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"Informare sugli orrori delle guerre è una parte del cammino verso la pace".

Sibilla

CONFLITTI IN CORSO

Carissimi ,
nel Darfur, un'area grande quasi due volte l'Italia e situata nella parte occidentale del Sudan , è in corso un violentissimo conflitto interno fra gruppi armati locali e milizie filo-governative .

Secondo l' Organizzazione Mondiale della Sanità , gli attacchi ai civili e le conseguenze della guerra sulla situazione sanitaria hanno causato da marzo 2003 la morte di circa settantamila persone e hanno ridotto più di un milione e ottocentomila persone allo stato di profughi , rifugiati nei campi di accoglienza gestiti dalle organizzazioni umanitarie.


Secondo il responsabile del gruppo di crisi, David Navarro, attualmente nel Darfur muoiono circa 10.000 persone al mese .

PEACE REPORTER
Il punto settimanale di Peacereporter, il notiziario contro le guerre. In questa puntata: l'emergenza profughi in Darfur, l'alt del presidente messicano al muro Usa contro i clandestini, 6mila peacekeepers inviati in Congo dall'Unione africana, e la richiesta di Lima al Giappone: estradate Fujimori. Guarda il Filmato

DAI ANCHE TU IL TUO PICCOLO AIUTO ENTRA NEL SITO :

www.savetherabbit.net

 

Una tragedia che si consuma da tre anni. Ma i morti del Darfur non fanno notizia.

Firma l'appello on-line per chiedere a RAI, LA7 e MEDIASET di dare più spazio all'informazione sul Darfur e sulle crisi umanitarie del mondo.

 

 

Il Darfur ( che in arabo significa « paese dei Fur ») è una regione situata all'ovest del Sudan, nel deserto del Sahara. È in maggioranza costituita da popolazioni musulmane, come nel resto del nord della nazione, salvo alcune etnie che abitano il sud della regione che sono animiste. Il territorio è suddiviso in tre province: Gharb Darfur con capitale Al-Genaina, Chamal Darfur con capitale Al Fachir e Djanoub Darfur con capitale Nyala.

A lungo governato dai musulmani, il sultanato del Darfur raggiunse la massima potenza tra la fine del XVII ed il XVIII secolo. Inglobato nell'Egitto nel 1874, fu coinvolto nella rivoluzione mahdista, ottenendo, nel 1898, una certa indipendenza.

Dal 2003 il Darfur è teatro di un feroce conflitto che vede contrapposti la maggioranza nera alla minoranza araba (però maggioranza nel Sudan). Quest'ultima è però appoggiata dal governo che è accusato di tollerare le feroci scorribande della tribù nomade-guerriera dei Janjaweed, anch'essa di origine araba.

GEOGRAFIA

Il Darfur copre una superficie di circa 490 000 km², la popolazione é stimata in circa 6 milioni di abitanti. Gran parte del territorio è formata da un altopiano. Il centro della regione è montagnoso, dominato dal monte Marrah (Jebel Marra) che raggiunge i 3088 m s.l.m., il nord del paese è coperto di dune sabbiose, mentre il sud è dominato dalla savana. I centri principali sono Al Fachir e Geneina.

SCHEDA DEL CONFLITTO

Dal sito: www.peacereporter.net

PARTI IN CONFLITTO

2003-OGGI: i due gruppi armati del Sudan Liberation Army (Sla) e del Justice and Equality Movement (Jem) si ribellano al regime del presidente Omar al-Bashir, colpevole secondo loro di non fare abbastanza per la popolazione darfurina, lasciata vivere in condizioni pietose in una delle regioni più povere del paese. Nel gennaio 2006, a séguito di un incontro organizzato nella capitale ciadiana N'Djamena, i due gruppi ribelli hanno deciso di unire le forze e di creare le Arfws (Allied Revolutionary Forces of Western Sudan).

Di contro il governo sudanese è sospettato di sostenere, soprattutto tramite bombardamenti aerei, le milizie arabe Janjaweed, responsabili degli attacchi contro la popolazione civile del Darfur.  

VITTIME

Nei primi mesi del 2005, secondo le organizzazioni internazionali, il bilancio è di 70mila morti (5mila secondo il governo sudanese), 200mila profughi, un milione e mezzo di sfollati interni. Inoltre diverse testimonianze di abitanti, osservatori e operatori umanitari hanno parlato di lager dove guerriglieri e civili vengono rapiti e torturati o uccisi, e dove le donne subiscono violenze carnali. Anche i ribelli si sarebbero macchiati di atrocità nei confronti della popolazione civile.

Migliaia di profughi sudanesi stanno affollando le tendopoli di emergenza allestite nel vicino Ciad, dove fuggono dalle milizie arabe Janjaweed. I campi profughi spesso sono costituiti da strutture inadeguate per i rifugiati, molti dei quali non hanno sufficiente cibo, acqua potabile e medicinali. Qui, come nei campi per sfollati attorno alle città sudanesi i più deboli, soprattutto i bambini, muoiono di stenti e di malattie.

RISORSE CONTESE

Il territorio del Darfur, con un'estensione pari a quella della Francia, è la principale risorsa contesa tra le parti in conflitto. Non è stata ancora provata la presenza di petrolio nel sottosuolo anche se si sospetta che il motivo principale del conflitto siano proprio i potenziali giacimenti energetici della regione che il governo di Khartoum vorrebbe sfruttare senza dividere i proventi con la popolazione locale.

FORNITURA ARMAMENTI

Iran, Cina, Russia, Bielorussia e alcune società lituane, ucraine e inglesi sarebbero tra i principali fornitori di armi del governo sudanese (e di conseguenza delle milizie Janjaweed) secondo Amnesty International. Si sospetta invece che Stati Uniti, Israele ed Eritrea appoggino i ribelli di Sla e Jem.

SITUAZIONE ATTUALE

A due anni e mezzo dallo scoppio della guerra civile il Darfur continua ad essere teatro di una crisi politica e umanitaria che peggiora di giorno in giorno.

Settantamila morti, duecentomila profughi, un milione e mezzo di sfollati interni: sono i numeri di un'ecatombe che cresce anche a causa della debole reazione della comunità internazionale, incapace di mediare perché si giunga a un accordo che ponga fine ai massacri e agli abusi ai danni della popolazione civile. Inizialmente le testimonianze di profughi e sopravvissuti, le rare notizie delle agenzie, i reportage degli inviati e i rapporti di osservatori ed esperti avevano fatto pensare a un “genocidio” eseguito accuratamente dal governo filo-arabo sudanese ai danni delle popolazioni africane che abitano il Darfur (i Fur, Massalit, Zaghawa e altre minoranze).

L'uso di questo termine per definire la guerra e la crisi del Darfur costituisce un aspetto chiave dell'intera vicenda: se le Nazioni Unite riconoscessero nel Sudan occidentale un piano che prevede la ‘distruzione di un intero gruppo etnico, razziale o religioso, sarebbero costrette ad intervenire militarmente. Finora, è stato ribadito a fine gennaio 2005, l'Onu non definisce “genocidio” quello che sta accadendo in Darfur, nonostante l'opinione contraria degli Stati Uniti e dell'ex Segretario di Stato Colin Powell.

I tentativi di dialogo tra ribelli del Darfur e governo sudanese sono stati finora caratterizzati da una serie di promesse mancate e insuccessi. Le parti in conflitto si sono incontrate una volta nella capitale etiope, Addis Abeba, e in più occasioni nella capitale nigeriana Abuja. Proprio ad Abuja, nel maggio 2006, è stato raggiunto un accordo di pace, accettato però solo dal governo sudanese e da una fazione del Sla. Di conseguenza, la situazione sul campo è ulteriormente peggiorata, visto che agli scontri tra Janjaweed e ribelli si sono aggiunti quelli tra le due fazioni del Sla.

Una bambina nel campo nomadi per sfollati di OTTASH nel Sud del Darfur.

Dal sito: www.unicef.it

Darfur (Sudan), gennaio 2006  - A tre anni dall'inizio della crisi del Darfur, la vasta regione del Sudan occidentale oggetto di un sanguinoso conflitto fra milizie filo-governative di etnia araba e popolazione locale, la situazione continua a essere molto all'insegna dell'insicurezza.
 
Nonostante il lento ma positivo sviluppo dei colloqui fra le fazioni in lotta sotto l'egida dell' Unione Africana , le scorrerie dei Janjaweed (formazioni militari a cavallo sostenute dal governo di Khartoum) e il banditismo diffuso ormai in quasi tutto il Darfur rendono precarie le condizioni di sicurezza dei civili, persino all'interno dei campi profughi.
 
Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi di aggressioni a donne e bambini che si sono avventurati fuori dai campi per raccogliere legna, stupri, ferimenti e uccisioni di operatori umanitari e civili impegnati nelle operazioni di soccorso, persino assalti e saccheggi di ospedali. In alcuni campi vige un rigido coprifuoco notturno.

Oltre un milione di bambini tagliati fuori dagli aiuti

Secondo un recente rapporto dell'UNICEF, oltre un milione di bambini del Darfur non vengono raggiunti dagli aiuti , principalmente per ragioni connesse all'insicurezza delle vie di comunicazione.
 
Dal rapporto emerge con chiarezza che l'economia della regione è in gravissima crisi , circostanza che rende ancora più vitali gli aiuti umanitari,  e che le condizioni di vita stanno peggiorando anche all'interno delle comunità che circondano i campi per sfollati. Anche il tradizionale lavoro nei campi è spesso impedito dal clima di terrore generato dai banditi.

Secondo la definizione utilizzata dall'UNICEF, il Darfur è ormai divenuto un "ghetto", in cui i membri delle comunità non osano uscire dai limiti del proprio territorio.
 
La sicurezza dei bambini di questa regione dipende ormai dall'esito dei negoziati di pace in corso ad Abuja (Nigeria).
 

" Gli sforzi per alleviare le sofferenze della popolazione del Darfur hanno portato a un netto miglioramento rispetto alla situazione del 2004 " riferisce Ted Chaiban , Rappresentante UNICEF in Sudan.
 
" Tuttavia, la persistente instabilità politica è una seria minaccia alla speranza di garantire ai bambini un futuro sereno. I partecipanti al processo di pace in corso ad Abuja dovranno prendersi le loro responsabilità anche da questo punto di vista. "

Tre milioni di bambini ostaggi della guerra

Ogni giorno, oltre 3 milioni di bambini in Darfur subiscono le conseguenze del conflitto armato in corso.
 
Malnutrizione, malattie e abusi sono i loro principali nemici. Nonostante le difficoltà, l'UNICEF e le altre organizzazioni umanitarie impegnate nell'area riescono a garantire assistenza e servizi sociali di base a 1,75 milioni di bambini che vivono nei campi di accoglienza e nelle città vicine.
 
Nei campi, il tasso di mortalità infantile è sceso sotto la soglia di allarme (questo crudo indicatore è fissato dagli esperti quando si hanno 0,79 decessi quotidiani ogni 10.000 bambini). Anche il tasso di malnutrizione è quasi dimezzato rispetto al 2004 (dal 21,8 all'11,9%).
 
Il problema ora è di come fare a raggiungere anche quegli 1,25 milioni di bambini che rimangono tagliati fuori dagli aiuti a causa dei pericoli che incombono, in alcune zone, anche sugli operatori umanitari e sul personale civile da loro assoldato.
 
" I bambini del Darfur meritano lo stesso premio - ossia, la pace - che è stato finalmente offerto ai bambini del Sud Sudan  [l'altra regione del paese tormentata per ben 21 anni da un conflitto che si è concluso soltanto nel maggio 2004]" conclude Ted Chaiban. " L'esito positivo dei negoziati di Abuja è la pietra su cui fondare la pace per questa regione ".

Dal sito: www.itablogs4darfur.blogspot.com/

L'ONU AUTORIZZA L'INVIO DI FORZE DI PACE IN DARFOUR

Il 31 Agosto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione che autorizza l'invio di forze di pace in Darfur, allo scadere il 30 settembre del mandato dell' Unione Africana, come unico mezzo possibile per proteggere i civili, dopo gli ultimi attacchi delle milizie paramilitari janjaweed e dell'aviazione regolare sui villaggi dei ribelli, con inevitabili gravi conseguenze per la popolazione civile. Rimane comunque determinante il consenso del governo di Karthoum. Una notizia che dà speranza a quanti stanno portando avanti la causa delle vittime civili del Darfur nei maggiori Paesi democratici del mondo, ma che non apre ancora a una effettiva risoluzione del dramma sudanese. Il governo sudanese ha infatti definito “illegale” la risoluzione dell'ONU. Russia e Cina hanno disertato le votazioni al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, confermando la loro vocazione anti-democratica e filo-totalitaria.
In tutto il mondo si stanno organizzando, per il 17 febbraio, in occasione del Global Day fo r Darfur, manifestazioni per ricordare le centinaia di migliaia di vittime civili di un conflitto che non accenna a spegnersi: da giugno 21.000 sudanesi si sono aggiunti alla triste conta degli sfollati, e il numero degli operatori umanitari uccisi da Maggio è salito a 11.

Da :La stampa

17/09/2006

ESTERI
TRAGEDIA DIMENTICATA. A GEREIDA LA PIÙ GRANDE CRISI UMANITARIA DEL PIANETA VIENE IGNORATA DA TUTTI E UN'INTERA POPOLAZIONE SI SENTE TRADITA DALL'ONU CHE NON RIESCE A MANDARE I CASCHI BLU.

Darfur, prigione a cielo aperto.
Centotrentamila profughi abbandonati agli squadroni della morte.

Dal sito: www.unicef.it

Il tuo aiuto per i bambini del Darfur

 

L'UNICEF è impegnato in Darfur in una difficile ed estesa azione di assistenza all'infanzia nei settori della sanità, della nutrizione, dell'istruzione e della protezione dell'infanzia.
 
Sin dall'inizio della crisi l' UNICEF è in prima linea nell'assistenza umanitaria alla popolazione del Darfur , in cooperazione con le altre agenzie ONU , con 39 Organizzazioni non governative e con le autorità locali.

Lo staff UNICEF , attualmente composto da 108 operatori (di cui 39 internazionali) è distribuito in varie sedi operative in Darfur occidentale, settentrionale e meridionale.

Dei 125 milioni di dollari necessari per la realizzazione dei programmi previsti per il 2005 e richiesti in un appello alla comunità internazionale, soltanto 56 sono effettivamente pervenuti . Grazie alla generosità dei suoi donatori, l' UNICEF Italia ha contribuito ai programmi in Darfur con oltre 1 milione di dollari nell'anno appena trascorso.
 
Anche tu puoi fare oggi stesso un gesto che contribuisce a salvare una vita:

  • con carta di credito, effettuando una donazione on line o telefonando all Numero Verde gratuito UNICEF: 800-745.000 con un versamento sul conto corrente postale n. 745.000 , intestato all'UNICEF Italia, causale "Emergenza Darfur"
  • con un bonifico bancario sul c/c n. 000.000.510051 , intestato all'UNICEF Italia, presso Banca Popolare Etica, CIN "R", ABI 05018, CAB 03200, causale "Emergenza Darfur"
  • effettuando una donazione presso una delle sedi dei Comitati regionali e provinciali dell'UNICEF in tutte le principali città italiane.

Un caro saluto.

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