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Anna Politkovskaja

 

ANNA POLITKOVSKAJA

"Io vivo la mia vita e scrivo ciò che vedo"

Dal libro "Anna Politkoskaja - Proibito parlare":

Tratto dagli articoli sulla tragedia di Beslan:

ALLATTAVA I PICCOLI OSTAGGI

2 dicembre 2004

L'autunno è ormai trascorso, un autunno iniziato il primo settembre alla scuola n. 1. A Beslan sta arrivando l'inverno, e le cose non sono migliorate per nessuno. Per quattro famiglie sono addirittura peggiorate: i loro figli figurano ancora come "dispersi", anche se le ricerche, ufficialmente, proseguono. Per ora niente corpi, funerali, banchetti funebri. Niente. Al­l' appello mancano Georgij (Zorik) Agaev, Aslan (Asik) Ki-siev, Zarina Normatova - tutti nati nel 1997 - e l'undicenne Aza Gumenzova.

Zorik

 Zifa, la mamma di Zorik Agaev, alunno di seconda elementare, non esce quasi più di casa. «E se poi Zorik ritorna e io non ci sono? Cosa faccio se succede?» dice la donna, sorridendo, «In città mi credono pazza. Ma sbagliano. Ne sono sicura: il mio Zorik è vivo, lo tengono da qualche parte.»

Le famiglie di Beslan i cui figli risultano tuttora dispersi si sono fatte idee diverse: c'è chi, come Zifa, crede siano ancora tenuti in ostaggio da qualche parte; chi invece pensa siano morti e i loro resti siano stati seppelliti per errore da altri genitori, scambiandoli per quelli dei loro figli. Di qui partono diverse strade percorribili. Zifa se ne concede soltanto due. La prima porta al vicino incrocio. Spingendo la carrozzina della piccola Vika, di appena undici mesi, Zifa fissa lo sguardo lontano, nella direzione da cui è certa prima o poi comparirà Zorik. La seconda conduce all'asilo Vagoncino Azzurro, che Zorik frequentava prima di andare alle elementari. Qui Zifa viene a portare i dolci degli aiuti umanitari che spettano, in quanto ex ostaggi, a lei e a Sasa, il figlio maggiore, ora in quinta.

I1 comportamento di Zifa Agaeva ha origine da qualcosa Dio dovrebbe far sì che nessuno viva sulla propria pelle, è la donna che dava il suo latte materno ai bambini durantete i giorni della prigionia. Quel latte che doveva nutrire la piccola Vika. Aveva cominciato con l'offrire il seno a tutti quelli che le sedevano vicino, poi aveva preso a stillare piccole gocce del liquido vitale in un cucchiaino che i bambini si passavano di mano in mano.

“All'inizio i bimbi prendevano il latte direttamente dal mio seno» dice Zifa.

“Anche i più grandicelli?» domando. “Certo. Si avvicinavano a me con circospezione e poi succhiavano. Il mio Sasa, che ora ha dieci anni, si è adattato con piacere. Zorik invece si rifiutava. Allora gli ho tolto dai piedi i mocassini nuovi - il papà ne aveva comprato un paio ciascuno a lui e a Sasa, per il primo settembre -, in uno ci ho strizzato dentro il latte, perché Zorik non provasse vergogna. Ma la pelle della scarpa ha assorbito tutto il liquido... Ero così dispiaciuta. Un altro ragazzino, Azamat, vedendomi porgere il seno ai bambini, si è rivolto alla nonna: "Nonna, dammi il latte!". E lei: "Che latte? Alla mia età?!". E io: "Avvicinati Azamat! Te lo do io il latte, intanto Zòrik prenderà il tuo posto senza farsi vedere". L'uomo di guardia di fronte a noi, seduto sul detonatore, si accorse dei nostri movimenti. Sembrava un lupo. Quando vide che allattavo i bambini, mi puntò contro il mitra. Non avevo paura di morire. Solo che mi uccidesse di fronte ai miei figli! Fu in quel momento che cominciai a pensare a come potevo fregarlo...»

Zifa continua il suo racconto : «Ho chiesto di andare in bagno. Non le dico quanto mi è costato... Avevo preso la mia decisione, speravo che nessuno mi tenesse d'occhio. Il bagno si trovava in presidenza. Ho pensato che là, da qualche parte, magari nel cassetto di un'insegnante, potevo trovare un cucchiaino. E infatti ne ho trovato subito uno, aveva il manico decorato a fiorellini. L'ho preso e ho pensato tutta contenta che, tornata indietro, con quello avrei potuto far bere il mio latte di nascosto. In tal modo nutrire i bambini diveniva un po' più facile e un po' meno pericoloso. Io stessa ho dato una leccatina al cucchiaino: non era buono per niente! E con che invidia le altre donne guardavano il mio latte... Come mi fissavano! Quando, dopo l'attacco, mi portarono in sala operatoria, mentre mi svestivano mi cadde il cucchiaino. I dottori dissero: "E questo cos'è?". Risposi: "Non ridete. È il mio cucchiaino, l'usavo per dare il latte ai bambini”.

Poi ci fu l'esplosione e Zifa venne scaraventata dalla finestra. Tutti quelli che sedevano intorno a lei furono arsi vivi; lei è sopravvissuta, ma le è rimasto metà volto maciullato. Ha subito varie operazioni, e altre sono in programma, ma quattro frammenti di scheggia le rimarranno nel corpo per sempre: è meno pericoloso lasciarli dove sono piuttosto che cercare di asportarli.

«Queste cicatrici contano poco. L'importante è Zorik. Quando tornerà, festeggeremo insieme il suo compleanno.» Zifa lo ripete più e più volte. «Griderò: "Gente! Zorik è tornato!"»

Sul suo viso compare un sorriso beato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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