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Sibilla

CONFLITTI IN CORSO

DARFUR

Nel silenzio delle democrazie occidentali si consuma l'ennesima tragedia africana, documentata dagli esperti dell'Onu

EL PAÌS. SPAGNA

La vergogna del Darfùr

IL RAPPORTO DEGLI ESPERTI DEL CONSIGLIO dei diritti umani delle Nazioni Unite pubblicato il 12 marzo conferma una situazione nota da anni ma di cui nessuno si occupa sul serio: la popolazione del Darfùr subisce da quattro anni delle terribili atrocità senza ricevere nessuna protezione dal governo sudanese. Anzi, la stessa Khartoum è responsabile dei crimini di guerra e contro l'umanità in corso nella regione occidentale del Sudan e per i quali gli Stati Uniti parlano di genocidio.

Il Darfùr è uno dei più spaventosi episodi contemporanei di violazione di massa dei diritti umani, con l'aggravante che avviene nell'impunità più assoluta e grazie alla complice passività delle democrazie occidentali. I crimini del Darfùr (violenze sistematiche, incendi di raccolti e case, saccheggi, torture, tutto documentato malgrado gli ostacoli opposti da Khartoum) avvengono in un territorio poverissimo e grande come la Francia. Il risultato è che sono già morte 250mila persone, mentre più di due milioni hanno dovuto lasciare i loro villaggi da quando, all'inizio del 2003, le tribù nere di origine africana si sono ribellate all'oppressione storica del governo sudanese, a maggioranza araba.

Il presidente-dittatore Ornar al Bachir ha impedito all'ONU di indagare sui crimini commessi dal suo governo e dai suoi alleati, ma si vanta addirittura di non aver consegnato alla Corte penale internazionale (Cpi) nessuno dei sudanesi incriminati. Di recente la Cpi ha citato come sospettati di atrocità l'ex ministro per il Darfùr e un capo delle milizie arabe che con l'aiuto dell'esercito sudanese eseguono gli ordini di Khartoum.

Il governo sudanese non si limita a boicottare i tribunali internazionali, anche se una risoluzione del Consiglio di sicurezza di due anni fa lo obbliga a collaborare con la Cpi. Nel dicembre del 2006 ai funzionari dell'Onu che

stavano lavorando al rapporto sui diritti umani era stato promesso il visto per arrivare in Darfùr, ma in seguito gli è stato vietato l'accesso a tutto il territorio del Sudan. E Al Bachir, con la complicità di Pechino e Mosca, che

hanno importanti legami economici con Khartoum, è riuscito a impedire il dispiegamento in Darfùr di una forza di interposizione dell'Onu che possa prendere il posto del simbolico contingente africano, incapace di

esercitare qualsiasi autorità. Un comportamento infame, che colpisce non solo il Sudan ma l'intera comunità internazionale, che non fa nulla di serio per ostacolarlo. • nm

Da: Internazionale del 16/03/2007

Sibilla

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