ENZO BIAGI
Un consiglio ai giovani colleghi
di Enzo Biagi
Il monumento alla Libertà di stampa inaugurato a Conselice ricorda la Resistenza ma parla ai giornalisti di oggi
È vero: c'è una stagione della vita in cui, più delle speranze, contano i ricordi. E come ha detto un grande scrittore non bisogna averne paura. Appartengo a una generazione nata subito dopo la Prima guerra mondiale e che ha pagato il conto della Seconda. Questi appena passati sono stati i giorni della memoria: il 25 aprile con l'anniversario della Liberazione, ma soprattutto il 22, perché in un piccolo comune della Bassa Romagna, Conselice, provincia di Ravenna, è stato inaugurato il monumento alla Libertà di Stampa. Nella piazza è stata sistemata una vecchia 'pedalina', la macchina che veniva usata una volta nelle stamperie. Ma, durante la guerra di Liberazione, le stamperie erano più che altro clandestine, soprattutto in quella zona, e sfornavano, oltre a migliaia di volantini, addirittura 12 testate, tra cui 'l'Avanti', 'l'Unità', 'La Voce Repubblicana', 'Noi donne' e i giornali delle Brigate partigiane come 'Il Garibaldino' e 'Il Combattente'.
Nessuna di queste tipografie clandestine fu mai scoperta e il monumento voluto dall'Anpi, dalla Federazione nazionale della Stampa e dal Comune di Conselice è dedicato a quei 140 tra donne, uomini e ragazzi che, rischiando la vita, portarono avanti la loro guerra di libertà. Mi sento vicino a quella gente perché i 14 mesi in cui ho fatto il partigiano sono il periodo che ricordo con più orgoglio, ma anche con tanti rimpianti. Ripensare alla vecchia 'pedalina' mi fa rivivere quei giorni: avevo 24 anni e molte illusioni. Ognuno di noi portò nella Brigata non solo le sue idee e la sua storia, ma anche le proprie capacità e quello che faceva nella vita. Così, io che non ero uno stratega e di campagne militari conoscevo solo quelle napoleoniche, pensai che era importante raccontare la situazione del nostro Paese e i principi che ci avevano spinto a combattere i nazifascisti.
Da due anni ero giornalista professionista, così con i pochi mezzi che avevamo, feci un giornale, 'Patrioti', due pagine che stampavamo oltre il fronte, a Porretta Terme. Ne uscirono tre numeri. Non avemmo la fortuna dei compagni di Conselice perché la nostra tipografia una notte fu perquisita, ma grazie a Dio la stampa e la consegna del nostro foglio erano avvenute meno di 24 ore prima. Il primo numero uscì il 22 dicembre 1944; accanto al logo della testata, dove oggi viene messa la pubblicità, scrissi: Esercito Partigiano, Divisione Bologna. L'editoriale portava come titolo 'Perché l'Italia viva'.
Cominciava così: "Ciò che hai fatto non sarà dimenticato. Né i giorni, né gli uomini possono cancellare quanto fu scritto col sangue. Hai lasciato la casa, tua madre, per correre alla montagna. Ti han chiamato 'bandito', 'ribelle'; la morte e il pericolo accompagnavano i tuoi passi. Scarpe rotte, freddo, fame, e un nemico che non perdona. Sei un semplice, un figlio di questo popolo che ha sofferto e che soffre: contadino o studente, montanaro od operaio. Nessuno ti ha insegnato la strada: l'hai seguita da solo, perché il cuore ti diceva così. Molti compagni sono rimasti sui monti, non torneranno. Neppure una croce segna la terra dove riposano. La tua guerra è stata la più dura, tanti sacrifici resteranno ignorati. Contadino o studente, montanaro od operaio, ti sei battuto da soldato. E da soldato sono caduti coloro che non torneranno. Giosué Borsi, poeta e combattente, lottò e cadde per un'Italia più grande, ma soprattutto 'per un'Italia più buona'. Anche tu vuoi che da tanti dolori nasca un mondo più giusto, migliore, che ogni uomo abbia una voce e una dignità. Vuoi che ciascuno sia libero nella sua fede, che un senso di umana solidarietà leghi tutti gli italiani tornati finalmente fratelli. Vuoi che questo popolo di cui sei figlio viva la sua vita, scelga e costruisca il proprio destino. Non avrai ricompense, non le cerchi. Sarai pago di vedere la patria, afflitta da tante sciagure, risollevarsi. Uno solo è il tuo intento: perché l'Italia viva".
Lo firmerei ancora e sono grato a tutti quelli che hanno voluto ricordare con il monumento di Conselice quanto è importante, per la democrazia, una stampa libera. E mi permetto un consiglio ai miei giovani colleghi, soprattutto alla luce di quanto, nel nostro mestiere, è successo in questi ultimi anni: andate a vedere la 'pedalina' e riflettete sull'epigrafe dettato da Giampiero Saviotti: 'Donne e uomini della Resistenza contro la dittatura fascista e gli invasori nazisti fecero vivere la libertà di stampa conquistando insieme l'unità della Patria, la democrazia, la Costituzione, la pace tra i popoli'.
Pubblicato da l'Espresso il 28 aprile 2006
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