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Il Cavaliere offshore e i coniugi  Mills

06.03.2006

Peter Gomez Leo Sisti

Suo padre, Kenneth Mills, era una spia al servizio della Corona. Alla fine della guerra dirigeva le operazioni dell'M15 da Gibilterra. Poi venne trasferito in Giamaica e da lì, secondo una leggenda familiare, organizzò al fianco di Fidel Castro un primo tentativo fallito di rivoluzione a Cuba. Sua cognata, Barbara Mills, fino al 1992 è invece stata la direttrice del Serious Fraud Office (Sfo), l'ufficio antifrode e riciclaggio del Regno Unito. Ovvero quella sorta di guardia di finanza d'Oltremanica che, paradossalmente, a partire dal 1996 si troverà ad indagare proprio su di lui: David Mackenzie Mills, l'avvocato inglese di 61 anni, ora accusato di aver testimoniato il falso nei processi contro Silvio Berlusconi in cambio di una tangente da almeno 600 mila dollari.

Un'accusa pesante per Mills, che minaccia d'interrompere bruscamente anche la carriera politica di sua moglie, Tessa Jowell, il potente ministro della Cultura, dei media e dell'informazione del governo di Tony Blair, sposata in seconde nozze 27 anni fa, quando sia Barbara che David erano consiglieri comunali a Londra nel quartiere di Camden. La signora Jowell, infatti, nel 2001 mise la propria firma, accanto a quella del marito, sulla richiesta d'accensione di un'ipoteca sulla loro casa di Londra. Un documento poi servito per avviare un complesso meccanismo grazie al quale furono fatti entrare discretamente in Gran Bretagna i 600 mila dollari. A scoprirlo è stato il Sunday Times che, domenica 26 febbraio, ha così smascherato le bugie della coppia fino a quel momento ferma nell'assicurare: «Le nostre finanze sono assolutamente separate».

Ma come e perché David Mills sarebbe stato pagato? E perché la procura nel suo capo d'imputazione parla di una tangente di «almeno» 600 mila dollari? In ballo ci sono anche altri soldi? Per cercare di capirlo bisogna fare un passo indietro di dieci anni e andare al 1995, quando le prime indagini dei magistrati milanesi portano alla scoperta di un finanziamento illecito da 21 miliardi di lire versato nel 1991, tramite il conto estero All Iberian, da Silvio Berlusconi a Bettino Craxi. In quei mesi il futuro del Cavaliere sembra nero. In ballo ci sono diverse inchieste: quelle per corruzione della guardia di finanza, quelle sulle false fatture di Publitalia, quelle sulla violazione della legge Mammì che impediva alla Fininvest di possedere Telepiù e quelle su una serie di presunti falsi in bilancio riguardanti il Milan e altre società.

Un bel problema per Berlusconi, che proprio in quel periodo sta tentando di portare in Borsa la neonata Mediaset. Dalla Svizzera, rogatoria dopo rogatoria, arrivano però notizie di ogni tipo: prime fra tutte quelle sull'esistenza di una serie di società offshore sulle quali, come verrà stabilito di lì a poco, sono stati accantonati fondi neri per 1.500 miliardi di lire. Come si può sperare di ottenere l'ok alla quotazione in quelle condizioni? Berlusconi gioca così su due tavoli. Da una parte utilizza il suo ruolo politico di leader di Forza Italia per ottenere l'assenso all'ingresso in piazza degli Affari, a Milano, dalle principali istituzioni finanziarie. Dall'altra, secondo l'accusa, fa di tutto per limitare i possibili danni causati dalle indagini. Come? Per prima cosa dispone la chiusura della vecchia rete delle società offshore. Poi interviene direttamente su chi quella rete l'aveva creata: cioè David Mills. Nel luglio del 1995, come risulta da un documento scoperto a Londra dai magistrati di Milano, Berlusconi e Mills si incontrano al Garrick Club della City e qui discutono dell'arcipelago delle società estere. In quell'occasione, stando a quanto dirà Mills ai propri soci di studio, il Cavaliere lo autorizza a trattenere circa due milioni e mezzo di sterline ancora parcheggiati sui conti dell'Horizon Limited, una delle principali società estere del gruppo. Il denaro di Horizon, considerato da Mills un «dividendo» (l'offshore era formalmente una sua società), tra agosto e settembre, viene depositato su un conto aperto a Jersey. Poi, nel marzo del 1996, viene fatto rientrare a Londra e Mills paga circa un milione di sterline di tasse.

La situazione però è tutt'altro che tranquilla. Le indagini procedono a pieno ritmo. A novembre è stata scoperta la prima tranche della mazzetta versata da Berlusconi a Craxi e ci sono stati i primi arresti. Solo Giorgio Vanoni, il responsabile del comparto estero del gruppo, descritto da Mills come «l'uomo di fiducia della famiglia Berlusconi» è riuscito a scappare rifugiandosi per sette mesi tra Svizzera e Gran Bretagna. Il marito di Tessa Jowell è preoccupato. Quando è scattato il blitz, per telefono ha anche parlato in piena notte con Berlusconi. Il Cavaliere, che pubblicamente sosterrà sempre di non aver mai versato denaro a Craxi, con il suo avvocato è stato particolarmente franco. Lo si evince da un altro appunto in cui Mills riassume ai partner di studio l'esito del colloquio: «Quando ho parlato con Berlusconi giovedì notte lui ha insistito che le più recenti contestazioni erano motivate politicamente. [ ... ] Al tempo del pagamento, alla fine del 1991, Craxi non era primo ministro. Quindi l'unica accusa che può essere fatta è che ci fu un contributo a un partito politico che non fu dichiarato. [ ... ] Naturalmente in questo paese non sarebbe assolutamente un reato, come Berlusconi ha insistito a indicarmi».

Una simile confidenza non deve stupire. Di Mills quelli della Finivest sanno di potersi fidare. Tanto che il 22 dicembre del '95 (ma questo verrà scoperto solo 8 anni dopo) Vanoni gli invia dalla latitanza un memoriale di 22 pagine dal quale emerge come il manager avesse tentato di accordarsi con Mills per fornire agli inquirenti una versione di comodo. L’idea, proposta dallo stesso Mills, era quella di dichiarare che molte delle società offshore Fininvest erano di sua proprietà. «Ho riflettuto sul tuo progetto», scrive Vanoni a Mills, «e ritengo che possa essere un'ottima soluzione se è accettabile e credibile che tu abbia ricevuto ingenti finanziamenti dal gruppo. Questa è una cosa basilare per fare stare in piedi un progetto, perché ci sono operazioni ancora in corso e per importi rilevanti per le quali occorre dare una dimostrazione di dove sono arrivati i soldi che, vista l'entità, non credo che si possano far risalire a tue risorse». Segue poi un elenco puntuale di buona parte degli affari condotti dalle varie società. Si tratta in pratica di una lunga confessione, nella quale Vanoni ammette, tra l'altro, che Berlusconi in spregio alla legge Mammì, controllava attraverso il suo amico Renato Della Valle la quasi totalità del capitale sociale di Telepiù; che aveva prestato 10 miliardi di lire al presidente e fondatore dell'Auditel Giulio Malgara; che aveva violato le leggi antitrust spagnole (Telecinco); e che, attraverso le offshore, aveva effettuato rilevanti acquisti di titoli Standa e Rinascente senza darne comunicazione alla Consob. Il memoriale Vanoni è insomma un documento che, se scoperto nel 1996, avrebbe avuto effetti politici e giudiziari devastanti. Ma Mills lo fa sparire.

Quello che sta accadendo nello studio del marito di Tessa Jowell non sfugge però agli 007 inglesi. Per ironia della sorte le spie della regina vengono a sapere che il figlio di un loro collega gestisce una serie di società occulte, tra cui All Iberian, definite «di proprietà di Silvio Berlusconi». E lo comunicano ai primi di gennaio del 1996 alla guardia di finanza italiana. Scatta la rogatoria. Martedì 16 aprile, alle 10 di mattina, gli uomini del Serious Fraud Office, entrano a Sceptre House, 169 di Regent Street, poco lontano da Piccadilly Circus. Presenti al «raid» (perquisizione, in inglese) anche un dirigente della Digos di Milano e due ufficiali delle fiamme gialle. Oggetto della spedizione: gli uffici della Edsaco Ltd, una società di consulenza del gruppo svizzero Ubs, che nel 1995 ha rilevato proprio da Mills la Cmm Corporate Services, per anni cassaforte della contabilità più riservata della Fininvest.

Tutto bene, insomma? No, perché quella che dovrebbe essere una perquisizione in realtà si risolve in una semplice consegna di documenti. David Mills, forse anche perché cognato dell'ex capo del Serious Fraud Office, viene considerato un professionista al di sopra di ogni sospetto. Tutti si fidano della sua apparente e dichiarata volontà di collaborare. Così il legale evita di dare agli investigatori migliaia di pagine di documenti, tra i quali quelli relativi alle transazioni sui diritti tv. Carte scottanti che se scoperte in quel momento avrebbero segnato il de profundis per la quotazione di Mediaset. Come si sarebbe potuto quotare una società che aveva gonfiato per centinaia di milioni di euro la propria library cinematografica?

Contemporaneamente prendono letteralmente il volo verso la Svizzera le carte che dimostrano che Century One e Universal One, due offshore utilizzate per intermediare le pellicole acquistate negli Usa, non appartengono a «ex dirigenti delle major americane» come dichiarato dalla Fininvest ai propri revisori dei conti, ma, attraverso un sistema di trust, a Marina e Piersilvio Berlusconi, i due figli del Cavaliere. Il 19 aprile del '96, esattamente tre giorni dopo la consegna delle «carte inglesi» agli investigatori, i documenti riguardanti Century e Universal – più quelli di una terza offshore - vengono presi in consegna da Paolo Del Bue, il fiduciario svizzero della famiglia Berlusconi. In questo modo, secondo l'accusa, almeno fino al 1998, circa 170 milioni di euro verranno sottratti (gonfiando il costo dei film grazie all'intermediazione fittizia di Century e Universal) dalle casse della società ormai quotata e finiranno invece nelle tasche dei familiari del presidente del Consiglio.

Tutto il resto (35 scatoloni) è invece trasportato negli archivi di Withers Solicitors, il nuovo studio legale dove Mills si è trasferito. Ma quel materiale è una bomba a orologeria. E così dopo soli 5 giorni, ecco un nuovo trasloco. I faldoni vengono messi in mano ai revisori dei conti di Rawlinson & Hunter, dove vengono presi in consegna da Bob Drennan, un commercialista diventato ora uno dei principali accusatori del marito di Tessa Jowell. Ma non basta. Mills, secondo l'accusa, fa di più e di peggio. Da una parte prende tempo opponendosi in tribunale alla trasmissione in Italia della documentazione sequestrata. E cosi permette a Mediaset di quotarsi senza problemi nell'estate del '96. Dall'altra, ascoltato come testimone in dicembre a Milano, nell'ambito delle prime indagini sui bilanci Fininvest, mente su tutta una serie di circostanze, due delle quali ritenute fondamentali. La prima: non fa cenno al colloquio telefonico avuto con Berlusconi durante il quale il Cavaliere gli spiegò che davvero la società All Iberian era servita per finanziare Bettino Craxi estero su estero. La seconda: continua a sostenere che Century One e Universal One, le due offshore utilizzate dalla famiglia del Cavaliere per sottrarre fondi alle casse del gruppo, non sono in alcun modo riconducibili a Berlusconi.

Tutto sarebbe filato liscio, se a un certo punto Mills non si fosse messo a discutere con i colleghi di studio. Visto che i due milioni e mezzo di sterline ricevuti a titolo di «dividendo» erano stati considerati proventi d'attività professionale (Mills ci ha pagato sopra le tasse), bisogna spartirli con i partner. E qui cominciano i problemi. Dell'esistenza di quei soldi gli altri avvocati vengono informati solo nel giugno del 1996 (cioè tre mesi dopo il loro arrivo in Inghilterra e quasi un anno dopo l'incontro con Berlusconi al Garrick club) e non la prendono bene. Ma ecco come lo stesso Mills riassume l'accaduto in una lettera inviata il 2 febbraio del 2004 al suo commercialista Bob Drennan: «Caro Bob, in breve i fatti rilevanti si possono così riassumere: nel 1996 mi sono ritrovato con un dividendo di circa 1,5 milioni di sterline, al netto delle tasse e degli onorari dovuti, proveniente dalle società di Mr B. Ogni mia azione è stata condotta a titolo personale: io mi sono accollato tutti i rischi tenendone lontani i miei soci. Saggiamente o meno, ho informato i miei soci di quello che avevo fatto e [ ... ] loro insistettero sul fatto che la transazione avrebbe dovuto essere trattata alla stregua di un profitto della società. Per evitare controversie legali (ci eravamo appena fusi con Withers) acconsentii a depositare la somma nella mia banca fino al momento in cui loro si fossero convinti che non sarebbe più stata reclamata da terzi. Nel 2000 fu chiaro che non ci sarebbe stata nessuna domanda da parte di terzi (io ne ero sempre stato perfettamente consapevole) ed i soldi furono prelevati dalla banca e distribuiti; io mi tenni poco meno di 500 mila sterline su quelli che erano ormai diventati 2 milioni di sterline. Così tutti quei rischi e costi per un magro compenso. Il costo più grosso fu quello di lasciare Withers.

Nel 1998-1999 e 2000 lavorai autonomamente ed era evidente che i processi sarebbero proseguiti, ci sarebbero stati avvocati da pagare e ci sarebbe sempre stato il rischio di essere accusato di qualcosa.

[ ... ] Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. Erano consapevoli, in particolare, di come i miei soci si fossero intascati la maggior parte del dividendo; sapevano bene che il modo in cui io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato) avesse tenuto Mr B. fuori da un mare di guai nei quali l'avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All'incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi, che avrei dovuto considerare come un prestito a lungo termine o un regalo: 600 mila dollari furono messi in un hedgefunde mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione, se ne avessi avuto bisogno. [ ... ] Per ovvie ragioni (io in quel momento ero ancora un testimone dell'accusa ma la mia testimonianza era già stata resa) era necessario che tutto fosse fatto con discrezione». Quando il 18 luglio del 2004, in procura a Milano, viene esibita a Mills la lettera, il marito di Tessa Jowell, crolla. E ammette: «Nell'autunno del '99 Carlo Bernasconi [il responsabile dell'acquisto dei diritti tv] mi disse che Silvio Berlusconi, a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro». Anche se insiste nel sostenere che quel denaro non era una tangente, la sua è una confessione in piena regola. Su un punto però resta sul vago. Il percorso esatto seguito dai soldi. Con tutta probabilità si rende conto che, se fosse stato troppo preciso, avrebbe finito per parlare anche del ruolo ricoperto da sua moglie al momento del rientro dei capitali in Inghilterra. Il 7 novembre del 2004, si ripresenta così in procura e, dopo essersi inutilmente proposto come confidente, consegna un memoriale con cui tenta di ritrattare la sua confessione. Sostiene che i 600 mila dollari gli furono consegnati da un altro cliente italiano, Diego Attanasio un armatore condannato a Salerno in primo grado per corruzione. Consegna dei nuovi documenti e cita come testimoni in proprio favore anche due altri clienti: Flavio Briatore e Paolo Marcucci (il fratello di Marialina, la vicepresidente della regione Toscana oggi alla testa del consiglio di amministrazione dell'Unità).

Ma i tre interrogati, lo smentiscono su tutta la linea. Pure Mills, del resto, alla propria ritrattazione sembra credere poco. Tanto che nella memoria giustifica così la lettera-confessione al proprio commercialista e le sue prime dichiarazione ai pm: «All'epoca, per una ragione di scrupolo che oggi faccio in parte fatica pure io a comprendere, avevo ritenuto opportuno occultare il nome del soggetto che effettivamente mi aveva corrisposto la regalìa, e al suo posto avevo individuato un altro mio amico, Carlo Bernasconi, che ritenevo altrettanto credibile come fonte del regalo». Più che una spiegazione, un tentativo maldestro di prendere tempo.

Cronologia della vicenda  Mills – Berlusconi

  • 20 novembre 1997 – Nell’aula del processo per le Tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, Mills risponde di aver appreso dai giornali della vicenda legata all’inchiesta All Iberian, la società off-shore indicata come “tesoreria” esterna e parallela al gruppo Fininvest, attraverso la quale si muovevano capitali destinati ad esponenti politici.
  • 12 gennaio 1998 -  Processo All Iberian. Durante la deposizione, David Mills afferma di non essere in grado di dire nulla riguardo l’effettiva proprietà delle Società off–shore Century One e Universal One.
  • Ottobre 2001 – Si chiude in Cassazione il processo relativo alle tangenti alla Guardia di Finanza, con l’assoluzione di Berlusconi, per non aver commesso il fatto, e la condanna per i coimputati Berruti, Sciascia, Capone, Nanocchio. In Primo Grado era stato condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti, senza attenuanti generiche. Successivamente, in Appello, la corte concesse le attenuanti generiche e i primi tre capi di imputazione caddero in prescrizione. La quarta accusa decadde per mancanza di prove e Berlusconi venne assolto con formula dubitativa.
  • 19 luglio 2004 – Nel corso di un interrogatorio di fronte ai pm Alfredo Robledo e Fabio de Pasquale, l’avvocato David Mills dichiara di aver protetto Silvio Berlusconi, non rivelando fatti gravi di cui era a conoscenza e che avrebbero aggravato di molto la sua posizione, nel corso dei processi e delle indagini giudiziarie relative alle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza e All Iberian. Di aver ricevuto per questo nel 1997, a titolo di riconoscenza, la somma di 600.000 dollari. Questa dichiarazione a seguito di una lettera mostrata dai pm a Mills, da egli stesso scritta al suo commercialista Bob Drennan il 2 febbraio 2004, nella quale spiegava, appunto, come era venuto in possesso di quella somma. Nel corso degli interrogatori rivela di aver avuto una conversazione telefonica con Berlusconi riguardo all’inchiesta All Iberian, la notte del 23 novembre 1995, ma di aver omesso questo particolare nel corso del processo. Indica in Marina (Presidente della Mondatori) e Pier Silvio Berlusconi (vicepresidente di Mediaset) i beneficiari economici delle società Off-shore Century One e Universal One.
  • 7 novembre 2004 – Mills si presenta spontaneamente in procura, ritratta le precedenti affermazioni e deposita un memoriale nel quale sostiene che la somma di 600.000 dollari non  un regalo di Berlusconi, ma compensi per prestazioni legali ricevuti da Paolo Marcucci, dall’armatore Diego Attanasio e da Flavio Briatore. Attanasio, Marcucci e Briatore, ascoltati dai pm della procura hanno smentito in maniera categorica di aver versato denaro in favore dell’avvocato Mills.
  • 22 marzo 2005 – I pm Robledo e De Pasquale notificano un avviso di garanzia per corruzione in atti giudiziari a Silvio Berlusconi. Nella stessa inchiesta sui diritti tv e cinematografici del gruppo Mediaset Berlusconi risultava già indagato per frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio. In un altro stralcio dell’indagine sono indagati anche i figli di Berlusconi, Marina Presidente della Mondatori e Pier Silvio vicepresidente di Mediaset, indicati come beneficiari economici delle società Off-shore.
  • 3 dicembre 2005 – Berlusconi e Mills, che hanno ricevuto un mandato di comparizione per questa data, non si presentano per l’interrogatorio. 
  • 27 dicembre 2005 – Si chiude dopo 10 anni il processo All Iberian. Berlusconi e tre ex manager del gruppo Fininvest vengono prosciolti in quanto, in base alla nuova normativa che regola i reati societari, introdotta dal governo Berlusconi nel 2001, l’imputazione per falso in bilancio e false attestazioni decade poiché non costituiscono più un reato. Precedentemente, nell’altra trance del processo All Iberian relativo alla tangente versata a Bettino Craxi attraverso la società All Iberian, la Cassazione, per via dei tempi lunghi, confermava la prescrizione del reato di finanziamento illecito Per il quale Berlusconi era stato condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi.
  • 12 febbraio 2006 – La polizia britannica perquisisce gli uffici londinesi e l’abitazione dell’avvocato Mills alla ricerca di prove del pagamento di 600.000 dollari.
  • 16 febbraio 2006 – I pm Robledo e De Pasquale chiudono le indagini sulla presunta corruzione in atti giudiziari. In base all’art. 415 bis del Codice di Procedura Penale, viene notificato l’avviso di chiusura a Mills e Silvio Berlusconi. A ciò, di norma, segue una richiesta di rinvio a giudizio.
  • 22 febbraio 2006 – Il Presidente del Consigli Silvio Berlusconi dichiara che è in corso un attacco atto a screditare la sua persona e il suo operato alla vigilia delle elezioni. Si difende sostenendo pubblicamente di non aver nulla a che fare con la somma percepita da Mills. Sostiene che anche questa volta, come la precedente, la sinistra sta usando l’arma giudiziaria per eliminare i suoi avversari politici.
  • 26 febbraio 2006 – Il Sundey Times riporta la notizia che Tessa Jowell, ministro della Cultura Inglese del governo Blair, sarebbe coinvolta nello scandalo delle presunte tangenti pagate al marito David Mills, per le false deposizioni e le omissioni nei processi relativi alle tangenti alla Guardia di Finanza e nella vicenda “All Iberian”. I conservatori chiedono una inchiesta per verificare se il ministro della Cultura abbia violato o meno il codice di Condotta Ministeriale. In particolare nei  punti 24 del quinto paragrafo e 19 del decimo paragrafo che stabiliscono che un ministro del governo o un membro della sua famiglia non può accettare doni, ospitalità e servizi che lo pongano sotto un qualche tipo di obbligo. Il primo ministro Tony Blair, pur manifestando sostegno, solidarietà e piena fiducia alla Jowell, ha garantito che si farà luce sul comportamento del ministro della Cultura nel caso Berlusconi/Mills.
  • 2 marzo 2006 – Il ministro della Cultura inglese Tessa Jowell viene scagionata dalle accuse che la vedevano coinvolta nello scandalo delle presunte tangenti versate al marito David Mills. L’accusa sosteneva che con i 600.000 dollari avuti da Berlusconi i coniugi Jowell e Mills avessero acquistato una casa in Gran Bretagna.

 

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