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Enzo Biagi

ENZO BIAGI

Aforismi

Enzo Biagi

- La democrazia è fragile, e a piantarci sopra troppe bandiere si sgretola.

- È difficile non desiderare la donna d'altri, dato che quelle di nessuno, di solito, sono poco attraenti

- Quando sento dire che uno è considerato un innovatore perché decide di leggere il telegiornale in piedi, è come se ti chiedessero se scrivi con la biro o con la macchina, e quanto questo influisce.

- Ho sempre creduto che, se c'è un posto al mondo dove non esistono le razze questo è proprio l'Italia: infatti le nostre antenate ebbero troppe occasioni di intrattenimento.

- La società è permissiva nelle cose che non costano nulla.

- Dopo tre apparizioni in video, qualunque coglione viene intervistato, dice la sua e anche quella degli altri.

- Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano sempre due o tre. quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino.

- A Milano gli affari si combinano con un colpo di telefono, a Palermo anche con un colpo di lupara.

- I giornali sarebbero ansiogeni? Ma la Bibbia non comincia forse con un delitto?

- Si può essere a sinistra di tutto, ma non del buon senso.

- La mia generazione trovava eccitante leggere un'edizione della Divina Commedia con le illustrazioni del Doré. Adesso sui muri c'è scritto " CULO BASSO BYE BYE ". Capisce che è un po' diverso?

 

Riflessione su Berlusconi : prima parla, poi  pensa...

Le parole e chi ne abusa
di Enzo Biagi

Mi scuso, come cittadino italiano, per le stravaganze verbali del nostro presidente del Consiglio, ma qualche volta prima parla e poi pensa. Crede, per esempio, che il fratello di Romolo si chiamasse Remolo, che il «kapò» sia un termine pugilistico. Qualche tempo fa voleva andare a salutare «papà Cervi», deceduto nel 1970. Ma è stato eletto democraticamente, cioè lo abbiamo voluto, ed è risaputo che ogni popolo ha il governo che si merita. Il nostro è guidato dall'onorevole Berlusconi, e in certi momenti si ha l'impressione, vedi quello che è successo a Strasburgo dove ha chiamato i suoi colleghi «turisti della democrazia», si ha la sensazione che gli manchino le basi per esercitare certe funzioni, e che non bastino certi tacchi per rimediare l'altezza.
Secondo «Le Figaro», il Berlusca, come viene chiamato cordialmente, «fa saltare il costume diplomatico», e «il cancelliere tedesco ha accettato le scuse del primo ministro italiano». È in discussione, secondo la stampa straniera, la sua capacità a guidare nei prossimi sei mesi l'Europa.
Certo, senza guardarsi in giro, basta vedere come Berlusconi tratta con disprezzo la magistratura del nostro Paese. Non è solo urgente la necessità di «abbassare i toni», ma di tacere. È vero che Dio ha dato all'uomo il dono della parola, ma Berlusconi ne approfitta. Ha perfino l'intervistatore di fiducia: non ama le domande così dette «provocatorie» ma neppure i monologhi possono essere presentati come colloqui.
Appena arrivato a Palazzo Chigi Berlusconi si è comportato come se fosse entrato in «ditta»: ha risolto con un tratto di penna i suoi casi, tipo «falso in bilancio», il che autorizzerebbe noi sudditi a presentare la prossima dichiarazione dei redditi con qualche aggiustamento.
Ancora una conferma che la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno di più. Quando noi eravamo scolaretti insegnavano che tra i peccati gravi c'è la bugia: se la dico io sono un mentitore, se la dice un politico è uno stratega.

5 novembre 2003

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