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Sibilla

CONFLITTI IN CORSO

DARFUR

Situazione attuale in Darfur: da Internazionale 19/01/2007

CATHERINE SIMON, LE MONDE, FRANCIA

Duecentomila morti e tre milioni di profughi: all'origine della crisi del Darfur c'è il controllo della proprietà terriera.

Darfur.Un villaggio incendiato dalle milizie arabe del janjaweed

Osservando da un aereo la regione di Nyala, la guerra nel Darfur sembra ridursi a tre colori. C'è il verde dei campi, dove non si vede anima viva e una gran parte degli appezzamenti è abbandonata a causa del clima di insicurezza. Poi c'è il grigio scuro, più difficile da identificare: potrebbero essere i resti di case incendiate, o i letti prosciugati di qualche fiume. Infine c'è il bianco: è quello dei teli di plastica distribuiti dalle Nazioni Unite, usati per coprire i tetti delle capanne che si susseguono all'infinito.

Costruite dagli abitanti ruggiti da saccheggi e massacri, le capanne annunciano l'avvicinarsi di Gereida. Questo centro, che un tempo aveva trentamila abitanti, oggi è una delle più grandi città di profughi del mondo: qui cercano di sopravvivere I5Omila persone. In quattro anni la guerra ha svuotato le campagne e ha fatto crescere vertiginosamente i centri di questa enorme e disastrata provincia del sudovest sudanese. "Qui un abitante su tre è ormai un profugo", osserva l'africanista Jéròme Tubiana, specialista del conflitto del Darfur. La maggior parte di questi emigranti forzati - fino a ieri persone dedite all'agricoltura e alla pastorizia, oggi prigionieri in mostruose città-accampamento come Gereida, Al Fasher, Kalma e Al Geneina - dipende dagli aiuti internazionali, che non sempre riescono ad arrivare. A Gereida, per esempio, dopo l'attacco del 18 dicembre 2006 contro i dipendenti delle ong straniere, i profughi sono praticamente abbandonati a se stessi, nonostante la presenza di un piccolo gruppo della Croce rossa (Cicr) e gli aiuti alimentari distribuiti dall'ongfrancese Action contre la faim (Acf ). Intanto i campi deserti sono stati abbandonati o hanno cambiato proprietario.

"Tra le milizie sono particolarmente attivi alcuni gruppi arabi che non godono dei diritti fondiari tradizionali. Hanno approfittato della guerra per occupare terre che storicamente appartengono a gruppi non arabi", osserva Tubiana nel suo saggio Darfour, un conflit pour la terre?. Le famigerate milizie arabe deijanjaweed, finanziate e armate dal regime di Khartoum, non hanno nessuna intenzione di deporre le armi per diventare dei gentiluomini di campagna. Tuttavia sanno che possedere la terra significa disporre di spazi coltivabili, fonti d'acqua e pascoli.

Nella provincia del Darfur, grande quanto la Francia, la terra è l'unica ricchezza, ma si è ridotta gradualmente a causa di vari fattori: la siccità, l'aumento della popolazione e delle greggi, e la tendenza alla sedentarizzazione dei nomadi. "La riaffermazione dei diritti tradizionali è un'esigenza di quasi tutte le popolazioni non arabe", spiega Tubiana. "Per giustificare la presa di possesso delle terre, i gruppi arabi si rifanno quindi a un diritto fondiario moderno che disconosce il sistema tradizionale dei dar (paesi o terre, in arabo sudanese) e degli hawakir (tenitori).

Le tensioni tra popolazioni sedentarie e nomadi interessano l'intera fascia sudano-saheliana. Dalla Mauritania al Mali, i regolamenti di conti - a volte mortali - sono numerosi. Il Darfur - letteralmente "terra dei fur", una delle grandi tribù non arabe di questo antico stato multietnico - sta subendo un violento cambiamento demografico? I capi ribelli dell'Esercito popolare di liberazione del Sudan (Spia) sono convinti di sì. "Il governo sudanese vuole eliminare i neri e dare le terre ai janjaweed e agli arabi", spiega un membro dello Spia, Abdol Wahid al Nour. Il termine genocidio, che per il Darfur è usato dagli statunitensi ma non dagli europei, fa ovviamente pensare al Ruanda. Nel paese delle mille colline, uno dei più popolosi dell'Africa, il problema delle terre ha senza dubbio contribuito ad aumentare le tensioni, pur non essendo la causa del genocidio dei tutsi nel 1994.

Sibilla

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