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Neue Zurcher Zeitung

Di Nicoletta Wagner,
SVIZZERA

Deve'essere un incurabile ottimista chi pensa che le imminenti elezioni in Italia abbiano qualcosa a che fare con la speranza di nuove idee e di un vento nuovo per il paese: di facce nuove non c'è traccia.

Le italiane e gli italiani si trovano nella poco invidiabile situazione di dover scegliere tra due coalizioni che nelle ultime due legislature hanno dato prova delle loro incapacità più che delle loro capacità.
Per giunta il duello tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi, capo della Casa delle libertà, è un déjà-vu: il professore di Bologna ha già battuto il magnate dell'informazione nel 1996.

A queste elezioni Prodi si presenta con lo stesso handicap della volta scorsa, cioè la mancanza del controllo assoluto
sulla coalizione di centrosinistra.
Privo di un suo partito che lo sostenga, è tuttora "ospite", per così dire, della moltitudine di raggruppamenti che compongono il centrosinistra, e resta in balìa degli umori e dei capricci dei vari leader di partito.
È la stessa situazione che si era creata durante il suo primo governo.

Quando nel 1998 il partito di Fausto Bertinotti, Rifondazione comunista, tolse il suo appoggio al governo, l'allora capo dei Democratici di sinistra, Massimo D'Alema, nutriva mire troppo ambiziose alla poltrona di palazzo Chigi per spendere energie nella difesa di Prodi.

Oggi il postcomunista Bertinotti è di nuovo in gioco, e anche gli esponenti della coalizione sono gli stessi.
Negli ultimi anni il centrosinistra ha cercato di rilanciarsi in vari modi, cambiando nome alla coalizione o a qualche alleato: ma non c'è stato nessun autentico rinnovamento, né delle persone né del programma.
Nessuno ha tratto le debite conclusioni dalle sconfitte di quella legislatura, e niente garantisce che il centrosinistra sarà più stabile se tornerà al governo.

Destinati all'instabilità?
Del resto la stabilità non sarebbe garantita neanche da un'eventuale vittoria del centrodestra.
Certo, Berlusconi è riuscito a portare a termine un'intera legislatura. Ed è anche vero che è sembrato l'unico in grado di tenere in qualche modo insieme i suoi eterogenei alleati.

Ma dietro la bella facciata della Casa delle libertà, le rivalità, le divergenze di vedute e gli episodi imbarazzanti che hanno avuto come protagonisti alcuni suoi ministri - la lista dei dimissionari è tutt'altro che corta - hanno provocato varie turbolenze che hanno avuto l'intensità di veri e propri uragani.
Come se non bastasse, nel centrodestra si è diffuso sempre più il malcontento nei confronti di Berlusconi, che pur con tutte le sue giustificazioni, non è riuscito a nascondere i fallimenti, le occasioni perdute e le promesse non mantenute.

L'uso della giustizia
I rimproveri che si possono muovere a Berlusconi sono molti e gravi.
Il conflitto d'interessi e i processi in corso a suo carico lo mettevano in difficoltà già nel 2001, ma nei cinque anni del suo governo la situazione è ulteriormente peggiorata.
Non solo quei conflitti sono tuttora irrisolti: senza vergogna né scrupoli, il Berlusconi premier ha usato il suo potere in parlamento a vantaggio del Berlusconi privato cittadino.

Il legame tra gli affaristi vicini all'uomo più ricco d'Italia e la politica è stato dimostrato da una legge sull'editoria che invece di garantire il pluralismo dell'informazione favorisce le aziende di Berlusconi e della sua famiglia.

Altrettanto inaccettabile, in una democrazia, è stato l'uso che il governo ha apertamente fatto del suo potere in materia di giustizia.
Lo zelo riformatore - tanto più impressionante in quanto completamente assente in altri settori - ha avuto come principale obiettivo quello di neutralizzare i processi in corso contro il premier grazie a leggi ad personam che lo hanno messo al riparo dall'azione di pubblici ministeri e giudici.

Rientra in questo quadro di intrecci illeciti e di favoritismi anche il fatto che alcuni degli avvocali alle dipendenze di Berlusconi facciano parte della commissione parlamentare di giustizia.

Non c'è posto ai vertici di un paese per chi considera giusto un simile modo di governare.

Gli affari poco chiari, i sospetti - tutt'altro che dissipati -di macchinazioni disoneste, i processi già conclusi e quelli ancora in corso, la mancanza di un'etica politica rendono Berlusconi incompatibile con la carica di presidente del consiglio.

Il premier ha arrecato danni considerevoli allo stato di diritto e alla cultura democratica italiana, mentre la sua prima preoccupazione avrebbe dovuto essere quella di conquistare il rispetto per il suo paese rafforzarlo.

L'Italia non può permettersi altri cinque anni di Berlusconi.

Malgrado la sua coalizione traballante, Prodi - il professore bolognese dallo stile un po' demode - ha un vantaggio rispetto al ricco e famoso showman del centrodestra che dopo cinque anni si presenta agli elettori miracolosamente ringiovanìto:
forse Prodi non ha un programma del tutto convincente, ma di certo può contare su integrità, serietà e credibilità personale.

 

 

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