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Enzo Biagi

ENZO BIAGI

Non rubano una mela ma l'intero podere

di Enzo Biagi

Nel nostro paese tutte le volte che si scopre una pentola, come per il calcio, si trova sempre del brodo cattivo

Giovedì 22 giugno ore 18 l'arbitro Archundia fischia la fine della partita tra Italia e Repubblica Ceca: due a zero. Noi agli ottavi contro l'Australia e la squadra del bravo Nedved a casa. Il migliore in campo: l'allenatore Marcello Lippi. Mi piace il lavoro che sta facendo con Francesco Totti, gli sta dando la possibilità di tornare in forma per le ultime partite, quelle che contano per la vittoria finale. Lippi sa che il campione romano può fare la differenza. Non sono un tecnico, non intendo discutere di strategie di gioco, anzi mi infastidiscono le telecronache quando sono zeppe di considerazioni specialistiche che rendono faticoso l'ascolto. Non mi interessa se la punizione è tirata di punta o di collo, mi interessa capire se è Andrea Pirlo che va a batterla perché so che spesso, quando calcia dal limite dell'area, la palla la butta dentro, e questo mi appassiona.

Mi piace il clima che l'allenatore ha creato nella squadra, ricorda l'Italia di Bearzot. Lo slancio di Gattuso verso Lippi, subito dopo il secondo goal, ne è la dimostrazione.

Ore 20 guardo il Tg1. Il servizio di apertura è dedicato al calcio, non alla vittoria degli azzurri ma alla decisione del procuratore federale di mandare sotto processo sportivo 26 tra dirigenti, arbitri e guardalinee, e di deferire quattro società, che rischiano di giocare in serie B il prossimo campionato. Attendo i nomi, ma la federazione calcistica, per privacy, nel comunicato ha deciso di non mettere né quelli delle persone né quelli delle società. Nelle edizioni successive si verranno poi a sapere perché dati alla stampa dagli avvocati difensori: grottesco. Questa decisione ha un nome solo: censura, un fallo da cartellino rosso nei confronti della gente da punire con il cartellino rosso. Il cittadino ha il diritto di essere informato e il giornalista di informare. Ma quando ci sono di mezzo i potenti, immediatamente scatta un meccanismo protettivo di cui dovremmo solo vergognarci.

Sono i risultati di cinque anni di martellamento berlusconiano contro: magistrati, in particolare alcuni, guarda caso, quelli di Milano; avvisi di garanzia; intercettazioni telefoniche, ecc. Qui però il distinguo è d'obbligo, perché ci sono quelle buone e quelle cattive. Sono buone quelle su Consorte e su Unipol, perché coinvolgono il capo dei Ds Piero Fassino, funzionano quelle che incastrano i mafiosi; sono cattive quelle su calciopoli, puttanopoli e vipgate, al grido: 'Bisogna rispettare la privacy', perché coinvolgono anche gli amici degli amici. E la gente chi la rispetta? Il diritto di essere informati dove lo mettiamo? In certe cose non può esistere la via di mezzo: o si è onesti o si è disonesti. Qui nessuno ruba la mela, che per chi ha fame potrebbe essere un'attenuante, qui si ruba l'intero podere. Il magistrato, però, deve sapere quello che sta facendo e anche il giornalista lo deve sapere, perché con poche parole si possono rovinare delle reputazioni.

Ma torniamo al calcio che è una storia antica che purtroppo si ripete. In origine è uno spettacolo, che fa discutere e che fa innamorare: la squadra, la maglia, il campione.

Il piacere di tifare per qualcosa che unisce e che divide. Poi i soldi sono diventati tanti, anzi troppi. Quando ci sono gli affari di mezzo, qualcosa cambia e si modifica, forse, in modo irrimediabile.

Nel nostro Paese tutte le volte che si scopre una pentola si trova sempre del brodo cattivo.

Dopo l'inchiesta del magistrato Saverio Borrelli le quattro squadre che rischiano sono: Juventus, Lazio, Fiorentina e Milan. La Juventus, oltre a scendere in B, potrebbe perdere anche gli ultimi due scudetti vinti. E al mio Bologna, che per causa di questi, per il momento solo presunti illeciti, è finito in serie B? Che succede?

Il danno causato alla società e al proprietario di allora, Giuseppe Gazzoni Frascara, che aveva più volte fatto denunce a una Federazione sorda, e che per non fallire ha dovuto cedere il Bologna? In che modo verranno risarciti?

Ero ragazzino quando la mia squadra faceva scuola in Europa, e si batteva con le grandi del football danubiano: parlo del Rapid di Vienna, o del Ferencvaros di Budapest. Per entrare al Littoriale, allora si chiamava così, dovevo ogni domenica andare a cercarmi un padre che mi facesse passare i cancelli perché era concesso l'ingresso gratuito ai bambini accompagnati dai genitori. Mi ricordo quando dalle mie parti si diceva: "Così si gioca solo in paradiso".

Ma questa, purtroppo, è un'altra storia.

Pubblicato da l'Espresso il 7 luglio 2006

 

 

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