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L'ANGOLO DI SIBILLA

 

ARGOMENTO DELLA SETTIMANA: PALESTINA

Un giorno di febbraio del 1994 Baruch Goldstein, un medico israelo-americano dell'insediamento di Kiryat Arba, assassinava 29 fedeli mussulmani in preghiera nella Moschea di Hebron.
Questo avveniva appena pochi mesi dopo la stipula degli accordi di Oslo e nel pieno della trattativa che avrebbe condotto nei mesi successivi ai primi ritiri dell'esercito israeliano da parte dei territori e al nascere di una forma, ancorché limitata, di autonomia palestinese a Gaza e in parte della Cisgiordania.
Quell'episodio efferato diede avvio a un'ondata di violenza; una sollevazione di massa nei territori fu repressa dai militari da Israele con ulteriori vittime; poi gli integralisti palestinesi risposero con i primi attentati suicidi contro civili innocenti in Israele.

A Goldstein è stato eretto un cippo commemorativo nella colonia estremista di Kiryat Arba, con una targa in cui si legge: "Al santo Baruch Goldstein, che ha dato la sua vita per il popolo ebraico, la Torah e la nazione d'Israele".
Il luogo è diventato sito di pellegrinaggio.

Baruch Goldstein era seguace della setta del rabbino Meir Kahane.
Il rabbino Meir Kahane è il fondatore del movimento Kach che ha chiesto il "trasferimento della popolazione Araba di Israele in paesi Arabi o altri paesi.

I seguaci di Kahane sono accusati di diversi omicidi di Palestinesi.

Ma il rabbino Meir Kahane è in buona compagnia.

Il rabbino Yousef Falay, che abita nella colonia di Yitzhar, un pezzo di terra Palestinese occupata illegalmente nel nord della West Bank, ha scritto un articolo in un giornale sionista intitolato "Metodi di Guerra", nel quale invoca l'uccisione di tutti i Palestinesi di sesso maschile che si rifiutano di lasciare il loro paese.

Il rabbino ha descritto la sua idea come un modo pratico per assicurare la morte della "razza Palestinese".

Perché ricordo questo episodio, non di certo per scagionarel'attentato dell'altro giorno a Gerusalemme in cui otto civili israeliani sono stati uccisi da un palestinese, ma per far notare le differenze nella realtà …

Riporto le parole di Gianluca Bifolchi in un suo articolo tratto da:
Fonte: http://achtungbanditen.splinder.com/

La stampa italiana sta passando sui media italiani questo episodio come "la strage degli studenti".

Bene, occorre dire che gli Yeshiva sono studenti rabbinici in un'accezione molto simile a quella secondo cui i Talebani sono studenti coranici, e le scuole religiose degli Yeshiva sono l'equivalente israeliano delle madrasa pakistane.

Basti a ricordarlo il fatto che il palestinese che ha compiuto la strage è stato a quanto pare abbattuto da uno degli stessi "studenti rabbinici", tra cui è di moda girare con Torah e mitraglietta Uzi.
L'espressione "studente" farebbe pensare a dei ragazzi, ma solo una parte di essi sono adolescenti. Gli altri sono persone adulte che conducono studi religiosi con stipendi pagati dal governo israeliano, e molti di loro non hanno altra attività che questa.

Tale munificenza delle autorità israeliane si spiega non solo con l'alto valore sociale che si attribuisce agli studi religiosi, ma soprattutto con l'opportunità di creare un incentivo economico a che queste persone accettino di vivere negli insediamenti dei territori occupati.

Le strade a solo uso ebraico che tagliano il territorio della West Bank, servono principalemte a permettere il passaggio dei torpedoni che ogni giorno prendono gli yeshiva dai territori occupati e li portano a Gerusalemme nei loro rispettivi istituti.

Nel pomeriggio li riportano indietro.
Non è che gli yeshiva abbiano davvero bisogno di incentivi economici per vivere negli insediamenti, visto che nel loro fondamentalismo religioso quella è terra ebraica ed essi considerano un dovere religioso vivere lì per impedire che gli Arabi possano tornare a "rubare" la terra che Dio ha promesso al Popolo Eletto.

Ma ovviamente i mutui a tasso più che agevolato, pagati con rate dedotte da uno stipendio governativo versato per andare a leggere ogni giorno la Torah a Gerusalemme, sono un puntello assai efficace alla loro già grande pietas religiosa.

Nella sua infinita bontà, l'"esercito più morale del mondo", IDF, accetta di tanto in tanto di scortare i bambini palestinesi che vanno a scuola, perché spesso le mogli degli yeshiva, dopo che i loro uomini sono andati a studiare la Torah, si annoiano, e allora escono dalle loro porte e sottopongono i bambini palestinesi a fitte sassaiole e agli insulti più osceni.

Non mi unirò al coro di chi si affretta a denunciare la strage di ieri a Gerusalemme, perché ogni enunciato di condanna dovrebbe fare riferimento a standard etici universalmente riconosciuti, e validi nei due sensi.

Ma questi standard, presso i difensori ad oltranza di Israele non esistono, e io non mi sottoporrò al rito dell'esecrazione, che è solo un modo di permettere a loro di segnare un altro punto.
Volevo solo ricordare alcuni fatti che di sicuro in questi giorni non leggerete sui giornali italiani. Se l'etica è fuori questione, che si operi almeno per la completezza dell'informazione.

 

Tutto questo non giustifica l'assassinio di otto persone, ma fa riflettere sull'integralismo arabo messo a giudizio come male assoluto del mondo.

 

Sibilla

 

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