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Enzo Biagi

ENZO BIAGI

Falcone e Borsellino tra i realisti Rai

di Enzo Biagi

Lo sceneggiato sull'attentato tolto dal palinsesto in forza della legge sulla par condicio. Ma anche Cuffaro, avversario di Rita, non è d'accordo

Ho conosciuto la signora Rita Borsellino: ha molto del fratello Paolo. Pacata, guarda negli occhi mentre parla, dà la sensazione di essere di fronte a una donna forte e sicura di quello che sta facendo. Nella vita fa la farmacista a Palermo, ma da quando morirono il giudice Borsellino e cinque agenti della scorta nell'attentato di via D'Amelio, si è impegnata nella società civile, per far sì che i giovani abbiano dentro di loro, come valore, il senso della giustizia, della legalità e della democrazia. Valori che, una volta adulti, permetteranno loro di fare giuste scelte per il bene di tutti.

Rita Borsellino con il suo lavoro all'interno di Libera, l'associazione fondata da don Luigi Ciotti, ha contribuito all'approvazione della legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia. E sono ormai tanti i giovani che sulle terre che erano dei mafiosi stanno lavorando e producendo.

Mi ha colpito molto una sua frase: "Ma dobbiamo dargliela vinta?". A queste parole appartiene lo spirito che anima la maggior parte dei siciliani, quelli che sentono il bisogno di riscatto, che hanno voglia di libertà, che aspirano a una società diversa per i loro figli e che desiderano essere guardati come un popolo che finalmente ha avuto il coraggio di alzare la testa. Come hanno fatto Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Peppino Impastato, Libero Grassi e altri 651 caduti, gente che ha perso la vita per lottare contro la mafia.

La signora Borsellino oggi è il volto nuovo della politica, ed è candidata per il centrosinistra alla presidenza della Regione Sicilia: è la rappresentante di quella società civile che si è ribellata ai vecchi schemi e all'omertà. Per il centrodestra si presenta il governatore uscente, Salvatore Cuffaro, esponente di spicco del partito di Pier Ferdinando Casini. Aggiungo: con qualche guaio con la giustizia a proposito di mafia. Si è sempre difeso dicendo: "Contro di me solo calunnie. Ho sempre messo in difficoltà, con l'operato del governo, la mafia siciliana".

Di lui Rita Borsellino ha detto: "La distanza tra me e Cuffaro non sta nei dettagli programmatici, ma nel modo stesso di concepire la politica: per lui si basa sulle clientele, per me sui diritti".

La storia di Rita Borsellino è semplice: una vita dedicata alla famiglia, a tre figli, al lavoro, alla fede, la domenica a messa, e poi l'impegno civile. Tutto questo potrebbe pagare il 28 maggio.

Qualche giorno fa, dopo una conferenza stampa, Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction, ha così spiegato perché la Rai ha deciso di non mandare in onda lo sceneggiato su Giovanni Falcone: "C'è una legge sulla par condicio da rispettare: insieme a Giovanni Falcone è protagonista anche Paolo Borsellino e sua sorella Rita è candidata in Sicilia".

Si è scatenato il finimondo, sono intervenuti alcuni consiglieri di amministrazione contro questa decisione; il presidente Claudio Petruccioli ha accusato il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce: "Infondato qualsivoglia riferimento alla par condicio, un danno d'immagine e pratico all'azienda. La par condicio non può certo essere estesa ai legami familiari tra un martire della mafia e una candidata alle prossime elezioni regionali siciliane".

Del Noce ha replicato dando la colpa agli stravolgimenti dei palinsesti che hanno impedito la messa in onda a marzo. Mi chiedo: perché a marzo quando l'anniversario della strage di Capaci è il 23 maggio? Il direttore di Raiuno a sua discolpa ha aggiunto che della questione era stato informato il direttore generale Alfredo Meocci, il quale, a sua volta, ha replicato: "Mai informato da nessuno sulla necessità di rinviare la fiction per la legge della par condicio".

Su quest'ultima brutta pagina per l'immagine della Rai sono intervenuti i due contendenti in Sicilia. Rita Borsellino: "È incredibile, è inverosimile pensare di poter strumentalizzare due figure come quelle di Falcone e Borsellino. È mancanza di rispetto, non tanto per me, ma nei confronti loro e dell'intelligenza e della sensibilità degli italiani". Totò Cuffaro: "La fiction su Giovanni Falcone non andava sospesa; assieme a Paolo Borsellino, Falcone rappresenta un patrimonio di tutti".

Bisogna dare atto che Saccà, ancora una volta, è stato più realista del re.

Pubblicato da l'Espresso il 26 maggio 2006

 

 

 

 

 

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