ARGOMENTO DELLA SETTIMANA: MORTI BIANCHE
Appello a Giuliano Ferrara
perché rivolga la sua crociata altrove.
Ferrara è realista e cinico quando si tratta delle bombe in Iraq, diventa idealista e mistico quando si tratta del corpo delle donne.
Che dire infatti di quei bambini carbonizzati dalle bombe al fosforo bianco lanciate sull'Iraq dagli aerei americani?
Innocenti forse non lo erano più per il fatto di essere venuti al mondo dalla parte sbagliata? Perché ci fu il silenzio, allora, su quella vera e propria strage di innocenti - vivi e coscienti - avallata dall'occidente?
Ma rimanedno a casa nostra, perchè
non una "moratoria contro le morti bianche"?
Fabrizio Gatti sull'Espresso pubblica un'inchiesta su questo spinoso argomento, Ferrara leggi e medita. Lavoro killer di Fabrizio Gatti
Ritmi infernali.
Subappalti selvaggi.
Incidenti nascosti.
Norme di sicurezza ignorata.
Così al Nord-est le imprese mettono a rischio la vita degli operai.
Quando le fabbriche si sfidano, bisogna obbedire e vincere.
Gli operai muoiono anche così .
Vittime collaterali di gare decise da manager con l'ansia di prestazione.
Prendete il comunicato interno dell'Alcoa di Marghera, lo stabilimento veneziano della multinazionale americana dell'alluminio.
È il messaggio finale, dopo 30 giorni con i nervi a fior di pelle.
Titolo: "Diario di bordo - ultimo atto". Scrive un alto dirigente: "Vittoria! Abbiamo ottenuto il nostro primo obiettivo, da un mese sognavo di poter intitolare così il pezzo dell'ultimo giorno di competizione. Si tratta di una vittoria nostra prima di tutto perché abbiamo fatto un mese da incorniciare, e questo fa bene a noi e al nostro business: 0 infortuni, 7.919 tonnellate, 264 tonnellate al giorno... Record assoluto di tutti i tempi".
È una gara tra laminatoi, lanciati come camion sull'autostrada.
Lo stabilimento veneto si piazza terzo fra tutti gli impianti Alcoa nel mondo.
Solo che gli autisti di camion che corrono troppo vengono fermati dalla polizia.
Non i manager di una multinazionale.
Così va l'Italia della produzione senza limiti .
Così va Marghera, fucina simbolo del Nord-est, tre morti e un operaio sfigurato dall'acido solforico in sette giorni, contributo locale al bollettino nazionale di 123 vittime del lavoro , 123 mila 494 feriti e 3.087 invalidi da inizio 2008.
Quello che pesa non sono solo i numeri dell'ecatombe, ma il modello di eccellenza, così lo chiamano, che tutti devono seguire.
Tutti: dagli scaricatori del porto ai carpentieri di Fincantieri, l'ultimo colosso di Stato dove lunedì 11 febbraio un elettricista è rimasto folgorato e quasi tutte le imprese di appalto fanno assunzioni fuorilegge.
Il comunicato interno dell'alto dirigente di Alcoa è euforico: "Vi assicuro che il clima che si respirava in questi giorni e soprattutto la macchina che girava come un orologio erano straordinari... Essere terzi in Alcoa non è poco. Nel calcio sarebbe come arrivare terzi nella Premier league inglese, nella Liga spagnola, nel campionato di serie A italiano o ancora nella Bundesliga tedesca, ovvero essere in grado di competere per sicurezza, produttività, qualità e affidabilità con i migliori al mondo ... C'è da esserne orgogliosi".
È lunedì 2 luglio, l'estate scorsa, quando il dirigente scrive tutto questo.
Giovedì 5 luglio i manager ne parlano ancora.
Lo stabilimento continua a filare come una macchina da corsa.
Centra obiettivi come una corazzata nel pieno della battaglia.
Quel giovedì i passi di Mauro Calzavara, 46 anni, di San Donà di Piave, operaio del reparto collaudo, e la folle galoppata di Alcoa si incrociano.
Dieci anni fa, raccontano i suoi colleghi chiedendo l'anonimato, le bobine di alluminio passavano per sicurezza all'esterno.
Oggi, per guadagnare qualche minuto, i rotoli a 200 gradi vengono fatti raffreddare nei capannoni, in spazi ristretti : "Con tempi da Formula uno". In dieci anni la produzione non è cambiata: 80 mila tonnellate di alluminio all'anno.
Ma è quasi raddoppiata la produttività degli operai: perché da 980 dipendenti l'Alcoa di Marghera è scesa a 530.
Il bando per partecipare alla gara tra laminatoi forniva anche la formula per misurare la loro affidabilità: 'tempo di orologio' meno 'tutti i tempi di inattività' diviso 'tempo di orologio' meno 'tempo di inattività programmato' meno 'tempo di inattività per mancanza di ordini'.
Quel giovedì, appena tre giorni dopo la fine della gara, Mauro Calzavara , operaio e sindacalista della Uil, cade travolto da una bobina di alluminio rovente e viene schiacciato dal carrello che la sta trasportando .
Nello stabilimento di Marghera è il secondo dipendente ucciso in un anno e mezzo.
Quasi allo stesso modo.
Ma per l'inchiesta non c'è nessuna relazione tra la morte del sindacalista e la corsa tra laminatoi organizzata dai dirigenti.
Della gara di produzione sparata sul filo delle 11 tonnellate di alluminio all'ora semplicemente non si parla.
Gli imprenditori del Nord-est sanno trovare una ragione a tutto.
Anche ai loro operai ammazzati.
Leggi tutta l'inchiesta su l'Espresso
(14 febbraio 2008)
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