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L'ANGOLO DI SIBILLA

 

ARGOMENTO DELLA SETTIMANA: DIRITTI DELLE DONNE

L'Italia diventa pericolosa per le donne

Cosa diavolo sta succedendo?

Un'accozzaglia di squallidi figuri sta attuando una campagna ignobile nei confronti delle donne che abortiscono, paragonandole ad assassine criminali.

Un clima da caccia alle streghe.

Un clima che trova riscontro sul piano politico con l'offensiva vaticana contro la 194 e che trova una sponda dall'altra parte del Tevere nella candidatura, con una “lista pro-life”, dell'ateo devoto Giuliano Ferrara.
Il post comunista-socialista-berlusconianodiferro

In una Campania sommersa dai rifiuti e dalla camorra le forze dell'ordine rintracciano “il male” in una squallida sala degenza di un ospedale universitario.

Riporto parte dell'intervista pubblicata su Repubblica della donna vittima del blitz della polizia, dopo l'aborto sottoposta a un duro interrogatorio da cui non si è ancora ripresa.

"Mi hanno trattata in un modo assurdo.
Interrogata come se avessi fatto chissà che. E invece io soffrivo, quel figlio lo volevo a tutti i costi.
Mai avrei abortito se non avessi avuto quel terribile verdetto".

"Ho 39 anni e mi era sembrato indispensabile sottopormi all'amniocentesi. L'ho fatto alla sedicesima settimana nell'ospedale di Frattamaggiore, non lontano da dove abito.
Era il 18 gennaio e il referto con la diagnosi me l'hanno consegnato il 31.
Sul foglio c'era scritto "Sindrome di Klinefelter".
Poi mi hanno tradotto il significato, una cosa terribile".
Un difetto dei cromosomi che poteva comportare ritardo mentale, problemi al cuore, diabete e l'assenza di alcuni ormoni".
Appena mi hanno comunicato che mio figlio sarebbe stato un malato per tutta la sua vita, non ho avuto dubbi.
Ho deciso al momento, d'istinto: abortisco.
Anche se sapevo che per me rappresentava una scelta particolarmente dolorosa.

E dopo tutto questo, una sofferenza atroce, ancora sotto l'effetto dell'anestesia l'hanno bombardata di domande.
Un terzo grado: come era successo, perché aveva abortito, chi era il padre.

BASTA!

Sibilla

 

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