti consentiva loro di dichiarare guerra all'America. Ma questa non è la guerra della democrazia contro il terrore, come si vorrà far credere al mondo nei prossimi giorni. Si tratta anche dei missili americani che colpirono abitazioni palestinesi e degli elicotteri USA che spararono i loro missili contro un'ambulanza libanese nel 1996 e le granate americane che precipitarono in un villaggio di nome Qana, e si tratta della milizia libanese - pagata ed equipaggiata dall'alleato israeliano - che si apriva la strada attraverso i campi di rifugiati con stupri ed assassini.
No, non c'è modo di mettere in dubbio il male totale ed indescrivibile di ciò che è successo negli Stati Uniti. Che i Palestinesi possano celebrare il massacro di 20.000, forse 35.000 innocenti, non è solo un simbolo della loro disperazione, ma anche della loro immaturità politica, della loro incapacità di rendersi conto di fare ciò di cui hanno sempre accusato Israele: agire in maniera sproporzionata. Ma eravamo stati avvertiti. Tutti gli anni di retorica, le promesse di colpire al cuore l'America, di staccare la testa della "serpe americana", le abbiamo prese come minacce vuote. Come avrebbe potuto soddisfare queste promesse ridicole un gruppo di regimi retrogradi, conservatori, anti-democratici e corrotti e di piccole organizzazioni dedite alla violenza? Ora lo sappiamo.
E nelle ore che sono seguite all'annientamento di ieri, ho cominciato a ricordare quegli altri straordinari e incredibili attacchi contro gli USA e i suoi alleati, ora semplici miniature a paragone della tragedia di ieri. Non riuscirono forse a regolare i loro tempi con una precisione impensabile gli attentatori suicidi che uccisero 241 militari americani e quasi 100 paramilitari francesi a Beirut il 23 ottobre del 1983?
Passarono solo 7 secondi tra il bombardamento dei Marine e la distruzione dei francesi tre miglia più in là. Poi ci furono gli attacchi alle basi USA in Arabia Saudita, e il tentativo dell'anno scorso - che si scopre ora fu quasi coronato da successo - di far affondare la USS Cole ad Aiden. E allora quanto fu facile non riuscire a riconoscere la nuova arma del Medio Oriente, che né gli americani né nessun altra nazione occidentale poteva eguagliare: gli attentatori suicidi, disperati e mossi dalla disperazione.
Tutta la potenza e la ricchezza americana - e gli arabi aggiungeranno l'arroganza - non hanno potuto proteggere da questa distruzione la più grande potenza che il mondo abbia mai visto.
Per i giornalisti, anche per quelli che hanno letteralmente camminato in mezzo al sangue del Medio Oriente, le parole finiscono qui. Ingiusto, terribile, ineffabile, imperdonabile; nei prossimi giorni queste parole saranno diventate acqua nel deserto. E ci sarà, naturale ed inevitabile, e senz'altro immorale, un tentativo di mettere in secondo piano i mali storici ed il sangue e le ingiustizie che stanno dietro le tempeste di fuoco di ieri. Ci verrà detto di "terrorismo insensato", con quell'"insensato" che è essenziale per non farci rendere conto di quanto l'America sia diventata oggetto di odio nella terra della nascita delle tre grandi religioni.
Se si domanda ad un arabo cosa dice di venti o trenta mila morti innocenti, risponderà, come ogni brava e degna persona, che è un crimine indescrivibile. Ma chiederà anche perché non abbiamo usato le stesse parole a proposito delle sanzioni che hanno distrutto le vite di forse mezzo milione di bambini in Iraq, perché non ci siamo colmati di rabbia per i circa 17.500 civili uccisi quando Israele invase il Libano nel 1982, perché abbiamo consentito ad una nazione in Medio Oriente di ignorare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU ma abbiamo bombardato e colpito con sanzioni tutti gli altri che lo abbiano fatto. E queste ragioni fondamentali che hanno infiammato il Medio Oriente lo scorso settembre -- l'occupazione da parte di Israele di terre arabe, la confisca dei beni palestinesi, i bombardamenti e le esecuzioni sponsorizzate della stato, le torture israeliane... tutte devono essere nascoste affinché non forniscano la minima parziale giustificazione della ferocia di ieri.
No, Israele non era da colpevolizzare - possiamo stare sicuri che Saddam Hussein e gli altri grotteschi dittatori lo pretenderanno - ma l'influenza maligna della storia e la nostra parte nel suo carico devono senz'altro rimanere nell'oscurità assieme agli attentatori suicidi. Le nostre promesse rotte, forse addirittura la nostra distruzione dell'Impero Ottomano, hanno condotto a questa tragedia in maniera inevitabile. L'America ha sovvenzionato le guerre di Israele per così tanti anni da permetterle di convincersi che sarebbe stato tutto gratis. Non è più così. Sarebbe un atto di un coraggio e di una saggezza straordinari da parte degli Stati Uniti fare una pausa per un momento e riflettere sul loro ruolo nel mondo, sull'indifferenza dei loro governi per le sofferenze degli Arabi, sull'indolenza del loro presidente attuale.
Ma chiaramente gli Stati Uniti vorranno rispondere al colpo contro il "terrore mondiale", chi può biasimarli? Chi potrebbe infatti ora puntare il dito contro gli Americani per l'utilizzo di quella parola peggiorativa e a volte razzista, "terrorismo"? Ci saranno quelli pronti a condannare qualunque suggerimento a rintracciare le vere ragioni storiche per un atto di violenza sulla scala delle guerre mondiali. A meno di non farlo, ci troveremmo di fronte ad un conflitto come uguale non si è visto dalla morte di Hitler e la resa del Giappone. La Corea, il Vietnam cominciano ora a scomparire.
Otto anni fa contribuii a fare una serie televisiva che cercava di spiegare perché così tanti musulmani fossero giunti all'odio per l'occidente. Stanotte ho ripensato ad alcuni di quei musulmani in quel film, le loro famiglie distrutte da bombe ed armi fatte in America. Parlavano di come nessuno tranne Dio li avrebbe aiutati. Teologia contro tecnologia, gli attentati suicidi contro la potenza nucleare. Ora abbiamo capito cosa significhi.
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