Controcorrentesatirica.com

menu sinistra
 
 
 
 
     
     
  Oh Palestina  
  Analisi del conflitto Mediorientale. Materiale estratto dai libri dei più grandi giornalisti  
     
 

Premessa

 
     
  Colloquio illuminante    
     
  Chi č l'antisemita?  
     
  Israele e gli omicidi extragiudiziali  
     
  Israele e il terrorismo militare: Scudi Umani  
     
  Foto che raccontano pių di mille parole  
     
     
   
     
     
  Oh America  
  Analisi della politica estera occidentale. Materiale estratto dai libri dei più grandi giornalisti  
     
  Premessa  
     
  Indietro nel tempo: 1949  
     
  "Arrivo a Peshawar" di Tiziano Terzani  
     
  "Peshawar"
di Tiziano Terzani
 
     
     
   
     
     
  essere comunisti   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     
     

L'ANGOLO DI SIBILLA

 

ARGOMENTO DELLA SETTIMANA: PALESTINA

Non dimentichiamo l'11 settembre... ma cerchiamo di ricordare anche

Sabra e Shatila 25 anni dopo.
Per non dimenticare.

Nell'anniversario della strage i palestinesi ricordano Stefano Chiarini.

Michele Giorgio Inviato a Beirut

C'era un vuoto ieri pomeriggio alla testa del corteo che, annunciato da tamburi e cornamuse dei boy-scout palestinesi, ha raggiunto il memoriale delle vittime del massacro di Sabra e Shatila .
Mancava Stefano Chiarini , il nostro compagno e collega scomparso il 3 febbraio scorso e che, sette anni fa, con grande determinazione aveva realizzato il sogno cullato da tempo di dare ai profughi palestinesi, e non solo a loro, un luogo dove piangere e ricordare le oltre 3.000 vittime della strage, compiuta 25 anni dalle milizie cristiane alleate di Israele che aveva invaso il Libano e messo sotto assedio Beirut.

Ma il volto sorridente di Stefano era ovunque: sui poster e gli striscioni portati dai profughi e dai componenti della delegazione italiana del Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila, accanto alle foto incorniciate dei bambini barbaramente ammazzati in quei giorni di settembre di 25 anni fa quando, rimasti senza protezione per la partenza dei fedaiyyin imposta da Israele, questi due miseri campi alla periferia di Beirut furono trasformati in mattatoi dai miliziani dell'estrema destra libanese, nell'indifferenza dell'esercito di occupazione israeliano.

Erano in tanti ieri alle commemorazioni per le vittime del massacro e di Stefano Chiarini. Almeno 2.000 persone: gente comune, palestinesi e italiani, e alcuni volti noti, come quelli della regista palestinese Mai Masri , l'ex parlamentare arabo-israeliano Azmi Bishara , il rappresentante dell'Olp in Libano Abbas Zaki , il sindaco della municipalità di Gobheiry Abu Said al Khamsa e l'ex astronauta e pilota di Shuttle, l'italiano Umberto Guidoni , ora europarlamentare del Partito dei Comunisti Italiani.

Tanti i discorsi sulla condizione dei profughi palestinesi, rimasti aggrappati con tutte le forze alla risoluzione 194 dell'Onu che sancisce il loro diritto a tornare nella loro terra.
Le parole che hanno toccato a fondo il cuore di ogni persona presente alle cerimonie sono state però quelle di Antonietta Chiarini , la sorella di Stefano, che con la sua presenza ha voluto portare il saluto dei familiari del nostro compagno e affermare la volontà di dare continuità al progetto avviato a sostegno dei profughi palestinesi. « In questo luogo che mio fratello aveva voluto con tutte le sue forze - ha detto Antonietta Chiarini - rimane viva la memoria dell'immensità di questa strage. Non ci vuole grande sapienza politica per capire che questo è stato un eccidio ingiusto e terribile, una vergogna non solo per chi l'ha compiuto, ma per l'intera umanità e di cui tutti, nei confronti dei palestinesi, dovrebbero sentirsi responsabili e lavorare affinchè fatti così non avvengano più ».

« Nei campi profughi ho visto tante situazioni difficili - ha proseguito Antonietta Chiarini - ma ho visto anche tanti bei bambini, pieni di gioia di vivere, ai quali dobbiamo dare un futuro migliore ma subito, altrimenti non arriveremo alla meta. Mio fratello ai diritti dei palestinesi e al loro futuro aveva dedicato tutta la vita, perché stava sempre dalla parte degli emarginati e di coloro che vedono negati i loro diritti. Aveva nel cuore i palestinesi e l'affetto che provava per questo popolo lo ha portato con sé ».

Fonte: Manifesto dell' 11 settembre 2007

 

Sibilla

 

 

 

 

 

Clicca qui per leggere tutti gli articoli di "Sibilla " pubblicati in Home Page.

 

 

 

 

Controcorrentesatirica.com