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Amira Hass

 

Amira Hass

Dentro il recinto

Questa barriera distrugge paesaggi biblici: morbide colline, montagne e vallate desertiche

Internazionale , 9 febbraio 2006

"Tutto è nelle mani di Allah", ha detto il più giovane dei due fratelli beduini, e ha sorriso. "Se è così, perché avete preso un avvocato?", ho domandato scherzando. Mi sono permessa di provocare perché i due si prendevano gioco di tutto.

Hanno insistito perché accettassimo del tè. Quando abbiamo declinato l'invito (avevamo fretta di andare a documentare i modi in cui gli israeliani sfrattano e cacciano i palestinesi dalla striscia orientale della Cisgiordania), hanno ribattuto: "Secondo un detto beduino, se rifiuti di mangiare e bere a casa mia allora vieni per rubare".

Non ho chiesto se offrono tè o caffè anche alle decine di autisti di bulldozer, agenti di sicurezza israeliani e tecnici che vanno spesso nella loro bella area residenziale, proprio per rubare. E cioè per costruire un onnipresente muro di separazione che, in pratica, annetterà a Israele altri 52 chilometri quadrati di territorio palestinese.

Questa barriera distrugge paesaggi biblici: morbide colline, montagne e vallate desertiche, dove da sessant'anni vivono centinaia di famiglie beduine, espulse o scappate dal deserto del Negev durante la guerra del 1948.

L'espulsione dei beduini jahalin, a est di Gerusalemme, è ripresa negli anni novanta, quando l'espansione degli insediamenti israeliani si è scontrata con la loro presenza ormai decennale. Alcune famiglie sono state costrette a trasferirsi in un quartiere simile a una baraccopoli.

Adesso il muro minaccia di separare altre famiglie, e anche di impedire alla gente di raggiungere i pascoli con le loro greggi o di andare a lavorare negli insediamenti israeliani come nelle città palestinesi.

"Tutto è già scritto", dicono i due fratelli, eppure hanno chiesto a un avvocato di rappresentarli davanti alle autorità israeliane. Il muro potrebbe essere spostato di poche centinaia di metri e dei varchi potrebbero agevolare i loro spostamenti. "Perché dovremmo protestare se loro (gli israeliani) vogliono rinchiudersi dietro dei muri, dentro delle enclave?", domanda il più giovane. "È la stessa cosa che faccio con i miei animali, per proteggerli e farli sentire al sicuro".

 


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