ENZO BIAGI
La grande lezione di Carlo Azeglio
di Enzo Biagi
Ciampi rimarrà nella storia il presidente di tutti e per questo lascia un'eredità pesante al suo successore
Carlo Azeglio Ciampi ha detto no al secondo settennato, ha detto no a quelli che lo stavano tirando per la giacca, ha detto no a chi ha tentato di strumentalizzarlo. Tutti i giornali hanno titolato 'Il grande rifiuto di Ciampi'. Il presidente ha solo confermato quello che aveva detto già da parecchio tempo. Fino all'ultimo una lezione di stile. Nel suo momento di maggior popolarità Ciampi (in quanti al suo posto si sarebbero comportati così?) ha detto: "La Repubblica non è una monarchia". Poi con grande sincerità ha confidato di aver paura di non possedere l'energia, vista l'età avanzata, per affrontare questo compito. Lo capisco bene: siamo nati tutti e due nel 1920 e dopo l'8 settembre del 1943 ci siamo trovati a combattere i nazifascisti nel Partito d'Azione. A Carlo Azeglio Ciampi dobbiamo essere tutti grati perché ha tenuto alto il nome dell'Italia quando altri andavano in giro per il mondo a dare del kapò a qualcuno o a raccontare barzellette, o, peggio ancora, a fare le corna.
In questi sette anni, ho avuto l'onore di chiacchierare ogni tanto con lui e mi sono permesso di consigliargli di tenere un diario. Penso che sarebbe una lettura appassionante e capiremmo meglio questi ultimi anni. Io gli sono grato per tante cose, ma in particolare per aver difeso, per quello che il ruolo gli ha permesso, la Costituzione, di fronte al governo di Silvio Berlusconi. Per sei volte ha rimandato alle Camere una legge già approvata perché l'ha ritenuta anticostituzionale, come la riforma dell'ordinamento giudiziario proposta dall'ex ministro alla Giustizia, il leghista Roberto Castelli. Gli sono grato anche per aver appoggiato le mani sulla bara, avvolta nella nostra bandiera, di uno dei giovani carabinieri morti a Nassiriya in quell'inutile guerra in Iraq. Un gesto a nome di tutto il Paese.
Non molto tempo fa, disse: "Il 1945 è un anno davvero denso di ricordi per quelli della mia generazione, è l'anno del ritorno di tutta l'Italia alla libertà, alla democrazia, l'anno in cui risorse una stampa libera e una radio libera. Il 25 aprile segnò la fine della guerra e la riunificazione della patria". Il presidente era davanti a una platea di giornalisti e aggiunse: "Forse per voi non è facile comprendere appieno quel che volle dire la rinata libertà di stampa, non soltanto per i giornalisti, ma per tutti noi, per tutta la società. In quelle giornate, in quei giornali e nelle trasmissioni radio di quel tempo, ha le sue radici la vostra libertà. Non lo dimenticate mai". Infine, a livello personale, gli sono ancora grato quando scoprì a Gaggio Montano, un paese delle mie parti, sull'Appennino tosco-emiliano, una lapide in memoria del capitano Toni, Toni Giuriolo, medaglia d'oro al valor militare, partigiano, comandante di una Brigata Matteotti.
Carlo Azeglio Ciampi diventò presidente il 13 maggio 1999. Poco tempo prima, quando era ministro del Tesoro e del Bilancio e già si parlava di lui come probabile inquilino del Colle, in un'intervista mi disse: "Io ho avuto molto, tanto, dal mio Paese e dai miei concittadini. Sono stato tredici anni, anzi quattordici, governatore della Banca d'Italia, un anno presidente del Consiglio, sono tre anni che faccio il ministro e ho avuto la soddisfazione di veder realizzato quello che era un sogno, politico più che economico, con la nostra entrata in Europa e la circolazione della moneta unica. Cosa posso chiedere di più? Ho avuto già abbastanza, mi accontento, mi creda". In quell'incontro parlammo di tante cose, anche della disaffezione degli italiani per la politica. Questo il commento di Ciampi: "La colpa è di tutti quanti noi, che non siamo evidentemente capaci di proporre valori, di proporre obiettivi in cui gli italiani si sentano impegnati. Chi governa deve avere la capacità di individuare i bisogni, di dare dei traguardi verso i quali i cittadini si sentano stimolati e di avere poi la forza e la determinazione di raggiungerli".
Riflessioni, nonostante il tempo passato, di grande attualità. Carlo Azeglio Ciampi rimarrà nella storia dell'Italia repubblicana come il presidente di tutti e questo vuol dire lasciare anche un'eredità pesante al suo successore. Grazie, quindi, signor presidente, e tanti auguri per la vita che d'ora in avanti sarà più serena, circondato dai suoi affetti e con la compagnia dei suoi libri. Ma auguri anche al nuovo presidente della Repubblica, soprattutto perché tenga a mente la lezione di chi al Quirinale è stato prima di lui. Non vorremmo avere rimpianti.
Pubblicato da l'Espresso il 12 maggio 2006
|