Amira Hass
Diritti negati
Il diritto d'ingresso viene trasformato in un favore, concesso ad alcuni, negato ad altri
Internazionale , 15 febbraio 2007
"Il caffè a casa mia, come ti avevo promesso", ha detto la voce allegra, senza presentarsi. Mi ci è voluto un attimo per capire che era Somaida Abbas. Aveva passato un anno di esilio forzato in Giordania, lontano dalla famiglia, dagli amici, dal lavoro. La settimana scorsa ha finalmente ottenuto il permesso di rientrare. Quando ci eravamo incontrati ad Amman, un paio di mesi fa, avevamo discusso di dove ci sarebbe piaciuto prendere insieme la prossima tazza di caffè.
Abbas è uno dei cittadini occidentali di cui ho parlato spesso negli ultimi sei mesi: molti hanno perso il loro status di residenti per qualche arbitraria e discriminatoria decisione israeliana (Abbas perché, prima di tornare a Gerusalemme, aveva vissuto e studiato a lungo in Svezia, ottenendo la cittadinanza), altri perché nati all'estero, altri ancora perché sposati con donne o uomini palestinesi.
Erano andati a vivere a Gaza o in Cisgiordania, mettendo su famiglia e tornando alle vecchie case. Le autorità israeliane gli hanno negato lo status di residenti, permettendogli di restare solo come “turisti permanenti": ogni tre mesi dovevano rinnovare il visto d'ingresso. Finché anche questo sistema si è interrotto bruscamente: senza preavviso, le autorità hanno respinto centinaia di occidentali.
Ma loro hanno reagito, denunciando il caso e la discriminazione di cui erano vittime, finché il governo israeliano, imbarazzato, ha dovuto promettere di tornare sulla sua decisione. Così, oltre alle decine di persone che si sono viste negare l'ingresso nonostante le promesse, ce ne sono altre – tra cui Abbas – che sono state riammesse, ricevendo una proroga del permesso e liberandosi finalmente della paura dell'espulsione.
È una vittoria? Molti hanno tirato un sospiro di sollievo, ma resta l'arbitrarietà dell'intero processo.
Il diritto d'ingresso viene trasformato in un favore, concesso ad alcuni, negato ad altri. E il diritto di residenza, nella loro patria, è totalmente ignorato.
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