CONFLITTI IN CORSO
DARFUR
Clessidre contro il massacro: Darfur, tempo scaduto
Una giornata mondiale per chiedere la fine delle violenze in Darfur, la regione del Sudan insanguinata da un conflitto che ha provocato oltre 200mila morti. Da Berlino a Roma, da New York a Londra e in 30 altre capitali del mondo domenica si è manifestato per richiamare l'attenzione dei governi su un conflitto dimenticato. «Basta... Proteggiamo il Darfur» è lo slogan che è stato ripetuto in tutto il mondo mentre migliaia di clessidre piene di sangue finto sono state portate in corteo.
Molte star della musica e del cinema hanno prestato le loro voci e i loro volti per dare sostegno alla mobilitazione. Da Mick Jagger a George Clooney: grandi volti dello spettacolo hanno firmato un appello pubblico. Accusano la comunità internazionale di essere restata in disparte mentre «oltre 200mila civili erano massacrati». Oltre al leader dei Rolling Stones e all'attore americano, a firmare la petizione sono tra gli altri Elton John, Hugh Grant, Bob Geldof, l'ex chitarrista dei Dire Straits Mark Knopfler e l'attrice Mia Farrow. «La comunità internazionale deve porre fine alla sua immobilità e adottare misure decisive» si legge nell'appello. Insieme, chiedono alle potenze mondiali di aumentare la pressione sul governo del Sudan. Khartum è accusata da molti Paesi di contribuire alla carneficina con il sostegno offerto alle milizie arabe janjaweed, protagoniste di sanguinose offensive contro la popolazione africana del Darfur.
«Nazioni Unite, dove siete?». Così i rifugiati del Darfur, marciando a Roma a via dei Fori Imperiali, hanno chiesto a gran voce l'aiuto delle organizzazioni internazionali, da cui si sentono abbandonati. La manifestazione italiana era organizzata tra gi altri anche dall'Arci. In prima fila i rifugiati sudanesi, che hanno denunciato i crimini contro l'umanità, gli stessi che sono stati documentati dalle Nazioni Unite: villaggi bruciati, donne violentate, pozzi d'acqua distrutti. «Se 20 o 30 anni fa potevamo dire: non sapevamo, ora invece sappiamo tutti cosa sta succedendo - ha detto Rita Bernardini, segretaria dei Radicali italiani, presente alla manifestazione - se la verità viene nascosta allora c'è la complicità di chi non ha voluto far sapere ai cittadini cosa accade». Durante la marcia i manifestanti hanno continuato a invocare i caschi blu. I manifestanti hanno marciato fino al Colosseo, dove è stata allestita una mostra di vignette dedicate al Darfur da firme note, come Vincino, Staino e Jacopo Fo. Ironici alcuni disegni, altri spietati, polemici con il mondo dell'informazione, accusato di non occuparsi del conflitto. «Ma le cose stanno cambiando - dice speranzosa Antonella Napoli, dell'associazione Italians for Darfur - tanto che Marco Beltrandi, membro della commissione di vigilanza Rai, presenterà una risoluzione per chiedere che l'informazione pubblica si occupi di quello che sta accadendo».
«Si faccia di più per fermare la tragedia del Darfur»: con questa parola d'ordine centinaia di persone hanno manifestato a Londra davanti a Downing Street, sede del primo ministro britannico. Per rendere eloquente la necessità di porre fine alla carneficina in corso in quella zona del Sudan gli organizzatori della protesta hanno portato fino a Downing Street una clessidra alta due metri da cui scendeva non sabbia ma un liquido rosso sangue. A Blair, che a più riprese ha minacciato sanzioni contro il Sudan se il governo di Khartum continua a impedire il dispiegamento dei caschi blu dell'Onu in Darfur, i manifestanti hanno recapitato una lettera in cui gli chiedono di non desistere: «Il tempo preme per la gente del Darfur. Vi domandiamo di mantenere la pressione sul governo del Sudan». Un ex-soldato-bambino del Sudan diventato rapper, Emanuel Jal, ha intrattenuto la folla dei manifestanti cantando: «Never give up, never give in!» (mai arrendersi, mai rinunciare).
Da: www.unita.it
Pubblicato il: 29.04.07
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