ARGOMENTO DELLA SETTIMANA: PALESTINA
Gerusalemme - 40 anni dopo quale futuro per la Città santa?
Anniversario della riunificazione per gli ebrei, ferita aperta per i palestinesi: nel 1967 l'esercito con la stella di David entrava nella Città Vecchia.
La data riportata sui libri di storia è il 7 giugno 1967 . Ma in Israele a far testo è soprattutto il giorno del calendario ebraico.
E allora fu il 28 del mese di Iyar che l'esercito israeliano entrò nella Città Vecchia di Gerusalemme , ponendo fine ai diciannove anni di divisione (Israele a Ovest, Giordania a Est) seguiti al 1948 . E siccome nel 2007 il 28 Iyar corrisponde al 16 maggio, mercoledì in Israele è stato il Jerusalem Day .
Gli israeliani si apprestano infatti a ricordare « il quarantesimo della riunificazione della città »; per i palestinesi, sarà invece il quarantesimo « dell'occupazione di al Quds », la Gerusalemme araba, quella parte est della città che loro sognano ancora come capitale del futuro Stato palestinese, ma che di fatto oggi, con i nuovi quartieri israeliani e la costruzione del muro, è sempre più separata anche fisicamente dalla Cisgiordania.
Nella Città Santa sta dunque per iniziare un anno intero di eventi, per affermare l'irreversibilità della situazione sancita dalla guerra del 1967.
L'immagine scelta per rappresentare la « riunificazione » ha infatti qualcosa di paradossale : è un collage di luoghi simbolo della città in cui compaiono il mulino costruito da sir Moses Montefiore nel 1860, la Knesset (il Parlamento israeliano), l'hotel King David , ovviamente il Muro del Pianto . Ma la basilica del Santo Sepolcro, il luogo per cui un miliardo di cristiani guardano a questa città, non c'è . E la stessa Cupola della Roccia , la grande semisfera dorata che campeggia sulla Spianata delle Mosche e, nella composizione che vuole rappresentare la « Gerusalemme finalmente unita » è del tutto invisibile .
« Il problema è che manca uno sguardo complessivo su Gerusalemme. È come la storiella degli otto ciechi davanti all'elefante: uno tocca la proboscide, l'altro un orecchio, l'altro la coda, e ciascuno è sicurissimo di aver capito che cos'è. Ma finché non metteranno insieme le diverse parti non sapranno mai che è un elefante ».
Fin dall'inizio è stata posta la questione dei 68mila palestinesi di Gerusalemme Est , arabi che nonostante l'annessione unilaterale della città allo Stato di Israele sono rimasti in uno status giuridico ibrido : hanno, infatti, una carta di identità israeliana, pagano le tasse municipali, godono di una serie di diritti (assistenza sociale, sanità, scuole...), ma senza accedere a una cittadinanza piena (ad esempio non hanno il diritto di voto alla Knesset).
Oggi i palestinesi di Gerusalemme Est sono diventati 245mila: sono passati cioè dal 26 al 34 per cento. In più il quadro della città si è ulteriormente complicato, perché la « riunificazione » ha portato molti ebrei a stabilirsi anche nella parte est: nella parte un tempo controllata dai giordani, sono stati costruiti undici grandi quartieri ebraici nei quali oggi vivono 200mila dei 475 mila ebrei della città. « I palestinesi sono un terzo della popolazione - commenta Sarah Kreimer -, ma se si guar da al bilancio della municipalità, i fondi loro destinati non vanno oltre il 10 per cento. Sulla carta hanno diritto alla scuola pubblica, ma nella Gerusalemme araba mancano 1.300 aule. E stiamo parlando solo degli spazi fisici ».
Con la costruzione del MURO poi è peggiorata la situazione, chiude infatti in una stretta numerosi territori chiave palestinesi, e ne spazza numerosi altri. Tutte le famiglie palestinesi , per andare a Gerusalemme, almeno quelle che possono, adesso faranno un giro incredibile, passando accanto alla colonia ebraica di Maale Adumim”, racconta ancora la cooperante italiana al telefono, “ anche perché ad Abu Dis non c'è un ospedale. Questo significa che le famiglie che non possono entrare a Gerusalemme (non avendo i documenti necessari ndr), per farsi curare, saranno costrette a raggiungere Betlemme . Praticamente un viaggio. E neanche un viaggio facile, visto che quasi tutti i check-point in Cisgiordania stanno diventando come il valico di Erez, quello che collega Israele alla Striscia di Gaza: un bunker che richiede procedure molto laboriose per passare. Sempre più la Cisgiordania sembra caratterizzata dalla separazione totale tra israeliani e palestinesi”.
Stili di vita e abitudini stravolte, la minaccia della disoccupazione e dell'emigrazione, famiglie divise e la perdita totale di una prospettiva futura, quando non si sa neppure se e a che ora si riuscirà a ad arrivare al lavoro. Sono solo alcune delle conseguenze che i palestinesi devono sopportare per la costruzione del Muro di " sicurezza " a Gerusalemme est.
Da ricordare che l'annessione di Gerusalemme Est da parte di Israele -proclamata nel 1980 - non è riconosciuta dalla comunità internazionale.
L'erezione del muro ha fatto sorgere un altro dramma in molti palestinesi di Betlemme: " Per poter lavorare accettano anche di costruire il muro ". "Penso che non ci si renda conto a parole della situazione . È qualcosa di abominevole, " si stanno costruendo la prigione ".
Sibilla
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