ARGOMENTO DELLA SETTIMANA: TELEVISIONE
Benigni, che ha portato oltre un milione di spettatori a teatro per il suo TuttoDante, tra questi anche me e Tubal, ieri sera ha replicato in TV su RaiUno… naturalmente non ce lo siamo perso.
Tutto lo spettacolo è stato fantastico, ma questo che riporto è il momento che più ho amato:
Il momento in cui Dante esprime il desiderio di parlare con due di queste ombre: esse, diversamente dalle altre, procedono indissolubilmente unite e sembrano quasi non opporre resistenza al vento.
Sono Francesca da Rimini e Paolo Malatesta, colpevoli di adulterio.
Chiamati da Dante, i due peccatori si accostano, e Francesca, manifestata al Poeta la sua gratitudine per aver egli avuto pietà della loro pena, narra di sé e dell'amore che con tanta forza la legò a Paolo.
Dante, turbato, vuole sapere quali circostanze portarono il loro sentimento reciproco a trasformarsi in amore colpevole.
Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?".
E quella a me: "Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
Ma sa conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancillotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante".
Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangëa; si che di pietade
io venni men così com'io morisse.
E caddi come corpo morto cade.
Questo poema oltre che per bellezza è unico perché per la prima volta in assoluto viene ricordato un personaggio contemporaneo.
Paolo e Francesca si trovano nella schiera dei "morti per amore”.
Tutto l'episodio ha come motivo conduttore quello della pietà: la pietà affettuosa percepita dai due dannati quando vengono chiamati (tanto da far dire a Francesca un paradossale desiderio di pregare per lui, detto da un'anima infernale), oppure la pietà che traspare dalla meditazione che Dante ha dopo la prima confessione di Francesca, quando resta in silenzio, infine il culmine finale quando il poeta cade svenuto.
Per questo Dante è molto indulgente nella rappresentazione dei due amanti: non vengono descritti con severità intransigente o sprezzante (per esempio come è descritta freddamente poco prima Semiramide), ma il poeta mette alcune scusanti al loro peccato, sia pure solo sul piano umano (non mette in dubbio per esempio la gravità del peccato, essendo ferme e convinte le sue convinzioni religiose).
Francesca appare così una creatura gentile intesa come di metodi “cortesi” cioè “di corte”.
Adoro Benigni.
Sibilla
Clicca qui per leggere tutti gli articoli di "Sibilla " pubblicati in Home Page. |